Per gli amanti del più bel gioco del mondo la maglia numero 10 ha sempre avuto, e sempre avrà, un fascino particolare. Limitandoci al solo calcio italiano credo, senza timore di essere smentito, che sul podio dei più grandi 10 di sempre trovino spazio, in ordine sparso, due palloni d’oro, Gianni Rivera e Roberto Baggio, entrambi ex rossoneri, il primo con la “R” maiuscola e per una vita intera, il secondo per una breve ma comunque significativa parentesi.

Il terzo, invece, è un intruso che la nostra maglia non l’ha mai indossata, avendo rispedito al mittente l’offerta perventuta da Via Turati quando era ancora ragazzino, rifiutando, poi, per tutta la carriera, di vestire colori diversi dal giallorosso. Francesco Totti da Porta Metronia, quartiere della Capitale dove è nato e cresciuto l’Ottavo Re di Roma, è indubbiamente uno dei più grandi calciatori italiani di tutti i tempi, divenuto simbolo eterno di un’intera città, o per lo meno della sua parte romanista, per non aver mai tradito il suo unico amore calcistico.

Attaccante dalla tecnica sopraffina, aveva nelle sue corde colpi ad effetto da far venire giù gli stadi: i sublimi lanci di prima, i geniali colpi di tacco ed i celeberrimi pallonetti sono solo una piccola parte del suo incredibile bagaglio tecnico. Con gli anni affinò pure la capacità realizzativa, anche grazie alla sua evoluzione tattica che lo portò a trasformarsi da attaccante laterale/trequartista in prima punta, tanto da arrivare a vincere, nel 2007, la Scarpa d’Oro e la classifica cannonieri in Serie A.

Eletto numerose volte, ben cinque, miglior calciatore italiano, a livello di club ha raccolto pochissimo rispetto al valore tecnico che esprimeva: 1 scudetto, 2 Supercoppe Italiane e 2 Coppe Italia. In azzurro, invece, è tra gli eroi di Berlino del 2006 e vicecampione d’Europa nel 2000, nel famoso Europeo del cucchiaio a van der Sar in semifinale.

Nella sua lunghissima carriera il Pupone ha incontrato il Milan ben 41 volte, totalizzando 13 vittorie ed altrettante sconfitte, 15 invece i pareggi ed 11 i gol fatti.

La prima volta “da nemico” è datata 6 febbraio 1994 quando il suo mentore Carletto Mazzone lo fece entrare, non ancora maggiorenne, all’inizio del secondo tempo al posto di Garzya per tentare di raddrizzare lo svantaggio di Massaro. Tentativo vanificato dalla bandiera rossonera che già sventolava forte, al secolo Paolo Maldini, che trovò il raddoppio nei minuti finali.

Bisogna aspettare due stagioni per vedere, anzi ammirare, il primo gol di Totti contro il Milan. Accadde alla quinta giornata del campionato 1995/96 quando Francesco, ormai titolare inamovibile, segnò, alla sua maniera, il primo dei tre gol con cui la Roma si sbarazzò del Milan targato Tabarez: esterno destro morbidissimo dopo aver anticipato Sebastiano Rossi in spericolata uscita di piedi.

Il portiere rossonero si prese, comunque, numerose rivincite negli anni successivi impedendo allo scatenato Totti, fulcro della Roma guidata da un altro grande maestro di calcio, Zdenek Zeman, da cui il 10 imparò l’arte della verticalizzazione, di trovare la via del gol e permettendosi, addirittura, nell’anno di grazia 1998/99, quello del sedicesimo scudetto del Diavolo, di neutralizzargli un rigore a San Siro, dando il via alla rimonta del Milan che poi si imporrà per 3-2.

Stesso risultato, 3-2 in favore del Milan, anche nella stagione 2000/2001, quella del tricolore giallorosso, ma questa volta entrambi i gol della Roma portarono la firma del loro Capitano che, alla quindicesima giornata, trafisse Abbiati prima con un destro dalla distanza e poi dal dischetto.

