Riparte, finalmente, il campionato che scollina dopo il giro di boa. A Genova, in orario improponibile per un giorno feriale, ci aspettano i rossoblu di Prandelli in una trasferta da sempre insidiosa, a maggior ragione oggi che siamo privi di ben tre squalificati, che vanno ad aggiungersi agli infortunati di lungo corso ed al centravanti che ci doveva riportare nell’Europa che conta e che, invece, ha preferito svuotare l’armadietto in fretta e furia. Lo squalificato Gattuso, infatti, ha saggiamente deciso di non convocare Higuain, ormai ex giocatore del Milan destinato a raggiungere Sarri a Londra. Se me lo avessero detto quattro mesi fa non ci avrei scommesso nemmeno 1 centesimo.

Abate viene preferito a Conti sulla destra (e mi chiedo il perchè) mentre Musacchio prende il posto dello squalificato Romagnoli accanto a Zapata. Centrocampo offensivo con Calhanoglu e Paqueta, all’esordio in A, mezzali mentre, in attacco, probabilmente per equilibrare tali scelte, Borini viene preferito a Castillejo, con Cutrone e il rientrante Suso a completare il reparto. Anche loro devono fare a meno del bomber Piatek (mai squalifica fu più provvidenziale visto quello che probabilmente accadrà a breve, ossia la formalizzazione del passaggio in rossonero del polacco) e in attacco si affidano a Kouamè e Pandev come terminali offensivi del nuovo 4-4-2 varato dall’ex CT della Nazionale.

Nei primi minuti la cosa che subito balza all’occhio è l’inutilità di Borini: tocca due palloni e li spedisce entrambi in fallo laterale, poi prova l’anticipo su Bessa e lo stende beccandosi l’ammonizione. Come inizio, non c’è male. La sfiga, compagna di quasi tutto il 2018, decide di non abbandonarci nemmeno con l’anno nuovo e al 12′ colpisce il più in forma della squadra, ossia Zapata, che per contrastare il tiro di Kouamè si stira ed abbandona il campo. Stante l’assenza di centrali in panchina, Abate scala di fianco a Musacchio ed entra Conti.

Il Genoa è nettamente più vivo di noi e comincia a farsi pericoloso con Biraschi il cui destro a giro si alza di poco sopra la traversa. Al 23′ Kouamè manda di poco al lato il colpo di testa su calcio d’angolo di Lazovic. Due minuti dopo è proprio l’esterno rossoblu a mettere in crisi Rodriguez e calciare forte verso la porta, trovando la provvidenziale deviazione di Donnarumma. Soffriamo come bestie, Borini è inesistente così come le due mezzali, il solo Bakayoko prova a dare peso e geometrie a centrocampo, persino Conti non sembra entrato affatto bene e Cutrone non viene mai servito.

Calhanoglu batte un calcio d’angolo rasoterra mandandomi in bestia e certificando la sua crisi totale che dura da maggio scorso. Al 27′ lo scambio al limite dell’area tra Bessa e Pandev porta il primo a presentarsi da solo davanti a Gigio che, però, resta in piedi e respinge il piattone dell’avversario. Al 31′ è Bakayoko a rischiare l’autogol per anticipare Pandev ma, ancora una volta, Donnarumma è reattivo e blocca.

Il gioco, se così vogliamo chiamarlo, di questa prima mezz’ora è identico a quello penoso offerto nelle due precedenti trasferte di campionato, contro Bologna e Frosinone. Con lo sconforto che si impadronisce di me assisto prima ad un colpo di testa che Kouamè fortunatamente indirizza al lato e, poi, ad una punizione dal limite dell’area che Calhanoglu spedisce malamente in curva. Il mago dei tiri da fermo, in due anni, non lo abbiamo mai visto.

Al 44′, quando non aspetto altro che l’intervallo, rischiamo di passare immeritatamente in vantaggio. Cutrone parte in contropiede e prova a cambiare gioco su Suso, Criscito intercetta di testa e respinge un campanile su cui si avventa Paquetà che al volo, con l’esterno sinistro, colpisce il palo alla destra di Radu. Grazie sfiga per non abbandonarci mai!

Si va negli spogliatoi sullo 0-0 e con la certezza che, giocando così, potemmo schierare anche Pelè come centravanti ma il risultato probabilmente sarebbe lo stesso.

