Capire tu non puoi, tu chiamale se vuoi emozioni

“Ma che cazzo di gol ha fatto Zapata in quel derby al 97’?”. L’altra sera mi accingevo a cenare e venivo piacevolmente disturbato al telefono da un amico che era appena caduto in quel buco nero in cui cade spesso un adulto di genere maschile: skysport24.

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Andava in onda il solito pappone di replay degli ultimi venti derby. Ok i gol, le splendide coreografie ed i campioni ma l’audio è sempre lo stesso, ed è terribile.

Le urla di Caressa con il sottofondo di musica elettronica, qualcosa che manderebbe in paranoia persino un maestro Zen.

Il mio amico, tifoso neutrale del gioco del calcio, che aveva appena visto per la prima volta quel gol condivideva con me lo stupore per quel gesto atletico di Zapatone, non sapendo che io ricordavo perfettamente tutti gli ultimi secondi di quel sabato che coincideva con la vigilia di pasqua dell’anno 2017.

Ero a Roma in un divano che ormai era diventato un tutt’uno col mio corpo e Carla, la mia compagna, mi guardava con grande compassione sapendo che erano gli ultimi minuti del derby e mi aveva sentito urlare “ma non troppo” appena dieci minuti prima per il gol di Romagnoli che aveva accorciato lo svantaggio.

Il suo sguardo, tra il divertito ed il preoccupato, seguiva le mie ultime mosse da gorilla aggrappato sul bracciolo del divano fino a che ad un certo punto (quel punto è il calcio d’angolo al minuto 96) mi chiede con la splendida innocenza che solo una donna dinanzi ad un derby nei minuti di recupero può avere:

“e se segniamo adesso? Ti immagini?”

Certo che me lo immagino, perché solo un tifoso può capire e quindi immaginare (perché lo ha già provato!) quanto e come si possa impazzire per un derby vinto o riacciuffato all’ultimo istante. Zapata si libera in aria come Bruce Lee ed aspetto solamente l’autorizzazione dalla goal-line per trasformarmi in Mr. Hyde e distruggere il salottino. L’ok arriva, il derby è recuperato, il bracciolo del divano collassa.

Così oggi che è il giorno dell’antivigilia (cit. Eccezzziunale veramente) segue un personalissimo storytelling dei 5 derby con finale da ricordare. O perché no, da replicare.

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5) 15 aprile 2017 <Inter-Milan 2-2> Zapata Kid (Cristian Zapata)

Come citato in premessa è il derby pasquale dell’anno di disgrazia 2017. La novità è che il derby si gioca alle 12:30 per agevolare la digestione di quintali di riso nella simpatica Asia. I cugini hanno già metabolizzato da un po’ di anni che il loro proprietario non sa dire “Forza Inter” mentre noi siamo usciti sfiniti dalla vendita di Berlusconi ad uno che non si può scrivere se non cercandolo e copiandolo da Google.

Messo da parte il Monopoli tarocco al quale stavamo giocando, questo derby ha addirittura una qualche valenza sportiva perché, udite udite, si gioca per un posto in Europa League.

Fatto sta che l’Inda va avanti per 2-0, Icardi, Perisic e Candreva ci affettano manco fossimo sul bancone dei salumi ed a fine primo tempo siamo più scoraggiati che mai.

Nella ripresa ci aggrappiamo alle sortite di Deulofeu ed una cinquantina di cross di Suso, su uno dei quali si avventa un Romagnoli nelle vesti di rapace d’area e accorcia a dieci dalla fine. All’ultima azione ecco che succede l’incredibile. Siamo quasi al 97’, corner da destra, Bacca salta male e fuori tempo ma sfiora lo stesso ed ecco arrivare sul secondo palo l’angelo Zapata che si coordina come Bruce Lee. Il resto è poesia: Medel chiede a Orsato quanto è finita, che ore sono e se può andare a mangiare perché ha fame. E Orsato che gli risponde: “Sì piccolo è 2-2 e sono quasi le 15, puoi andare.”

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4) 23 ottobre 1999 <Inter-Milan 1-2> Tutto bene? (George Weah)

Vi ricordate il celebre spot in cui un Weah svestito dribbla tutto il ristorante e si presenta però elegantissimo in abito e papillon al tavolo?

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La sua commensale fa una faccia metà stranita e meta dispiaciuta, anche perché giova ricordare che Giorgione aveva il fisico un po’ più tonico di quello di Castillejo,

E così il nostro George sorride e nel suo simpaticissimo italiano chiede alla signora: “Tutto bene?”.

Ma torniamo al derby. Siamo sotto per un rigore di Ronaldo. Lo stesso brasiliano viene buttato fuori perché controlla con troppo vigore il mento di Ayala ed un giovanissimo Gattuso lincia pubblicamente il Fenomeno e comincia a guadagnare i suoi primi gradi nell’esercito rossonero.

