(di Simone Orom Samorani)

Diciamoci la verità, su di te le aspettative erano altissime.
Diciamoci la verità, tu stesso hai deciso di indossare una maglia che le aspettative sono state una conseguenza.
Diciamoci la verità, non hai avuto grandi campioni al tuo fianco da cui imparare.
Diciamoci la verità, sono stati tre anni poco entusiasmanti per trofei o obiettivi raggiunti.
Diciamoci la verità, se te ne fossi andato questa estate avresti avuto tutte le ragioni del mondo.
Diciamoci la verità, segnare un rigore all’Olimpico è stata una bella emozione.
Diciamoci la verità, di fianco a Bonucci qualcosa avrai imparato.
Diciamoci la verità, dopo anno scorso quella fascia pesava come un macigno.
Diciamoci la verità, non ti sei sicuramente tirato indietro.

No.
Non è da te.

Tu sei quello che fa un errore a Empoli e ci mette la faccia.
Tu sei quello che fa due goal in quattro giorni e dice che queste sono le emozioni per cui gioca a calcio.
Tu sei quello che porta tutti sotto la curva a prescindere dal risultato.
Tu sei quello che si è sempre fatto trovare pronto anche se di “gavetta” in questa squadra hai dovuto farne poca. Se non giocavi te chi giocava?
Tu sei quello che senza problemi dice di aver sempre tifato Lazio.
(Come qualcun altro)
Tu sei quello dall’accento romano con ormai sfumature milanesi.
Tu sei quello elegante.

Con quel numero sulle spalle facciamo fatica a non pensare a quel giovanotto che all’età di 37/38 anni fermava Messi al Camp Nou.
Con quel numero sulle spalle facciamo fatica a non fantasticare con la mente e a tornare indietro nel tempo, quando il mercoledì la musica era sempre la stessa e la domenica lo stadio era sempre pieno.
Con quella fascia sul braccio facciamo fatica a non pensare che forse sei quello giusto.

Non sono due goal a farmelo pensare.
Non è recuperare un pallone a farmelo pensare.
Non è un errore dopo una partita dominata a farmelo non pensare.
Non è un pallone recuperato che poi diventa goal, tuo, nella stessa azione.

La fiducia si conquista, nel tempo.
La fiducia non si base sulle parole, sulle promesse.
Solo il tempo scandisce la fiducia tra te e i colori.
Anno scorso il capitano del Milan ha parlato per tanti mesi promettendo amore a dei colori che probabilmente non ha mai voluto.

Non siamo la squadra dei capricci noi, no.

Ecco questo è quello che penso di te.
Perché possiamo non competere ancora per vincere uno scudetto ma possiamo giocare da uomini.
Tu, seppur giovanissimo, giochi come giocano gli uomini.
Non ti risparmi mai.
Non ti sei risparmiato mai.
Ce l’ho in mente il cross di Vecino e probabilmente ce l’hai in mente anche te, notte e giorno.

Bastava chiudere due centimetri in più.
Bastava portarla verso la bandierina.
Bastava fermarlo.
Le avrai pensate tutte queste cose nei giorni a seguire.
Ma fidati Ale, se avessero vinto i pensieri, di partite come quella col Betis ne avremmo viste tante altre.

Invece no.
Fortuna?
Non lo so, non penso.

Credo per giocare come abbiamo giocato ieri bisogna avere fiducia in chi vi mette in campo e chi in campo vi guida. Chi in campo li guida, tu.
Per me potrai sbagliare altre 10,100,1000 volte: non è l’errore con cui giudico un giocatore.
Un giocatore è tale se per 90 minuti + recupero decide di dare la vita per quei colori.

Si può perdere e si perderà.
Ma dare tutto, sempre.
Ecco, questo sei tu: dare tutto, sempre.

Per partire come queste
Per giocate come queste
Per prestazioni come queste
Per un gruppo come questo
Per un grido sotto la curva come questo
Per un amore così grande come questo.

Non temere, la fascia ti sta benissimo.
Come Rivera, Baresi e Maldini nessuno mai e per fortuna.
Ma oggi, quando cantano “Un capitano c’è solo un capitano” lo cantano per te.

Forza Capitano!

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