Lo premetto subito così che poi non possiate dire che non ve l’avevo detto: chiunque (purtroppo) ha il diritto di critica e chiunque (ancor peggio) può crearsi uno o più account social e quindi alla fine chiunque potrà continuare a scrivere o fare quello che gli pare (nel limite dell’educazione e della legalità neh).

Detto ciò vengo subito al sodo sul mio pensiero e del perché ho scritto questo pezzo: inizio a non sopportare più gli improperi inopportuni, le critiche acide e gli sfottò da bar da parte di fratelli rossoneri nei confronti di tutto quanto sia marchiato AC Milan.

Faccio giusto qualche esempio per semplificare il tutto:

Ogni volta che i Ragazzi perdono (anche a fine primo tempo, mica alla fine dei novanta) il becero supporter  incazzato si indirizza su di una pagina Official o meno qualunque che riguardi il mio Milan di ogni social network conosciuto e attacca con la tiritera del “fate cagare”, “vergogna!” “indegni!”, “#XXXout”. Persino sulle pagine private o ufficiali dei Ragazzi si leggono odiose offese, spernacchi e mortificazioni varie dimenticando che dovremmo esserne tifosi.
Il sito fa sapere che ci sono promozioni per i biglietti dello stadio oppure regali tra i più disparati di merchandising vario o visite a Milanello e ancora giù di spaccamento di maroni sulla squadra che, già in difficoltà, viene additata come una merda epocale e resa vittima di un’ironia da commenti memorabili manco sfiorati sul fatto che devono pagare loro per farci andare allo stadio etc.
Il sito pubblica un compleanno di un vecchio giocatore che non sia tra le “solite” LEGGENDE e si comincia a percularlo, ad insultare la società che deve spendere, che guarda solo al passato, che i giocatori di oggi fanno vomitare che si stava meglio quando si, effettivamente, si stava meglio ma comunque non si fa così (esempio su esempio: Danielino Bonera, il ventitreesimo di Germania 2006, un calciatore con più di 200 presenze nel Milan e che quindi ci credo che il sito ufficiale gli faccia gli auguri, mancherebbe altro. Ogni volta che la sua faccia/nome compare ecco sbucare come pustule su di un volto adolescente valanghe di sberleffi e di insulti, anche pesanti e soprattutto gratuiti. Idem per Montolivo che per quanto abbia fatto perdere la pazienza anche alle suorine del Divino Amore non credo sia così sciagurato rispetto ad altri centrocampisti passati in questi  120 circa di storia, a maggior ragione dopo gli arrivi dell’ultimo lustro. Tipo che se fosse sempre entrato lui al posto di Bakayoko o similari avrebbe fatto tanto peggio?).
Perfino sulle pagine create ad hoc per divertimento come quella di Papà, Van Basten e altri supereroi è un continuo lamentarsi e scontrarsi tra tifosi. Ho appena discusso civilmente con un fratello rossonero che ha dato dei porci ai Ragazzi mettendo la foto di Baresi anche se credo che vista l’età del giovane, il Mahatma non l’abbia manco mai visto giocare.

Io sono uno di quelli convinti che si debba tifare sempre e comunque, soprattutto allo stadio, almeno per  le gloriose vestigia rossonere. Poi, oh, Helveg e Serginho ho provato a mandarli a cagare pure io, ma mai fischiandoli neanche dopo una serie di partite giocate male. La verità è che abbiamo la bocca buona di QUEL Milan, quello dove ci si permetteva di fischiare Clarenzio, Maestro di calcio, e che per la legge del contrappasso ci è toccato tifare anche Dhorasoo, Muntari, Constant e Jose Mauri. Noi siamo figli di una generazione vincente che si è convinta che il Milan sia SOLO quello. Ma il Milan è anche le due volte in B (una per “meriti”sportivi e una per calcioscommesse), è quello che non ha vinto nulla per anni (1907-1951 e con lo scudetto della stella nel mezzo 1968-1998), il Milan è anche quello di Istanbul e La Coruna, della fatal Verona. E’ quello che ha fischiato Maldini e che ha aspettato una vita di troppo per farlo tornare a Casa.

Che poi la mia sia una specie di sindrome da crocerossina questo non lo so, può essere, ma quando i miei Ragazzi perdono io mi innamoro ancora di più di quei due dannatamente meravigliosi colori. E non mi verrebbe mai in mente di offenderli. Non è solo il fatto che mi diano fastidio i famosi Leoni da tastiera, figurarsi, quello lo potrei risolvere facilmente smettendo di leggere i commenti e le idiozie da tifoso avversario che vengono digitate, ma è che la cosa inizia a farmi paura. Paura che un giorno il giocattolo vada in frantumi. Ho paura che un giorno qualcuno si svegli e dica “Sapete che vi dico: chiudiamo tutto! Chiudiamo il sito, chiudiamo la pagina Facebook, chiudiamo tutti i social! E li facciamo chiudere a chiunque sia interessato e stipendiato da noi. Via, basta, siamo stanche di farci prendere per il culo, questa genteha rotto le palle”. Non è che farebbero poi male se per ogni cosa che viene pubblicata o pubblicizzata si devono beccare ingiurie, parolacce e stronzate triviali del genere.

Però mi mancherebbero. A me e credo a milioni di tifosi nel mondo (è scontato ma sembra che il tifoso internazionale sia un filo più educato sotto questo punto di vista di quello nostrano) che amano leggere ogni minima questione riguardante il mio Milan; dalle promozioni per comprare gadget, magliette e biglietti dello stadio, al vedere vecchie giocate che siano del Cigno o del Gila, dal calciomercato agli eventi pubblici dei Ragazzi per finire a foto e video di una gloria per ora passata. Dobbiamo provare a voler bene un filo anche a Borini e Zapata sapendolo tutti (loro compresi) che non sono Cafù e Stam.

Io AMO il Milan. E vorrei vedere eserciti di bambini vestiti di Milan anche al parchetto e non solo con le maglie dei senzacolorio del marito di Wanda Nara. Dobbiamo fargli capire quanto si possa essere fedeli ad una maglia, anche quando non ci sono i risultati ad aiutarci. Io sono orgoglioso e onorato di tifare il Milan. Dobbiamo rendere orgogliosi e onorati anche i nostri figli. Con o senza le vittorie straripanti del passato. E possiamo farlo solo tifando senza limite la maglia del mio Milan.

Alcuni cori della vecchia Sud che ho adorato dicono che dobbiamo tenerci per mano in questi giorni tristi e che non li lasceremo mai. Vediamo se riusciamo veramente a farlo. E a non rompere il gioco.

“…you may say i’m a dreamer, but I’m not the only one…”

Sir Valerio Luigi Arlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *