Per la prima volta nella mia vita la sacralità mangereccia delle feste di Natale richia di essere interrotta dal nuovo format della Serie A che, emulando la Premier Leauge, ci propina una giornata di campionato proprio nel bel mezzo delle innumerevoli portate. Il boxing day, così lo chiamano oltremanica, per noi milanisti è ancor più  indigesto visto che la partita con il Frosinone si giocherà alle 12:30. Quale occasione migliore per mogli, mamme e suocere per odiare ancor di più il calcio? Fatto sta che mia suocera è una santa e mi permette di sintonizzare la tv su DAZN pur di non rinunciare al pranzo con le nipotine. Sono un uomo fortunato, lo ammetto.

Per uscire dalla crisi di fine anno Gattuso ripropone Cutrone e Higuain in attacco, schierando tuttavia Patrick esterno sinistro con Castillejo a destra al posto di Suso, ennesimo infortunato della stagione, e Calhanoglu mezzala a far compagnia a centrocampo ai rientranti Kessie e Bakayoko. In difesa Musacchio si riprende il posto da titolare accanto a Romagnoli. Il Frosinone si schiera con un prudentissimo 3-5-2, con Pinamonti e Ciano in attacco. Hanno una delle peggiori difese del campionato, occasione ghiottissima per mettere fine alla clamorosa penuria di gol che dura, ormai, da quasi 300 minuti.

Al minuto numero 2 Calabria scodella sul destro di Cutrone la più invitante delle palle gol ma persino il veleno del nostro baby bomber in questo momento è depotenziato e Patrick calcia a lato da 5 metri. Vabbè, ragazzi, allora ditelo. Non difendo Gattuso a prescindere ma se non segniamo nemmeno così, quando?

Castillejo al 5′ calcia forte e centrale senza impensierire Sportiello. Lo spagnolo è tra i più propositivi in questi primi minuti. Al 14′ la punizione da buona posizione di Calhanoglu è lo specchio del momento del turco: fiacco e sballato. Dopo un anno e mezzo sto ancora aspettando i formidabili calci piazzati di Hakan. Dopo pochi minuti Higuain serve bene Castillejo che entra in area, punta il difensore, rientra sul piede buono e calcia sul primo palo un pallone che sorprende Sportiello ma finisce sul montante. Che sfiga! Al 24′ ancora Castillejo impegna l’estremo difensore ciociaro.

Il Frosinone, probabilmente incredulo davanti a tanta impotenza, inizia a tirar fuori la testa dal guscio soprattutto grazie a Chibsah in mezzo e Ghiglione che sulla sinistra entra come lama nel burro. Al 29′ è proprio l’esterno frusinate a chiamare in causa per la prima volta Donnarumma con un destro di controbalzo che Gigio devia in angolo.

Con il passare dei minuti perdiamo quelle poche certezze che avevamo acquisito rinunciando anche alla debole spinta volitiva che avevamo mostrato nei primi venti minuti. Gattuso sposta inspiegabilmente Bakayoko, fino ad allora il migliore dei nostri, nella mezzala, forse temendo la furia di Ghiglione, mica Roberto Carlos, e accentrando contemporaneamente Calhanoglu. I frutti di questa insensatezza si palesano subito e lo stesso Ghiglione trova Beghetto libero dall’altro lato ma, fortunatamente, i piedi di quest’ultimo permettono solo una ciabattata in curva. Al 38′ il turco perde una palla sanguinosa nella loro trequarti campo innescando il contropiede di Ciano che, dopo aver condotto palla per 30 metri, va a raccogliere l’assist di Maiello e deposita tranquillamente in rete. Non ci voglio credere. Fortunatamente l’azione è viziata da un netto fallo dello stesso attaccante ciociaro su Calhanoglu e il VAR ci viene in soccorso inducendo l’arbitro ad annullare.

Bakayoko torna immediatamente davanti alla difesa ma nemmeno lo scampato pericolo ci risveglia dal torpore e al 45′ andiamo a riposo sullo 0-0, allungano di altri 45 minuti la nostra astinenza in zona gol. Mi butto sulla pasta al forno e provo a non pensarci.

La ripresa inizia con gli stessi uomini ma con un ennesimo cambio tattico di Gattuso che sposta Rodriguez e passa a 3 dietro. Mah.

Al 51′ Castillejo crossa basso per Cutrone che calcia a botta sicura ma trova la ribattuta decisiva del loro centrale difensivo. Il gioco, se così vogliamo definirlo, è come sempre stagnante: la sensazione è che l’allenatore non abbia idee e che i giocatori non abbiano la minima voglia di aiutarsi ed aiutarlo. Emblema di questa triste situazione sono i due dotati di maggior classe tra gli 11 titolari, ossia il Pipita e il n. 10 che corricchiano spocchiosamente per il campo senza provare ad incidere, senza tentare la giocata, senza prendersi la minima responsabilità. 

Al 70′ è ancora Donnarumma decisivo sul solito Ghiglione che, accentratosi in mezzo al campo, calcia velenosamente sul palo lungo costringendo Gigio a distendere tutto il suo metro e 96 per arrivare a deviare in angolo.

Gattuso fa due cambi: toglie il volenteroso ma fumoso Castillejo per Laxalt e da’ ancora minutaggio a Conti sostituendo Calabria. Non avendo schemi d’attacco, al 76′ proviamo a trovare il gol su palla inattiva con Romagnoli che incorna bene il corner di Calhanoglu ma Sportiello è attento e blocca.

Negli ultimi 15 minuti proviamo a fare quello che avremmo dovuto fare dall’inzio, cioè chiuderli in area di rigore mettendoci un minimo di impegno in più. Calhanoglu cambia ancora ruolo e viene spostato dietro le due punte. Higuain calcia alle stelle al minuto 83 poi, all’87’, serve bene l’accorrente Kessie che, dal limite dell’area, tira debolmente e a lato pur non essendo pressato. Un minuto dopo ancora il Pipita ha un’occasione clamorosa: Calhanoglu lo pesca solo soletto all’altezza del dischetto ma il destro di Gonzalo ricorda quello di tutti gli ultimi numeri 9 del Milan e finisce in curva. A questo punto comincio a credere davvero alla maledizione perchè è impossibile che in quattro mesi colui che era, a detta di tutti, il più forte centravanti degli ultimi 5 campionati di Serie A si sia trasformato in un mix tra Destro e Bacca.

L’antica legge del “gol mangiato-gol subito” troverebbe immediata applicazione se non avessimo la fortuna di avere un (quasi) ventenne prodigioso in porta che, al 92′, strozza in gola l’urlo di gioia dello Stirpe pronto a festeggiare il tiro a botta sicura di Ciano dall’interno dell’area di rigore. Finsice così con l’ennesimo insulso pareggio a reti inviolate che comporta l’ennesimo doloroso passo falso visto che le vittorie, nel pomeriggio, di Lazio e Sampdoria ci hanno fatto precipitare al sesto posto.

Le colpe sono evidentemente di tutti, dirigenti, allenatore e giocatori, ma le decisioni spettano a pochi. Per evitare, quindi, di assistere ancora ad una triste stagione da “anno zero” urgono prese di posizione forti ed immediate perchè siamo stanchi di vedere il Milan identificato con il numero che rappresenta il nulla.

 

 

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