(di Simone Orom Samorani)

L’amarezza di giovedì sera ancora si fa sentire nel caffè di questa mattina senza zucchero.
Siamo fatti per giocarci in quelle notti europee, siamo stati abituati a starci in quelle notti di grande calcio. Che sia la serie B della coppa dalle grandi orecchie o no, siamo fatti per giocarci di sera durante la settimana.
L’amarezza di giovedì sera ancora si fa sentire sulle carrozze di questo treno direzione e capolinea Milano.
La cosa che più mi fa innervosire è la velocità che ci mettiamo tutti a salire e a scendere da questo carro che con qualche toppa ancora spinge da novembre 2017.

Ricordarsi da dove si viene.
Voi ve lo ricordate?
Non è una giustificazione a tutto questo ma voi ve lo ricordate?

Io me lo ricordo, a volte ancora sogno il goal di Brignoli, la disfatta di Verona e tante altre partite finite con il dito puntato.
Ma infondo infondo, il dito puntato ce l’ha sempre lui.
È difficile togliersi la maglietta del Milan numero 8 e vederlo solo come un allenatore. Lo so, è difficile per me che del liceo ha fatto anni di gloria.
È difficile non trovare alibi, vedere l’infermeria e pensare che siamo sfortunati.
Pensare alla partita di Atene a attaccarsi agli episodi.
È difficile non trovare scuse quando tutto ti rema contro.
Ma lui non ha bisogno di alibi.
Le vostre critiche se le mangia a colazione.
Le nostre imprecazioni le trasforma in flessioni scatti e tattica.
Ho visto delle facce deluse dopo giovedì, delle facce di giocatori che giocano e corrono dietro un pallone prima di tutto per quell’uomo che seduto non ci sta mai.

E allora, ragazzi miei,
Finché,
25 giocatori
Una presidenza tutta nuova
Lo staff tecnico
I dietro alle quinte fino a quello che da lo straccio a Milanello,
seguono e vogliono quest’uomo io non mi sposterò mai di un millimetro come lui non si è mai spostato per tutte le volte che siamo scesi e saliti dal carro di domenica in domenica.

C’è un quarto posto da centrare
Un talento brasiliano da accogliere
Una finale di supercoppa da giocare a viso aperto
Qualche giocatore da curare
E soprattutto, tanta fame di tornare ad essere quella squadra di cui tutti hanno sempre avuto paura: in Italia e in Europa.

Scendete adesso se volete scendere, io rimango su, finché morte non ci separi.

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