Dopo la vittoria con il Sassuolo c’è voglia di conferme. Di risultati, di mentalità, di giocatori. Le vogliamo tutti, dai tifosi ai dirigenti, per poter arrivare alla sfida di domenica con il Chievo forti di due vittorie consecutive e, si spera, senza i fantasmi che ci hanno accompagnato nel mese di settembre.

Gattuso fa un turn over meno aggressivo rispetto alla prima sfida di Europa League e inserisce Zapata, Bakayoko e Castillejo al posto di Musacchio, Kessie e Calha. Il colombiano, in particolare, è alla prima stagionale e questo, non so perchè, o forse sì, mi fa salire birvidi di paura sulla schiena. Spero, invece, che Castillejo si confermi sui buoni livelli di Reggio Emilia.

Da parte greca si rivedono vecchi protagonisti della serie A (Torosidis e Fetfatzidis) oltre che un grandissimo centrocampista sul viale del tramonto, Yaya Tourè, mio vecchio pallino nel triste periodo del Giannino.

La partenza è buona, il pallino del gioco è nostro e loro sono lì, rintanati nella loro metà campo. Dopo 5 minuti saremmo addirittura in vantaggio se lo sciagurato biondino con la magila n. 7 non decidesse, in netto fuorigioco, di spingere in porta un colpo di testa di Bonaventura già destinato ad entrare. Gol annullato, naturalmente. Samu, Samu queste cose non si fanno o, se si fanno, devi avere la bravura o il culo di essere in posizione regolare. Citofonare Jon Dahl Tomasson per un ripasso.

Continuiamo a far girare il pallone senza pericolosità fino al 14′ quando loro decidono di vedere che aria tira dalle parti di Reina. Koutris mette un ottimo cross in mezzo, Zapata ha la ruggine che lo zavorra sul terreno e non attacca il pallone, Guerrero lo anticipa ed incorna in rete. Eccoci qua, benvenuti nella nostra metà campo. I brividi di inizio partita si fanno sempre più intensi.

Incassato l’ennesimo gol per disattenzione di un singolo, perdiamo anche quel poco di personalità che avevamo mostrato nei primi minuti e l’Olympiacos prende campo e gioco ma, fortunatamente per noi, non riescono mai a rendersi veramente pericolosi.

Ruminiamo calcio, come spesso accade. Suso è l’unico che tenta la giocata ma, paradossalmente, questo favorisce la loro difesa che riesce sempre a piazzarsi nel momento in cui lo spagnolo rientra sul suo piede buono. Pipita si spazientisce più di una volta per questa continua perdita del tempo di gioco. Rino deve lavorarci seriamente su questa cosa perchè l’intesa tra i nostri due calciatori più forti non va perfezionata, va proprio creata.

Abbiamo due punizioni dal limite ma Suso, prima, e Higuain, poi, sparacchiano in curva.

Reina si avventura in un’uscita spericolata e, per poco, non consente a Nauel Leaiva di uccellarlo in pallonetto.

Bakayoko sbaglia tutto quello che si può sbagliare. Evidentemente la maglia del Milan per chi gioca in quel ruolo è ancora posseduta dal fantasma di Traoré, massimo interprete del Giannino oggi degnamente rappresentato dal suo fautore presente in tribuna. Ma andare a vedere l’allenamento del Monza, no?

Al minuto 41 Suso fa la classica giocata e mette in mezzo un pallone invitantissimo ma Castillejo, tutto solo, non riesce ad impattare di testa.  Il primo tempo si chiude con un colpo di testa alto di Zapata sugli sviluppi di un corner.

Andiamo negli spogliatoi con lo stesso carico di incertezze che ci portiamo dietro da inizio stagione. Siamo lenti, non abbiamo idea di cosa significhi la parola ritmo e questa indolenza ci rende assolutamente prevedibili. Urgono contromisure.

Gattuso decide di iniziare il secondo tempo con gli stessi uomini . Gli stessi uomini decidono di giocare nello stesso modo: Bakayoko perde un pallone sanguinoso davanti alla difesa ma Reina riesce a disinnescare il tiro di Guilherme. Ancora Olympiacos con Kourtis che impegna il nostro portiere.

Immaginate di dover vincere una gara di velocità correndo con il freno a mano tirato. Ecco, è questa la sensazione che dà il Milan in questo momento.

Dopo 10 minuti Rino capisce che bisogna fare qualcosa: fuori l’evanescente Castillejo e dentro il Veleno del Baby Bomber, fuori, non per demeriti, Jack e dentro Calha. Si cambia modulo, si passa al 4-4-2. Che Dio ce la mandi buona.

Dopo pochi minuti Cutrone non arriva di un nulla sul solito cross di Suso. La ruggine (voglio essere buono) impedisce a Zapata di calciare un ottimo pallone servitogli da Calhanoglu, con conseguente liscio clamoroso all’altezza del dischetto del rigore. Tra un pò piango.

Mia figlia mi vede triste e sconsolato e decide di giocare all’estetista. Io sarò il suo cliente mentre guardo la partita in tv. In altre occasioni l’adrenalina avrebbe impedito questo ma ora sì, Aurora, incipriami pure la faccia e tagliami i capelli almeno uno in famiglia si diverte. E poi, chi lo sa, magari porta bene.

Proprio mentre mi abbandono alle cure amorevoli di mia figlia, il Veleno colpisce. Bellissimo cross di Rodriguez e Cutrone, da bomber di razza, spunta alle spalle del difensore ed insacca di testa. Gol, gol, gol! Grande Patrick, se solo la metà della squadra avesse la tua voglia.

Tempo 5 minuti e il Pipita, fin lì nervoso e poco preciso, ribadisce a tutti che l’area di rigore è sopratutto sua: assist di Calha, stop di destro, rientro sul sinistro ad eludere l’intervento difensivo e piattone in buca d’angolo. E vai! Sorpasso del Pipita, l’uomo dei gol importanti.

Il mio trattamento estetico porta fortuna è finito, ma il Milan adesso non ne ha più bisogno. Ricordate il freno a mano tirato? Beh, quei due là davanti lo hanno tolto ed hanno decisamente accellerato, coadiuvati da un finalmente ottimo Calahnoglu.

Tre minuti ed è ancora gol: Suso e Chala combinano sulla destra, cross radente del turco e chi poteva avventarsi sul pallone se non Cutrone, che insacca da due passi. Ragazzi, questo è veramente un predestinato, uno con le stimmate del bomber di razza. Teniamocelo strettissimo.

3-1 e partita finita. C’è il tempo solo di ammirare un’ottima azione con tanto di appoggio di tacco di Cutrone per l’accorrente Calhanoglu, il cui destro si stampa sul palo prima del triplice fischio finale.

Balziamo in vetta al giorne di Europa League, che male non fa, otteniamo la seconda vittoria consecutiva, che male non fa, e ci avviciniamo alla sosta con la consapevolezza di avere in rosa due bestie dell’area di rigore, che male fanno, sì ma agli altri. Toccherà a Gattuso capire come e quando utilizzare la loro ferocia.

Forza Milan.

 

 

 

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