La prima volta a San Siro avevo dieci anni, c’era una coppa con delle orecchie enormi a bordo campo appena conquistata in terra inglese e quella stessa notte ci giocavamo il secondo trofeo dell’anno. Uno lo avevamo lasciato a “quelli là” che sennò piangevano. Secondo anello arancione, mi affaccio e sembra di essere in campo. Mi aggrappo alla maglia di Baggio di mio padre e resto in silenzio.
3, 2, 1.

Un ragazzo a tutta velocità attraversa il campo come se fosse l’ultima corsa della sua vita e calcia un pallone in curva. Peccato che quella sarebbe stata l’ennesima di tante corse alla stessa velocità. Perché per lui non c’era differenza tra Milanello e San Siro. No, lui dava sempre tutto.
Gli anni poi, sono passati sia per me che per lui. Io iniziavo ad andare allo stadio con gli amici e lui iniziava a sedersi in panchina dopo aver subito un infortunio all’occhio piuttosto grave. Eppure, anche quando si accomodava a bordo campo, la sua voce si sentiva che io fossi sugli spalti o sul divano.

Non sono qua a idolatrare un ragazzo che tecnicamente probabilmente veniva dopo anche il porta borracce. Non sono qua a piangere sui ricordi del passato pensando a tutto quello che ha sudato per questi colori. Non sono qua a sperare di ritornare a vincere tutto quello che ha vinto da giocatore ora da allenatore. E non sarò certo io all’altezza per ricordavi a tutti voi che cosa Gennaro Ivan Gattuso ha fatto per questa società.

Oggi è suo compleanno e quando è il suo compleanno è anche un po’ il mio, il tuo, il nostro. Perché quando pensi al Milan pensi alla bandiera numero 6 sventolata anche domenica scorsa a San Siro, al capitano da quest’anno a contatto con i giocatori, a qualche altro fenomeno che ha compiuto prodezze per questi colori e a lui. Io penso a lui.

Un po’ perché ci sono cresciuto tra campi provinciali e serie leggermente maggiori chiedevo sempre la 8. Un po’ perché oltre ai portieri (che entrano sempre prima dei giocatori) è stato il primo giocatore visto dal vivo con la pelle rosso nera. Un po’ perché ho sempre difeso il suo sacrificio e i suoi kilometri partita dopo partita e un po’ perché Gattuso se gioca per te lo ami se gioca contro di te lo odi.

Sì perché senza Gattuso non ci giochi con Seedorf Pirlo Kakà Sheva e Pippo.
Senza Gattuso non ti viene la fame, quella dei grandi campioni.
Senza Gattuso certi bambini non chiederebbero la numero 8 nelle loro squadre provinciali.
Senza Gattuso oggi, saremmo tutti quanti un po’ meno milanisti.

Auguri graffio dell’anima, auguri mister, auguri Rino!

(di Simone Orom Samorani)

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