Nella ripresa entra un certo Shevchenko (Zac: ma che cazzo ci faceva Sheva in panchina????) e siccome Andriy vuole mostrare ai cugini che sarà il loro incubo per tantissimi anni, prima timbra li illude colpendo la traversa con un colpo di testa e appena tre secondo dopo timbra il suo primo cartellino nei derby con una deliziosissima carambola con l’ausilio del suo stinco sinistro. Che goduria, personalmente più il gol è brutto, più godo. Chiamatelo pure sadismo.

È finita? Ma manco per il kaiser, ed eccoci dunque al minuto novanta.

Ora va bene che sul palo solitamente non ci vanno i giocatori da basket, anche perché giustamente più centimetri hai e più si è impegnati nelle marcature in mezzo alla guerra. Però non è stato bellissimo e anche un po’ comico vedere Georgatos saltare ed arrivare forse alla metà del palo? Il tutto mentre Giorgione nostro incornava quella palla con la stessa violenza di un bufalo che spacca la staccionata. 1-2.

Così mi immagino in quel preciso istante un Nicola Berti qualsiasi seduto al tavolo al posto della signora, ed il faccione di Weah che si siede con la sua numero nove rossonera e chiede: “tutto bene?”

 

3) 21 febbraio 2004 <Milan-Inter 3-2> Il carnevale di Willy Wonka (Clarence Seedorf)

È il sabato di carnevale e ci stiamo godendo un Milan in versione rullo compressore in campionato. Abbiamo scoperto da poco un certo Kakà e soprattutto nella prima trasferta dell’anno 2014 all’Olimpico di Roma contro Don Fabio abbiamo scoperto quant’è bello l’alberello.

Difatti questo è il modulo col quale cominciamo quel derby: 4-3-2-1.

Però è carnevale diamine, vuoi che non dobbiamo giocare un po’ coi nostri cuginetti? I nerazzurri vanno avanti con due reti che definire fortuite è poco, un calcio d’angolo di Stankovic che passa in mezzo ad una trentina di gambe ed un tiro di Cristiano Zanetti direzione Ippodromo accidentalmente deviata da Kaladze all’angolino.

A fine primo tempo pensiamo che ok siamo primi in classifica, però neanche regalare un derby così.

Si ritorna in campo e Ancelotti cambia modulo e vestito. Si deve rimontare e allora fuori Rui Costa e dentro Tomasson. Due punte e tutti felici ad Arcore ed accorcia proprio il centravanti danese che riprende una respinta corta di Toldo, passano appena cento secondi e Kakà si traveste in Alberto Tomba. Parte in discesa libera da centrocampo e scaglia il pallone all’angolino basso a sinistra. Siamo pari e manca ancora mezzora. Il Milan palleggia che è una meraviglia, siamo soddisfatti della rimonta ma non ancora sazi. C’è ancora spazio per la classica ciliegina sulla torta. E allora quale pasticcere migliore di Willy Wonka?

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Non siamo ancora nei minuti di recupero ma comunque siamo nei minuti finali, ne mancano solo cinque al novantesimo. Seedorf riceve palla da Costacurta e si defila sulla sinistra. Abbozza qualche finta e torna al centro dove da una trentina di metri da bravo pasticcere lancia un bignè al cioccolato al povero Toldo che non ne può più.

L’olandese viene sommerso dai compagni sotto la Sud rossonera e la partita finisce senza alcun affanno. Lasciando nella nostra bocca il dolce ricordo di un derby che nessuno dimenticherà mai.

 

2) 18 aprile 1992 <Milan-Inter 1-0> San Daniele (Daniele Massaro)

Ennesimo derby pasquale, e qui perdonatemi ma è necessaria una deviazione da “Libro Cuore” perché entra in gioco l’amore di un papà che poi è anche il punto di partenza di questa pagina e di questo sito.

Siamo venuti a Milano da Palermo con la mia famiglia e mio padre ha un durissimo compito: non deludere il suo figlioletto di otto anni e trovare il modo di fargli vedere il derby in scena quel sabato a San Siro.

Mi ricordo ancora oggi la prima volta sul tram che si andava via via riempendo di signori con i cuscinetti rossoneri.

Stazioniamo dinanzi allo stadio per un’ora abbondante e non ricordo che ci fosse molto da fare. I botteghini erano chiusi e papà stava cercando la soluzione che verosimilmente voleva dire rivolgersi ai carissimi bagarini.

