Per assaporare davvero il gusto e l’adrenalina di certe vigilie sarebbe necessario innanzitutto giocarsi qualcosa di diverso dalla Supercoppa italiana, ci vorrebbe, poi, la giusta tensione senza il fastidio portato dalle continue voci di mercato e, infine, non dovrebbero esistere gli infortuni più o meno diplomatici, non ci è dato saperlo, a rovinare ancor di più l’attesa della partita.

Fatto sta che arrivo a questo Juventus-Milan con il morale sotto i tacchi, figlio non solo dell’evidente disparità che esiste tra le due squadre ma anche della pessima gestione del caso Higuain, sia da parte del calciatore sia da parte della società. Provo a resettare tutto perchè la partita si deve ancora giocare quindi…animo e che Allah ce la mandi buona, visto che giochiamo in Arabia Saudita.

La febbre sospetta del Pipita lo relega in panchina, al suo posto il centravanti più prolifico della rosa, affiancato da Castillejo e Calhanoglu. In difesa Calabria si riprende la maglia da titolare e Paquetà viene confermato a centrocampo accanto alla diga nera formata da Kessie e Bakayoko. Quelli là recuperano Cancelo ma devono rinunciare a Mandzukic schierando Douglas Costa vicino a Dybala e Cristiano Ronaldo.

Bakayoko parte con la giusta “cazzimma” e in 60 secondi prende a spallate l’intero centrocampo della Juve. Bravo Tiemouè, è lo spirito giusto. Al 4’ Cancelo fa fuori Ricardo Rodriguez con un doppio passo da fuoriclasse e serve Douglas Costa il cui sinistro a giro esce veramente di un nulla. Uff, che brivido! Bentancur entra durissimo su Bakayoko ma l’arbitro non estrae il cartellino. Cominciamo bene. Dopo pochi minuti Juve ancora pericolosa dal lato destro con il duo Douglas Costa-Cancelo che, in diagonale, sfiora il palo. Da quel lato li soffriamo tremendamente. Banti, nel frattempo, fa capire che non ce ne farà passare liscia nemmeno una e ammonisce Calhanoglu per un intervento molto più veniale di quello subito dal nostro gigante d’ebano una decina di minuti prima.

Al 24’ Tiemouè da due passi non riesce ad approfittare dell’uscita a vuoto di Szczesny su un corner. Miseria quanto siamo legnosi in certi frangenti. La potenziale occasione ci galvanizza e, minuto dopo minuto, prendiamo campo. Paquetà mostra un paio di colpi da brasiliano vero, in particolare una ruleta spettacolare con cui viene fuori dal pressing dei gobbi servendo Calha di tacco. Scatto in piedi sul lancio del turco che manda Cutrone tutto solo verso la porta bianconera ma Patrick viene fermato immediatamente dal guardalinee per un fuorigioco che non sembra esserci. Scusate, ma il protocollo non diceva che in caso di dubbio bisogna far finire l’azione e poi, eventualmente, controllarla al VAR? Mah, immerso nei miei dubbi mi rimetto a sedere sul divano e poi sobbalzo di nuovo, imprecando, quando Matuidi, 1 minuto dopo, in nettissimo off-side, viene prima lasciato segnare con la terna che, solo dopo aver visto le immagini, annulla giustamente la rete. Ma allora il protocollo esiste, è l’applicazione che è evidentemente diversa. E allora ditelo, no?!

La partita prosegue equilibrata nonostante la palese differenza tecnica tra le squadre, soprattutto a centrocampo dove ogni pallone che deve essere controllato dai nostri necessita di un’Ave Maria detta bene mentre loro lo mettono giù e lo controllano manco avessero un telecomando al posto dei piedi. Al 41’ CR7 per poco non ci purga con una semirovesciata sporca su cross di Douglas Costa poi, 3 minuti dopo, è Calhanoglu ad impegnare il codice fiscale polacco con un destro da buona posizione. 0-0 all’intervallo con la sensazione che se solo osassimo un po’ di più potremmo far male. Ma comunque non mi lamento.