Nel secondo tempo si nota subito un atteggiamento diverso da parte della squadra. Bakayoko, il più positivo anche nei primi 45′, giganteggia a centrocampo e si inserisce benissimo in area di rigore ma Cutrone non trova il tempo di calciare sullo scarico palla. Sale in cattedra anche Paquetà che inizia a far intravedere giocate da brasiliano vero, con annessi pro e contro. Parto dai contro: al 52′ sulla linea del fallo laterale salta l’avversario con un irridente sombrero in bicicletta, stile Neymar, ma poi si ostacola con Conti e lancia il contropiede avversario che, per fortuna, non ha esito. Al 68′ tenta la giocata a centrocampo ma perde palla e, sugli sviluppi dell’azione, Donnarumma è miracoloso sul destro deviato di Veloso e sul successivo tentativo di tap-in di Bessa. E ora veniamo ai pro, sicuramente superiori ai contro: mostra una personalità importante, unita ad una buona fisicità, tecnicamente non si discute ed infatti si libera dell’avversario con una facilità irrisoria e, al 54′ ed al 61′, premia l’inserimento di Borini in area di rigore con due palloni deliziosi, sul secondo dei quali Radu si supera ma Orsato non vede la deviazione. Ancora il brasiliano al 65′ si trova tutto solo a colpire di testa nel cuore dell’area di rigore ma schiaccia malamente la palla senza impensierire il portiere genoano. Insomma, secondo tempo sugli scudi per il nostro Lucas.

Suso e Calhanoglu, al contrario, non incidono affatto, il primo si fa spesso anticipare, il secondo sbaglia tutti i calci piazzati. Allora ci pensa Bakayoko a suonare la carica. Stoppa, imposta e si inserisce. Confermo quanto detto un mesetto fa: uno così forte a centrocampo non lo vedevo da decenni. Biglia farà davvero fatica a riprendersi la maglia da titolare. Al 71′ Tiemouè recupera l’ennesimo pallone e lo smista su Suso che ne salta un paio prima di servire la sovrapposizione di Conti. Il buon Andrea conferma di essere decisivo quando entra in area di rigore e mette un perfetto cross arretrato su cui arriva Borini che calcia forte e centrale e ci porta in vantaggio. Ma vieni!! E’ un gran bel segnale quello di passare in vantaggio grazie a colui che aveva giocato peggio fino ad allora!

Mi preparo al quarto d’ora finale di sofferenza assoluta. Ed infatti, tempo 2 minuti, e Veloso, su respinta della nostra difesa, scaraventa un bolide di controbalzo che solo un portentoso Donnarumma riesce a deviare sulla traversa. Pericolo scampato e statua per Gigio.

Serriamo i ranghi  con Bakayoko supportato da Josè Mauri che prende il posto di Calhanoglu. Abate si conferma ottimo difensore centrale e, insieme ad un positivo Musacchio, non ne fa passare una. Al minuto 82 partiamo in contropiede, Borini allarga per Cutrone (gara di sofferenza la sua ma mai una corsa risparmiata, mai un rimbrotto ad un compagno…prendi nota mentre chiudi la valigia, Pipita) che vede e serve Suso dall’altro lato del campo. Lo spagnolo si invola verso il portiere, resiste al rientro del difensore e chirurgicamente punisce il Genoa con un destro che bacia il palo largo e si insacca. E andiamo! E andiamo!

Negli ultimi minuti controlliamo agevolmente il vantaggio e non rischiamo praticamente nulla, portando a casa 3 punti fondamentali che ci riportano da soli al quarto posto.

Grazie ai miracoli di Gigio e con Bakayoko davanti alla difesa abbiamo drasticamente ridotto il numero di gol subiti, con Paquetà in mezzo al campo ne abbiamo notevolmente aumentato il tasso tecnico, con Cutrone davanti sappiamo che l’impegno non mancherà mai e che di gol ne fa spesso. Ma di certo non basta. Ora, nel pieno del calciomercato, ci aspettano 15 giorni tremendi in cui incontreremo 2 volte il Napoli di Carletto a San Siro e faremo visita alla Roma. Partite di fuoco nelle quali, si spera, potremmo contare su chi, finora, ha dimostrato di avere la pistola fumante e la mira giusta. Il quarto posto è lì, ben definito nel mirino.

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