Ciao Milan, ti aspetto al Dall’Ara l’anno prossimo, magari per giocarti qualcosa in più di un semplice posto in Europa League“. Il 29 aprile dello scorso anno avevo concluso così il mio commento alla nostra vittoria in terra felsinea che ci lasciava in piena corsa per la conquista di un posto nella Coppa meno importante. Dopo otto mesi sono di nuovo allo stadio, con una temperatura molto, ma molto più fredda rispetto alla calura della passata primavera ma con l’obiettivo più nobile di consolidare il quarto posto in classifica, magari allungando il distacco del misero punto che ci separa dalla Lazio in crisi. Si può fare. Anzi, si deve fare.

La sorpresa di Capitan Romagnoli titolare al centro della difesa scalda, si fa per dire, il mio gelido prepartita. Per il resto tutto confermato con il rientrante Suso a destra e Calha asinistra, davanti i soliti due. Il Bologna del traballante Superpippo Inzaghi è Superdifensivo, con Orsolini in panchina e Palacio e Santander in attacco.

Si parte con una fastidiosa nebbiolina che offusca la vista dagli spalti. Nei primi 20 minuti loro non superano mai il centrocampo e ci lasciano completamente il pallino del gioco. Purtroppo non sappiamo affatto sfruttare cotanta timidezza e le uniche occasioni – eufemismo – che riusciamo a creare sono un tiro sbilenco di  Higuain e due conclusioni dalla distanza di Calhanoglu che finiscono in curva. Che pena, finora.

La temperatura è vicina allo zero, forse sotto, e la prestazione piatta e monocorde dei nostri pure. Tutto ciò non contribuisce certo a riscaldare l’ambiente e la serata. La palla circola dalla difesa al centrocampo, poi finisce su un lato, poi di nuovo al centro prima di passare dall’altro lato, salvo poi venire rimbalzata dalla loro difesa senza troppi affanni. Sotto i miei occhi la fascia sinistra si mostra quella meno pericolosa, con Calhanoglu che quando riceve un pallone ne sbaglia due e Rodriguez assolutamente poco propositivo. Calabria, dall’altro lato, è più intraprendente ma non trova in Suso la giusta collaborazione, vuoi per i raddoppi sistematici di Mbaye ed Helander, vuoi per la scarsa vena dello spagnolo.

La tristezza del ruminante gioco rossonero non trova, naturalmente, alcuno sbocco e ci vuole un mezzo errore difensivo dei rossoblù per permettere al Pipita di calciare debolmente da buona posizione una palla che, fino all’anno scorso, avrebbe probabilmente scaraventato in rete.

Fatto sta che l’occasione più ghiotta capita al Bologna con Palacio che, approfittando di un errore di Kessie, si lancia nello spazio e con il destro impegna seriamente Donnarumma. Gigio, perlomeno, è attento e lo dimostra anche pochi minuti dopo facendosi trovare pronto fuori dall’area di rigore per anticipare il Trenza lanciato nel deserto.

Il primo tempo non ha nessun altro sussulto e si conclude a reti inviolate. E’ incredibile la pochezza che siamo riusciti ad esprimere pur mantenendo per 40 minuti il pallone tra i piedi. Loro sono di una modestia tecnica e tattica imbarazzante, non vincere oggi sarebbe davvero un delitto. Dobbiamo svegliarci, in qualsiasi modo!

All’inizio del secondo tempo Santander ha una buona occasione ma cicca clamorosamente il pallone. Mamma mia, questi sono più scarsi dei lussemburghesi.

Al  52’ Cutrone protegge bene la palla spalle alla porta ma poi tira centralmente. Dopo due minuti, finalmente, un’azione corale e veloce con una doppia triangolazione che vede protagonisti Calha-Kessie-Bakayoko-Higuain ed infine ancora il turco che, però, tira al lato di un amen. Visto? Ci vuole davvero poco per portare un minimo di pericolosità alla porta di Skorupski. Forza, mettiamoci un po’ di grinta.

Ed invece nulla di nulla. La partita prosegue sugli stessi binari del primo tempo: la palla la teniamo noi ma non sappiamo cosa farne, loro lanciano lungo alla vana ricerca di uno dei due attaccanti e appena perdono il pallone rinculano velocemente in difesa. Insomma, finora è lo spot dell’anticalcio. Chissà cosa sta pensando Ancelotti, colui che ha allenato i due mister ed al quale entrambi dicono di ispirarsi.

Esce Cutrone per Castillejo. Sinceramente tra i due centravanti avrei tolto l’argentino perché se prima con Patrick ce n’era uno in area di rigore ora, con il Pipita che viene spesso fuori per provare a giocare la palla, non avremo più nessuno nei loro 16 metri. Resto basito e, per autoconvincermi di sbagliare, ricordo a me stesso di non avere patentini da allenatore.

Passano i minuti, la nebbia diventa più fitta ed i piedi si ghiacciano. Ma chi me l’ha fatto fare stasera?! Bramo il mio divano ma poi penso che quando c’è il Milan in città bisogna rispondere presente. A prescindere.

Romagnoli è il migliore dei nostri ed anticipa spesso e volentieri i loro attaccanti provando a far ripartire il gioco. Purtroppo quelli davanti sono davvero inconsistenti.

Oltre al comico fallaccio di Palacio sul guardalinee, l’altro evento che scalda noi spettatori rattrappiti dal gelo è l’espulsione di Bakyoko che prende 2 gialli in 3 minuti e ci lascia in 10 dal 75’. Perfetto, ora rischiamo pure di perderla. Entra Josè Mauri al posto del solito, spento Calhanoglu. Nonostante la superiorità numerica il Bologna rinuncia ad attaccare e pensa solo a portare a casa il pareggio. Se poi, vuoi il fato vuoi un errore difensivo, dovesse arrivare qualcosa di meglio, tanto di guadagnato. Insomma l’idea di gioco del Superpippo allenatore è la stessa dell’anno in cui sedette sulla nostra panchina.

Al minuto 83 la tattica di Inzaghi sta quasi per portare i suoi frutti quando Orsolini calcia una punizione laterale velenosissima su cui però Donnarumma risponde presente. Vista la mestizia della serata evito di dirvi che il fallo da cui è stata generata è costato il giallo al diffidato Kessie. Tremo al solo pensiero del centrocampo che sabato affronterà la Fiorentina.

Gattuso, a questo punto fa una mossa alla Catalano, il teorico delle ovvietà che i meno giovani ricorderanno come protagonista di “Indietro Tutta”, e pensando che è meglio pareggiare 0-0 che perdere 1-0, inserisce Laxalt per Suso. L’uruguagio ci mette esattamente 10 secondi per sbagliare il primo pallone che tocca, e continuerà così per tutti i restanti minuti in cui sarà in campo. Nel recupero Palacio, in sospetto fuorigioco, si trova a tu per tu con Donnarumma ma, per nostra fortuna,  scivola incredibilmente. Al minuto 95, infine, il subentrato Destro (oddio, che brutti ricordi) colpisce debolmente di testa e mette la parola fine alla più brutta partita del secolo, credo.

La fortuna vuole che le altre facciano a gara a chi va più piano (l’anno scorso, alla sedicesima giornata, la quarta aveva 8 punti in più dei nostri attuali 27) ma, facendo uno sforzo atroce di ottimismo, non possiamo certo cullarci sul punto guadagnato sulla quinta o sulla seconda partita consecutiva senza prendere gol.

Non si può, infatti, tacere del nulla cosmico unito allo zero assoluto cui abbiamo assistito stasera perchè diventa davvero difficile, caro Milan, trovare giustificazioni ad una prestazione del genere.         

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