Stasera ti racconto una favola speciale. In questo periodo il mondo laico e religioso si diverte a rivestire la vita di luci sfavillanti, si fa l’albero e in tanti raccontano ai bambini che a dicembre è nato Gesù. La mamma invece è alternativa e a dicembre festeggia… il Diavolo! Non fraintendere, non è quello cattivo dei film horror, è un Diavolo che ha fatto sognare tante persone: è il nostro Milan.

La sua origine è di per sé eccezionale. Nasce in Italia da un’iniziativa di inglesi e italiani e da sempre tutto ciò che è multietnico è sinonimo di cultura e fascino. Protagonista di questa fusione anglo-italiana è l’inglese Herbert Kilpin, di Nottingham come Robin Hood. Insomma, una leggenda. Celebre la sua dichiarazione:

”Saremo una squadra di diavoli. I nostri colori saranno il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo ai nostri avversari”.  La squadra nasce nell’ex hotel du Nord, oggi Principe di Savoia.

Nel 1901 siamo già campioni d’Italia; il primo derby della storia è nostro e siamo la squadra che per prima ha portato la Coppa dei Campioni in Italia. Lo stadio di San Siro, che risale al 1926, è nostro: è stato voluto dal presidente di allora. Viene ceduto al comune negli anni trenta, per cui ricorda sempre a voce alta ai nerazzurri l’origine rossonera della Scala del Calcio!

Fino agli anni ’50 non si registrano grandi cose. Ma all’epoca di Happy Days arrivano i primi big e il bel gioco: Gren, Nordhal e Liedholm esaltano i tifosi; arrivano un certo Cesare Maldini (il babbo di Paolino) e José Altafini. E’ Nereo Rocco l’allenatore carismatico che ci fa alzare la prima “Coppa dalle Grandi Orecchie”. E’ un personaggio dentro e fuori dal campo con i suoi aneddoti in dialetto friulano. Bellissima la risposta rifilata a un giornalista che gli urla: “Mister, che vinca il migliore!” e lui: “Speremo de no!”. Lo sai che il record di Altafini di 14 reti in una sola edizione di Coppa è stato eguagliato solo da Messi e battuto da CR7?  Ma non è finita: nel ‘68 nasce la Fossa dei Leoni, per anni modello per parecchi gruppi di ultras italiani; Gianni Rivera è il primo italiano a vincere il Pallone d’Oro; verso la fine degli anni ‘70 esordisce il futuro grande condottiero Franco Baresi.

Insomma, da sempre siamo pionieri in campo e sugli spalti.

Ok, va bene, dai… per la gioia degli altri retrocediamo due volte. Poi però la musica cambia. L’allenatore più “vip” dopo Rocco si chiama Arrigo Sacchi. Romagnolo sanguigno ama gli schemi di gioco, non si accontenta di difendere, ma esige pressing a centrocampo e spettacolo là davanti! E’ rivoluzione! Baresi, Galli, Tassotti, Maldini (il figlio di Cesare lanciato da Liedholm a 16 anni), Costacurta; Donadoni, Ancelotti, Colombo; Gullit, Van Basten, Evani, Massaro. Ne cito solo alcuni… E’ il periodo in cui la mamma dodicenne si affaccia al mondo del calcio e si innamora di due calciatori: Van Basten e Maldini. E’ calcio spettacolo; non solo i milanisti, ma anche tanti altri si svegliano la notte per vedere il Milan giocare in Intercontinentale. La squadra entra nella storia tanto che tutt’oggi è reputata la migliore in assoluto insieme all’Olanda di Cruijff. Procediamo con le vittorie sotto l’occhio vigile di Don Fabio Capello e di Carlo Ancelotti. Il gioco si fa più moscio, ma la bacheca si arricchisce sempre di più. Sugli spalti ci lustriamo gli occhi: Baggio, Savicevic, Boban, Weah, Shevchenko, Rivaldo, Ruy Costa, Kakà, perfino David Beckham e Ronaldinho. Senza dimenticare gli italiani Maldini, Nesta, Inzaghi, Pirlo, Gattuso, Ambrosini. Meritano una menzione speciale Marco Simone e Leonardo, Jaap Stam e Cafù, Serginho e Seedorf. Mica robetta… e tanti altri. Citarli tutti è impossibile, ci vorrebbe una pagina intera di nomenclature.

La mamma ha vissuto in modo speciale lo scudetto del ’99: sofferto, insperato e durante la preparazione della tesi di laurea. Mi portavo i libri a San Siro! Per non parlare del 28 maggio 2003, quando abbiamo alzato la Champions davanti alla Gobba.

L’ultima vittoria importante è datata 2011 e firmata Max Allegri con i suoi Ibrahimovic, Thiago Silva, Boateng senza dimenticare la cara vecchia guardia Pippo-Gattuso-Pirlo-Nesta-Zambrotta.

Seguono i deliri berlusconiani, il “lascio-non lascio-ma forse lascio” su cui non mi dilungo se no mi becco una denuncia. Il resto è (triste) storia attuale con una sola gioia: la vittoria contro la Juve in supercoppa a Doha. (E’ sempre fantastico batterla anche se si trattasse di una partita a briscola).

Giovedì notte, mentre io e te dormivamo insieme nel lettone, è successa l’ennesima solita nostra tragedia: ci hanno eliminati dall’Europa League. Abbiamo giocato in modo vergognoso e la dirigenza a fine gara non ha certo aggiustato il tiro. Ma, vedi, noi cadiamo e ci rialziamo. Dal buco di vittorie dai primi anni agli anni ’50; dalla B al trio olandese; da Istanbul ad Atene;  da Farina a Berlusconi al mistero post-berlusconiano. A Elliot. Ci siamo sempre rialzati! E lo faremo ancora.

Per cui buon centodiciannovesimo compleanno, Diavolo di un Milan!

 

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