Fubles. E’ l’unica soluzione che avevo trovato, in questi giorni, per provare a sopperire alla ridda incredibile di infortuni che si è abbattuta sul Milan. Magari tramite l’applicazione che permette di reclutare giocatori per una partitella tra amici un terzino, un centrale difensivo, un play-maker, una mezzala, un attaccante, insomma qualcuno che goda di sana e robusta costituzione riusciremmo a schierarlo contro i gobbi. Già, la Juve. Ci aspetta la partita più difficile di questi primi mesi della stagione nel momento più negativo dal punto di vista delle assenze e della stanchezza. Batterli sarebbe un miracolo, portare a casa un punto un sogno. I miracoli avvengono raramente mentre i sogni, più spesso, si realizzano. Voglio crederci.

La formazione è l’unica possibile con Abate ancora a destra, visto che ogni infortunio di Calabria dura di media più di un mese, Calhanoglu azzoppato largo a sinistra e Castillejo in appoggio al Pipita data la caviglia che continua a tormentare Cutrone, spedito in panchina. Loro, invece, non hanno nessun problema se non quello dell’abbondanza ed infatti Allegri si permette il lusso di tenere il nostro vecchio capitano a riposo per evitargli i prevedibili fischi di San Siro. Al suo posto Benatia e davanti un tridente formato da Dybala, Mandzukic e CR7.

Il tempo di ammirare la solita coreografia da applausi della Sud e si parte.

Nei primi minuti non succede nulla di particolare, Bakayoko sbaglia un passaggio facile facile servendo Dybala. Timouè, per piacere, stasera proprio no. La sensazione è quella che si ha quando si vede una squadra di bassa classifica che incontra una big. Come un Frosinone qualsiasi stiamo lì, bassi e piatti ad aspettarli. Loro accelerano al minuto 8 e subito ci puniscono: giro palla bianconero senza particolare difficoltà, palla ad Alex Sandro che ha il tempo di stoppare la palla, alzare la testa e mettere un cross alto sul secondo palo. Gigio accenna l’uscita, Romagnoli non scala, Calha non segue Bentancur e Rodriguez, che non sa se prendere il centrocampista che si inserisce o l’attaccante che ha alle spalle, resta piantato sul terreno. Mandzukic gli salta letteralmente in testa e schiaccia in rete l’1-0. La serata si conferma estremamente difficile.

Dal nostro lato destro continuano ad imperversare. Ronaldo crossa in fotocopia per Mandzukic ma stavolta Romagnoli riesce ad anticiparlo.  La differenza tecnica tra le squadre è abissale e, pertanto, imbarazzante. Pjanic e sventaglia da un lato all’altro del campo, Bakayoko fa quel che può ma oltre i 5 metri il pallone non lo passa, Alex Sandro e Cancelo sono ali e non terzini, Abate e Ricardo Rodriguez, invece, difficilmente riescono a superare il centrocampo. Non riusciamo a fare 3 passaggi consecutivi e quella rara volta che mettiamo la testa fuori dal guscioci pensa Abate a crossare forte su Szczesny pur avendo un’ottima linea di passaggio per servire il Pipita solo in area. Con questi piedi la speranza di far loro male da difficile diventa impossibile.

Ancora Mandzukic di testa ma è tutto facile per Donnarumma. Vista la latitanza di Castillejo, Gattuso prova a tornare al 4-3-3 arretrando Calha sulla mezzala. Sale la prestazione di Bakayoko che ruba diversi palloni a centrocampo ed è, insieme a Kessie, tra i più propositivi nonostante la tecnica sia quella che conosciamo. Higuain, invece, non riesce a tenere un pallone nemmeno sotto tortura e sbaglia dribbling e appoggi. Al 32’ il nostro primo tiro dello specchio lo effettua Suso con un sinistro debole dai 25 metri. Benatia entra duro sul Timouè e si becca il giallo. Al 37’ Suso strappa il primo pallone ad Alex Sandro e riparte veloce sulla fascia, arrivato quasi al vertice dell’area serve il Pipita in mezzo che stoppa a seguire ma la palla viene intercettata dalla mano di Benatia. Tutto lo stadio invoca il rigore ma Mazzoleni non lo concede se non dopo essere stato richiamato al VAR che lo obbliga a decretare il tiro dal dischetto, dimenticando, però, di ricordargli di estrarre il secondo giallo al marocchino. Ma guarda tu il caso, si saranno scordati.

La rabbia per la mancata espulsione potrebbe, comunque, essere stemperata dal pareggio. Il Pipita, dopo aver litigato con Kessie, decide di prendersi la responsabilità di calciare. Ho dei flashback non proprio ben auguranti mentre Gonzalo si accomoda il pallone (gli ultimi 2 rigori importanti li ha sbagliati: Lazio-Napoli e finale di Coppa America) ma non voglio pensarci. Segnerà, non può sbagliare, segnerà, segnerà….tiro, parata e palla sul palo. Il morale crolla sotto i tacchi e sprofonda verso l’abisso.

L’inizio del secondo tempo sembra promettente e riusciamo persino a mettere un paio di cross interessanti in area. L’illusione dura pochi minuti poi la Juve riprende in mano gioco e partita. Ancora cross pericoloso per Dybala ma stavolta Rodriguez lo anticipa di testa, CR7 sul secondo palo trova attento Donnarumma, Dybala su punizione colpisce il palo esterno. Niente da fare, la sensazione è quella che ci possono far male quando e come vogliono. Ma perché non proviamo a sfruttare il fatto che, per ora, non lo hanno ancora fatto?

Entra Cutrone per Castillejo. Si torna al 4-4-2. Forza Veleno, io credo in te. Finalmente una buona ripartenza con Calha che trova un bel corridoio per Kessie con tanto campo davanti, arrivato in zona area di rigore l’ivoriano allarga bene sul Pipita che la mette in mezzo rasoterra ma Benatia è bravo a spazzare il pallone su cui si sarebbe avventato Patrick. Non riusciamo mai a sorprenderli, c’è poco da fare. Ronaldo parte tutto solo in contropiede al 69’, evita il fallo di Calhanoglu ma poi calcia debolmente. Dai ragazzi, cerchiamo di tenere lo svantaggio minimo e poi, negli ultimi minuti, magari con un po’ di fortuna…

Entra Laxalt per il numero 10. Mah, sarà che il turco non è al meglio ma, a questo punto, avrei tolto Rodriguez se proprio si voleva far entrare l’uruguayano. Gattuso, invece, cambia l’altro terzino ed entra Borini. Brividi freddi.

Rodriguez arriva al tiro da buona posizione ma calcia alto. Mazzoleni, su un calcio d’angolo nostro, fischia un fallo inesistente a Romagnoli che, in area bianconera, viene invece strattonato da Chiellini. Ci starebbe persino il rigore, ma il fischio a favore loro resta incomprensibile. Guarda tu il caso, parte 2.

All’81’ Laxalt è solo in area di rigore nostra, dovrebbe spazzarla alta e lunga e  invece calcia basso e corto, dando ulteriore credito a chi lo considera un brocco capitato per caso a Milanello. Cancelo lo punta e lo supera in velocità con facilità imbarazzante, poi tira in porta, Donnarumma respinge in mezzo all’area dove Ronaldo è tutto solo e scaraventa in rete il 2-0. Game over.

Mi affloscio sul divano e mi chiedo se c’è qualcosa che potrebbe andare peggio a questo punto. Beh, il periodo è talemente nero che basta chiedere: Higuain contende un pallone a Benatia a centrocampo, l’arbitro fischia, correttamente, il fallo a favore della Juve. Gonzalo non ci sta e perde completamente la testa, facendosi prima ammonire e poi cacciare dal campo, con tanto di sceneggiata isterica. La partita, a questo punto, non ha più niente da dire e la Juve decide di non infierire.

Alla ripresa del campionato andremo all’Olimpico, contro la Lazio che ci precede di un solo punto, senza il nostro centravanti titolare. Temo, inoltre, che la squalifica andrà ben oltre quell’incontro e si sommerà alle assenze dei lungodegenti Strinic, Biglia, Caldara, Musacchio e Bonaventura. Già perchè la novità di giornata è che Jack ha problemi con la cartilagine e non la classica infiammazione al ginochhio. Grazie Nuvola Nera, ben gentile.

Tornando alla partita, non era certo questa l’occasione per far punti utili, soprattutto nella condizione psico-fisica in cui ci troviamo attualmente. Tolto il magic moment di Locatelli datato 2016, Milano è da anni terra di conquista  per loro, tuttavia guardare i gobbi dominare per l’ennesima volta San Siro con una tale superiorità tecnica, fisica e tattica fa sempre male, molto male, al mio spirito di tifoso che vorrebbe vederli sprofondare e non padroneggiare a casa nostra. Ma tant’è, dobbiamo fare i conti con la realtà. E la realtà, oggi, dice che la strada che porta al vertice è molto lunga ed estremamente tortuosa. Ma, prima o poi, finiremo di percorrerla.

 

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