Manca poco all’inizio ed ecco che si manifesta la prima provvidenza nelle sembianze di un giovanotto in jeans e con lo zaino in spalla. Altro non ricordo sinceramente, magari doveva raggiungere la sua fidanzata al lago e non poteva più assistere al derby…fatto sta che mio papà acquista per 40.000 lire un biglietto di secondo arancio. Io mi faccio ancora più piccolo ed entro gratis, sono dentro San Siro per la prima volta nella mia vita ed in campo ci sono Baresi, Rijkaard e Van Basten e Massaro. Manca solo Gullit, ma vabbè si può fare lo stesso, sono al settimo cielo. La curva sud si presenta così:

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A completare il racconto servono due informazioni che non avete: la pazienza e l’idolo.

Mio padre, fra i suoi mille pregi ha un enorme difetto: è la persona più impaziente al mondo. Così già verso l’ottantesimo aveva cominciato il suo pressing asfissiante verso il suo pargolo per anticipare la folla di San Siro all’uscita e così comincia con un “dai andiamo, la partita è quasi finita…” e continua provando la carta materna “dai che dobbiamo raggiungere la mamma…”

E poi l’idolo calcistico di mio padre in quel Milan. Gli olandesi? Baresi? Il giovane Maldini o il funambolico Donadoni? Tutte le risposte sono sbagliate. Mio padre impazziva e gli si illuminano ancora oggi gli occhi non appena sente nominare Daniele Massaro.

Adesso per cortesia andatevi a cercare tabellino, minuto e marcatore e gustatevi l’esultanza di Massaro che cerca di sfondare la porta che lo separa dai tifosi.

Nel frattempo io e mio padre \eravamo ancora nel secondo arancio ad esultare.

 

1) 13 maggio 2003 <Inter-Milan 1-1> Uno stinco di santo. O un santo stinco. (Christian Abbiati)

Non me ne voglia papà, ma al primo posto devo per forza mettere questo derby.

Perché è il primo euroderby e perché senza quello stinco non saremmo andati a Manchester, non avremmo visto l’occhio nero di Del Piero e Paolo non l’avrebbe alzata quarant’anni dopo Cesare.

Mistero buffo è che non vada in cima fra i cinque derby un gol, che solitamente è la manifestazione massima di gioia calcistica, ma una semplice parata.

Che poi semplice col cazzo, perdonatemi l’espressione, visto che il destino di una intera città e di altra mezza penisola dipendeva proprio dalla gamba destra di Abbiati.

Ma prego, sedetevi pure che riavvolgiamo il nastro.

Il derby di andata finisce con un bruttissimo 0-0. Il risultato ad occhiali premia un po’ più noi perché giochiamo in casa e finire con la porta imbattuta quando sei dalla parte sinistra del tabellone è importante.

Piccolo particolare che i cuginetti non apprezzeranno tantissimo una settimana dopo.

Passano sette lunghissimi giorni ed eccoci di nuovo qui, rispetto al derby di andata al centro c’è Pirlo al posto di Brocchi e Abbiati al posto di Dida che ha un guaio alla mano sinistra. Quando si dice il destino…

A fine primo tempo stacchiamo mezzo biglietto per l’Inghilterra quando Seedorf gioca a biliardo in mezzo al campo ed imbuca lungo per Sheva che da bravo killer d’area in due secondi due uccella Cordoba e fredda Toldo in uscita sparando una fucilata sotto l’incrocio da dentro l’area piccola.

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Il secondo tempo scivola più o meno tranquillo fino all’ottantesimo quando Costacurta e Maldini pasticciano in fase di rinvio e si infila come un serpente malefico tale Oba Oba Martins che decide di accelerare il processo di infarto di qualcuno di noi.

Mentre il nigeriano fa le sue capriole da circo, siamo tutti col sangue gelato.

Ad oggi non ricordo di aver mai avuto così tanta paura durante una partita di calcio.

Ma il peggio deve ancora venire se stiamo parlando di paure ed il peggio ha le sembianze di Mohamed Ajay Kallon detto Mimmo, affettuoso soprannome conquistato nella stagione passata a Reggio Calabria.

Solo che Mimmo non è in serata di affetti e cerca di mandarci all’inferno. Sfrutta un rimpallo con Kaladze e fa irruzione come un treno nell’area di rigore, arriva al limite dell’area piccola, più o meno dove tu portiere sei fottuto nel 99% dei casi, carica il piattone destro e spara a botta sicura.

Ecco siamo fottuti. Anzi no. Perché tra i pali l’ex briciolina Abbiati si sta trasformando in un Santo. Santo Protettore della Semifinale di Champions.

Abbiati allarga la zampona e grazie a quel benedetto stinco compie un vero e proprio miracolo che vale l’altro mezzo biglietto per l’Inghilterra.

Non so se Abbiati abbia in futuro provato anche lui a fare le capriole come Martins, perchè in fondo in quel derby ha segnato anche lui.

Per caso vi ricordate dell’espressione…“quando una parata vale come un gol”?

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