C’è un momento molto bello che ci lega, una volta in più, a Carlo Ancelotti.

https://www.youtube.com/watch?v=vkFoZz1yzjQ

Questo momento è racchiuso in questo video che, fortunatamente, è ancora reperibile e speriamo rimarrà longevo grazie al sempre utile youtube. E’ un momento dove il tifoso si identifica in qualcuno e quel qualcuno si identifica nei propri tifosi: l’esaltazione dello sport.

Il Milan era appena tornato vittorioso da Atene con la coppa, la nostra coppa, e San Siro si riempiva a festa per celebrare i suoi eroi. La serata scivolava via festosa condotta dal cuore rossonero Teo Teocoli, ma c’è sempre nel gruppo qualcuno che deve rubare la scena e cominciare a fare il mattacchione con microfono e cori.

Bene, chi si poteva aspettare mai Carletto nostro col microfono in mano che guida l’intero stadio?

Eppure è andata proprio così ed in fondo non c’era mica da stupirsi, perché davvero Carlo è uno di noi, uno genuino, uno di quelli coi quali ti vedresti la partita al pub.

Questo video è bellissimo: Carlo parte emozionato, forse è anche brillo, anzi probabilmente ad un millimetro dal dichiararsi ubriaco.

Parla, balbetta, si ferma e poi riparte. Ringrazia tutti e poi chiede silenzio. Fa partire il coro “Forza lotta vincerai…non ti lasceremo mai!” perché questo coro se lo porta dentro al cuore dalla notte di Manchester del 2003.

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Particolarmente gustoso il momento in cui, se prestate attenzione, Ancelotti dice “quando abbiamo vinto a Manchester la Coppa dei Campioni”.

Ecco la chiama proprio alla vecchia maniera, forse perché lui quella Coppa dei Campioni l’ha alzata in campo anche da gladiatore con quella fantascienza che è stata il Milan di Arrigo Sacchi.

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Troppe volte l’Ancelotti allenatore ha sminuito il ricordo di quello che è stato anche l’Ancelotti calciatore.

Ma chi ha il cuore rossonero non può dimenticare che proprio lui con una delle sue solite cannonate ha dato il via ad una delle più scintillanti serate della storia rossonera in Europa. Chiedere informazioni a Madrid dove quel 5-0 è una macchia che anche a distanza di anni non se ne va dalla candida divisa dei madrileni.

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Celebre l’aneddoto di Sacchi che convinse Berlusconi a comprare quel giocatore dal ginocchio fragile, ma dalla testa lucidissima. La lettura del centrocampo e più in generale del calcio che aveva Ancelotti in pochi l’avevano in campo a fine anni ottanta.

E così dopo il congedo da calciatore, con tanto di doppietta a San Siro contro il simpaticissimo Verona, ecco che Carlo comincia il tirocinio in panchina a fianco del suo maestro Arrigo nel mondiale statunitense.

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Un mondiale sì a stelle e strisce, ma anche e soprattutto a strisce rossonere visto che l’Italia di Sacchi contava ben 8 milanisti su 22, cui c’erano da aggiungere ovviamente anche i due mister.

E proprio da allenatore Carlo Ancelotti fa il suo ritorno nella sua casa rossonera. Ci torna nel novembre del 2001 ed è l’inizio di una cavalcata lunga otto anni che lo mette dritto nell’olimpo dei tecnici rossoneri in compagnia di Sacchi, Rocco e Capello.

Alla fine della stagione 2001-2002 arriva proprio a Verona una sudatissima qualificazione alla Champions League 2003. Quel pass strappato coi denti, e con le reti di Pirlo ed Inzaghi, diventa argilla con la quale Carletto costruirà la stagione successiva. Milanello torna ad essere laboratorio di calcio finissimo, Pirlo diventa uno dei più forti registi della storia del calcio e così si arriva al 28 maggio 2003. Forza lotta vincerai, Carletto e la squadra prendono alla lettera il coro della Curva e Sheva spiazza Buffon all’ultimo rigore, permettendo così a Paolo Maldini di alzare la sua prima Champions da Capitano, proprio come fece il papà in Inghilterra 40 anni prima.

Storie d’amore, storie da Milan.

Se in Italia l’impero di Carlo Magno raggiunge un solo scudetto nel 2004, aiutato anche dall’arrivo di Kakà, in Europa il suo Milan dà il meglio ma anche il peggio con dei dolorosissimi blackout che però non cancellano anni di grandissimo calcio.

Esempi lampanti sono la disfatta del Riazor dove il Deportivo La Coruna riuscì a ribaltare una partita d’andata magistralmente condotta e soprattutto la lancinante finale di Instanbul, dove oltre all’incredibile epilogo, che già sappiamo, vale la pena ricordare che il Milan nei primi 45 minuti ha espresso un calcio mai visto durante una finale di Champions League. Mai visto.

Ma siccome Carletto è uno cocciuto non poteva mica lasciare il Milan ed i suoi tifosi con quel tragico ricordo. E così dopo due anni ecco che la sorte offre l’occasione del riscatto. Altra finale col Liverpool, stavolta giocata peggio, ma condotta in porto con la doppietta di uno dei suoi pupilli, Pippo Inzaghi.

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Stasera Ancelotti torna per la prima volta da avversario a San Siro e ad aprire la porta di casa sarà il suo figliol prodigo, Gennaro Gattuso.

Sarà bello poter applaudire non soltanto un ex calciatore ed allenatore, ma quella che è stata una colonna della storia del nostro club. Una di quelle colonne da applaudire fino a quando non ci si spella le mani.

Perché Carletto ed il suo sopracciglio se lo meritano al di là della panchina dove siederà stasera.

 

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