Il 16 dicembre 2001 fu ancora Totti a trascinare la Roma Campione d’Italia alla vittoria per 1-0 contro il Milan, questa volta con la complicità di Abbiati che si fece sfuggire un destro non proprio irresistibile del 10 capitolino.

Nella stagione 2002/2003 gli incontri con il Milan furono, per Totti, molto particolari. Da un lato fu la prima volta in cui affrontò, non solo all’Olimpico e non solo in un derby, colui che fino ad allora era stato considerato l’altro simbolo della Roma pallonara, il suo alter ego laziale, ossia Alessandro Nesta, passato nelle fila rossonere. Dall’altro, alla fine di maggio, vide svanire il sogno di sfilare una Coppa ai Campioni d’Europa.

Le due finali di Coppa Italia, infatti, giocate a ridosso della finale di Manchester, non ebbero storia, con il Milan capace di imporsi nettamente per 4-1 all’Olimpico per poi alzare il trofeo al termine del rocambolesco 2-2 di San Siro, con Totti però capace di segnare tutti i gol giallorossi con tre punzioni terrificanti che si infilarono, tutte, nel sette della porta difesa da Abbiati.

L’11 novembre 2006 altra doppietta a San Siro per Totti nel 2-1 con cui la prima Roma di Spalletti, quella in cui c’era ancora amore tra mister e Capitano, sconfisse il Milan ancelottiano.

Alla penultima giornata del 2008/2009 il Pupone segnò, al minuto 85, ancora su punizione, il gol del sorpasso della Roma sul Milan, siglando il 3-2 definitivo. In quel momento tutti pensarono a quanto crudele fosse stata Eupalla, la divinità che secondo Gianni Brera ispira e protegge il gioco del calcio: la bandiera della Roma che, irrispettosa, rovina l’ultimo saluto al suo pubblico della bandiera rossonera. Purtroppo, di lì a pochi minuti, sarebbero state ben altre crudeltà e sgarbatezze a spezzare il cuore orgoglioso di Paolo Maldini e di tutti coloro che lo avevano amato.

L’ultimo gol di Totti contro il Milan è datato 9 maggio 2015, quando accorciò inutilmente il risultato grazie ad un calcio di rigore, in una delle rarissime soddisfazioni che diede a noi tifosi il Diavolo guidato da Pippo Inzaghi.

Alla trentottesima giornata del 2015/2016 Francesco Totti affrontò per l’ultima volta in carriera il Diavolo sbancando San Siro con il risultato di 3-1 ma trovandosi davanti uno strepitoso minorenne, Gigio Donnarumma, all’epoca insignito del titolo di futura bandiera del Milan, che con una prodezza gli negò il gol su un calcio di punizione a due in area di rigore.

Nel corso della sua ultima stagione da calciatore Totti non giocò mai contro il Milan, nè all’andata all’Olimpico, nè al ritorno a San Siro quando, nonostante il risultato rotondo, 4-1 in favore della Roma, l’allenatore Spalletti non gli fece disputare neppure un minuto, facendo storcere il naso a molti di quelli che erano accorsi allo stadio per tributargli il meritato applauso.

L’addio al calcio di Francesco Totti, a maggio del 2017, è rimasto, comunque, indelebile negli occhi di tutti: uno stadio intero in lacrime pronto a rendere onore ad un calciatore che con quella maglia, e per quella maglia, ha dato tutto. Un condensato di emozioni e nostalgia da far accapponare la pelle. Celebrazione trionfale ma triste per tutto il calcio italiano che perdeva uno dei suoi ultimi campioni, a maggior ragione amara per la quasi totalità dei tifosi rossoneri ancora arrabbiati per quella festa che doveva esserci e non c’è stata in quel lontano giorno in cui venne ammainata la nostra ultima bandiera.

 

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