Pronti via nel secondo tempo e Calhanoglu riceve al limite dell’area di rigore, va per accentrarsi ma viene fermato, la palla arriva al Baby Bomber che non ci pensa su due volte e scarica il sinistro in pieno sulla traversa. Che sfiga!

Ora dominiamo a centrocampo ma, arrivati al dunque, siamo fumosi e poco incisivi, come spesso accade. Ed infatti al 50’, in ripartenza, Kessie porta palla fino ai 20 metri e poi sbaglia il passaggio per l’inserimento di Paquetà che sarebbe andato in porta. Al 54’ Ronaldo invoca un rigore per un tocco di mano di Zapata in area. Il braccio sembra abbastanza attaccato al corpo e il pallone viene calciato da nemmeno mezzo metro ma, obiettivamente, quest’anno ho visto concedere rigori molto meno evidenti. Castillejo si danna l’anima ma pecca sempre di lucidità e cattiveria al momento giusto. L’agonismo è dote che, invece, non manca affatto al Baby Bomber quando recupera un gran pallone su Cancelo, chiede l’uno-due a Paquetà che, però, non gli restituisce la palla. Poco dopo è Calhanoglu a tirare di poco fuori.

E’ opinione diffusa che se non si sfrutta il momento favorevole il calcio sa essere crudele. Ed infatti al 61’ Matuidi serve Pjanic ai 30 metri, il bosniaco, non essendo pressato a dovere, ha il tempo di alzare la testa e premiare l’inserimento di Ronaldo scattato sul filo del fuorigioco. La spizzata di CR7 trova Donnarumma poco reattivo – anche se il colpo di testa è davvero da 5 metri – e porta i gobbi in vantaggio. E ora come la recuperiamo sta partita?

Al 68’ Dybala chiede il triangolo a Matuidi che è in fuorigioco di 2 metri e poi va raddoppiare. Anche stavolta il protocollo VAR viene applicato alla lettera, l’azione termina e poi il gol viene annullato. Gattuso toglie Castillejo e Paquetà e fa entrare Borini e il febbricitante (?) Pipita, probabilmente all’ultima apparizione in rossonero.

Al 72’ un fallaccio di Matuidi su Calabria non viene ritenuto meritevole di cartellino. Tempo 60 secondi e Kessie interviene allo stesso modo su Emre Can, con piede a martello che prende prima lo stinco e poi il piede avversario. Naturalmente per il nostro scatta il cartellino: prima giallo poi, dopo consulto VAR, rosso. Incredibile. Mi chiedo come si possano giudicare in modo così diverso situazioni così simili nella stessa partita, anzi quasi nella stessa azione?

Se recuperare lo svantaggio era difficile, ora diventa praticamente impossibile ed infatti loro fanno girare palla come meglio credono ma, fortunatamente, non affondano. Al minuto 82 Calabria finisce sul taccuino di Banti e così, lunedì prossimo a Genova, saremo costretti a fare a meno anche di lui.

Non mi resta che sperare in un sussulto di orgoglio, in una botta di culo per sovvertire ciò che sembra già scritto. Ci buttiamo tutti avanti, difensori centrali compresi, alla disperata ricerca del pareggio. Ad un minuto dal termine dei 90 regolamentari Zapata serve Calhanoglu sulla destra, sul cross radente del turco si avventa Conti che viene falciato dalla scivolata scomposta di Emre Can. E’ rigore, questo! Ma Banti, naturalmente, lascia correre. “Andrà al VAR, non può non rivederlo” mi faccio coraggio. Ed invece l’arbitro non solo decide di non chiedere l’aiuto della tecnologia ma ammonisce persino Romagnoli – diffidato e, quindi, terzo assente con il Genoa – che da capitano aveva tutto il diritto di andare a chiedere spiegazioni.

Finisce con Higuain infuriato ma con la valigia già pronta, con la Supercoppa alzata da quelli là e con la solita, fastidiosa sensazione di aver subito l’ennesima ingiustizia. 

 

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