Aspetto la partita con il Betis con la stessa trepidazione con cui solitamente attendo il mio turno in fila alle casse della Coop. La prestazione di domenica contro l’Inter mi ha lasciato strascichi importanti e profondi. Troppa la delusione per aver visto il peggior derby della mia vita da tifoso, giocato senza nerbo, senza orgoglio e, peraltro, senza alcun risultato.

Ad ogni modo quando la partita si avvicina la mia passione vive un minimo segnale di risveglio e, nonostante debba andare a prendere mia figlia in palestra proprio alle 19:00, mi organizzo in modo da poter comunque vedere il match, sopportando una leggera differita. Disattivo tutte le notifiche delle app che mi anticiperebbero i gol, silenzio il cellulare per evitare messaggi inopportuni di amici gobbi e mi metto davanti al tablet.

Rispetto a domenica c’è Reina, portiere di Coppa, insieme a Zapata, Laxalt, Bakayoko, Borini biondo platino e Castillejo. Forza ragazzi, un po’ di orgoglio, dimostrate sul campo di meritare il ruolo di alternative affidabili.

Loro non li ho mai visti giocare ma sento dire da più parti che giocano bene a calcio ed hanno buone individualità , Lo Celso su tutti.

Dopo 3 minuti l’incubo della ripartenza dal portiere si ripresenta. Reina sbaglia il rilancio e serve proprio Lo Celso che verticalizza per Sanabria. Fortunatamente lo stop non è pulito e il tiro successivo è tardivo e sbilenco. Che paura!

Fatichiamo tremendamente e non riusciamo ad imbastire una sola azione degna di menzione. Minuto 17 ancora Betis pericoloso con il colpo di testa di Barrajan. Il primo segnale rossonero arriva al 23’ con un colpo di testa innocuo di Higuain su cross di Castillejo. Tempo 60 secondi e Biglia e Romagnoli si ostacolano favorendo la ripartenza di Sergio Leon che avrebbe tutto il campo davanti se non fosse in fuorigioco.

L’atteggiamento è completamente sbagliato: siamo lenti, piatti e anche tristi.

Al 26’ Calabria è in ritardo sulla destra, la palla arriva in area a Lo Celso che ci mette quel pizzico di grinta che si richiede a un professionista quando ha il pallone tra i piedi. Zapata, invece, lo affronta con una leggerezza che nemmeno il sabato al calcetto, e infatti, complice un rimpallo, si fa saltare. Cross rasoterra, Reina esce male e non ci arriva, Romagnoli si fa spostare con il corpo da Sanabria che insacca a porta vuota.

Insomma, quattro stronzate in serie e gol andaluso.

Il gol subito invece di svegliarci contribuisce a mandarci ancor più nel pallone. Bakayoko non ne azzecca una che sia una, Bonaventura alterna momenti in cui ha il pallone tra i piedi e non lo passa manco dietro minaccia fisica a momenti in cui perde quello stesso pallone, Borini è utile come la tessera del cinema dal fruttivendolo e persino Higuain sbaglia tutti gli stop. Non riesco a trovare parole adatte a questa prima mezz’ora di (non) gioco. Mi viene in mente il milanista Abatantuono ed il suo celebre personaggio Cecco che descriverebbe il tutto con “la sintesi della disgrazia, l’apoteosi della schifezza. Sorrido per non piangere.

Al 38’ dobbiamo ringraziare la mira di Sanabria che, tutto solo, sparacchia al lato da ottima posizione dopo l’ennesima giocata di Lo Celso. Gattuso a questo punto decide di mettersi a 3 dietro bloccando Calabria a destra, accanto a Zapata e Romagnoli.

In tutto questo nulla cosmico rischiamo addirittura di pareggiare. Castillejo trova un bel corridoio per il Pipita che, complice l’errore difensivo loro, si presenta tutto solo davanti al portiere ma invece di aprire il compasso e metterla sul palo lungo, invece di sparare una bomba ad incrociare sul primo palo, invece di fargli lo scavetto, insomma invece di tirare in porta, opta per un’inopportuna finta ad aggirare Lopez e viene recuperato dal difensore. Non contento si becca il giallo invocando un rigore che non esiste. Pipita se ti ci metti pure tu vuol dire che siamo davvero alla frutta.

Bene, il terzo tempo di Inter-Milan è finito, ora però proviamo a giocare fino al 90’ perché questa agonia non può durare ancora. Vista la decisione di provare la difesa a 3 mi aspetto Caldara subito in campo ma il buon Mattia resta seduto in panchina, evidentemente stanco dopo aver  messo importanti minuti di riscaldamento nelle gambe. Si cambia di nuovo modulo: dentro Cutrone e Suso per i due ectoplasmi Bakayoko e Borini. 4-4-2 e che Eupalla ce la mandi buona.

Lo Celso tira alto al 48’. Due minuti dopo ben più pericoloso Junior che entra per vie centrali come un coltello nel burro e scarica un mancino potentissimo che esce di un niente. Gattuso le tenta tutte: nuovo cambio di modulo, passiamo al 3-4-1-2. Ormai sembra di essere al Bingo più che a San Siro.

Il Betis decide di approfittare definitivamente di tanta impotenza e raddoppia. Dopo un paio di contrasti naturalmente vinti dagli spagnoli, la palla arriva a Lo Celso che da 25 metri si inventa un sinistro a giro pregevolissimo che supera Reina dopo aver baciato il palo. 2-0 e notte fonda su questo Milan derelitto.

Anche stavolta la reazione non c’è, non c’è nulla di nulla tranne un bel sinistro di Castillejo che si stampa sul palo al 73’. Piccolo segnale di vita. Dieci minuti dopo lo stesso spagnolo viene servito in area e crossa subito in mezzo. Sulla palla si avventa, come sempre, il Baby Bomber che buca il loro portiere e mantiene altissima la sua media-gol che, in questa stagione, recita 4 gol in 160 minuti giocati tra Coppa e campionato. Per quanto ancora dovrà rimanere seduto in panchina?

Dopo il gol si vede qualcosa di simile ad una reazione da squadra ferita. Finalmente ci avventiamo con foga sulle palle vaganti, proviamo a tenere alto il baricentro e buttiamo palloni a ridosso dell’area di rigore. Ad un minuto dal 90’ Pipita trova Castillejo tutto solo in area di rigore. Lo spagnolo viene abbattuto dal loro centrale che tocca leggermente il pallone prima di travolgerlo. Sarebbe rigore, e espulsione, al 97% ma l’arbitro sorvola facendo incazzare tutti. Castillejo, frustratissimo, dopo 3 minuti decide di vendicarsi sulla caviglia di Lo Celso e si fa cacciare. Perfetto, era proprio quello che ci voleva in vista della delicatissima gara di ritorno.

Triplice fischio finale e seconda, meritata sconfitta consecutiva. Nulla è compromesso ma nelle ultime due partite abbiamo provato a giocare a calcio per 7 minuti su 200. E’ un dato allarmante che deve far riflettere perché anche lo scorso anno buttammo una stagione alle ortiche proprio nell’orrendo mese di ottobre. Salvate il soldato Milan.

 

 

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