(di Sir Valerio Luigi Arlati)

Questa è una storia di cui sono stato onorato spettatore. Una storia che riguarda valorosi uomini,  luoghi degli Dei, epiche battaglie, riscatti, rivincite nella quale il bene, si sa, alla fine trionfa. Sempre. E che come molte storie inizia esattamente come tante altre” 

Era una notte buia e tempestosa

Esatto, la sera del due di Maggio duemilasette è stata climaticamente terribile con un muro di pioggia torrenziale ed un vento che lo faceva scorrere come un sipario che non sapeva se aprirsi o chiudersi. Che poi è un dettaglio risibile se si pensa alla meraviglia calcistica che in quel Teatro, la Scala del calcio, abbiamo assistito. Quella data, scolpita nella grande roccia della Storia del Football, verrà ricordata saecola saecolorum come La Partita Perfetta. Tre a zero allo United di Sir Alex Ferguson ed ennesima finale di Champions League conquistata dal mio Milan.

Al ritorno a casa da San Siro, comprensibilmente non ho sonno. Non posso averlo, scosso dall’adrenalina ancora in circolo. Mi fiondo sulla sedia in cameretta e accendo il PC cercando recensioni, foto, notizie, commenti e quant’altro riguardi la magnificenza sportiva a cui ho appena assistito e che ci ha portato, partendo ad agosto dai preliminari contro la Stella Rossa di Belgrado, in Grecia, patria delle divinità tanto simili a Re Paolo e compagni, per riaffrontare il Liverpool dopo la bruciante batosta di soli due anni prima. (IL FATO – parte I).

Ancora sotto l’effetto Milandichampions apro perfino Outlook per curiosità e vedo una mail, l’ultima arrivata in neretto. Mittente: la UEFA. La apro sospettoso e prudente come per paura di un qualche dannato virus e rimango immobile, fissando il monitor incredulo. Il mio inglese da scuola dell’obbligo mi fa dedurre che sono stato sorteggiato per avere due biglietti per la finale che si disputerà di lì ad un mese. Rileggo pensando di aver mal interpretato. Ma come dice Han Solo nel capitolo VII prima di crepare “E’ vero. E’ tutto vero!” 

Subito dopo gli ottavi col Celtic ho spedito senza troppa convinzione una richiesta per i biglietti proprio come aveva fatto un mio collega gobbo l’anno precedente riuscendo ad avere quelli per Arsenal-Barcellona di Parigi. In preda al panico contatto subito Diego (ai tempi mio compagno di stadio) per chiedere cosa avrei dovuto fare e mi risponde giustamente perplesso dalla mia indecisione che cosa stessi aspettando a confermare l’acquisto. Li compro. Due biglietti al secondo anello in rettilineo a 150,00 euro cadauno. E adesso il sonno è definitivamente evaporato.

I preparativi procedono con un‘ansia che neanche per quelli del matrimonio e fortunatamente senza nessun intoppo. I biglietti mi arrivano tranquillamente a casa con un corriere  corredati dal programma della giornata e altri opuscoli che conservo gelosamente nella mia scatola dei ricordi rossoneri tra vecchi biglietti, abbonamenti scaduti, numeri di Forza Milan e ritagli di Milan Squadra Mia. Il colpo di genio arriva quando di comune accordo sia io sia Diego decidiamo di prenderci tutta la settimana di ferie per ovviare al costo spropositato del pacchetto viaggio organizzato che, sia questo in nave o in aereo, comprendeva il biglietto della partita. Tramite un sito di vacanze online prenotiamo un sette giorni e otto notti in un villaggio italiano a Mykonos , pensione completa, che ci costa solamente 380,00 euro, volo compreso! Scorre tutto troppo liscio perché possa succedere una seconda tragedia (greca) sportiva. E fiduciosi si parte per la Grecia, la culla degli Dei. (IL FATO – parte II).

“Mykonos – La cultura dell’antica Grecia in tutte le sue forme artistiche”

Superata la consueta trafila da sistemazione camera+documenti in villaggio vacanze e aver cenato sbranando ogni portata, prima di uscire a far serata, incontriamo altri due fratelli rossoneri che hanno avuto la nostra stessa idea della settimana premio per vedere la Partita e attacchiamo subito bottone. Simone e Marco…e se c’è Marco Simone è GOL! (IL FATO – Parte III) diventeranno subito amici e nostri compagni di bevute e serate per tutta la settimana scoprendo che come noi anche loro sono abbonati al secondo verde. I giorni (o meglio le notti, perché di giorno si dorme e di notte si esce, che per essere fine maggio c’è già in giro il mondo per tutta l’isola) che ci separano dalla Partita passano rapidi e sorprendentemente tranquilli così che la mattina della finalissima, alle sei, ci ritroviamo al porto muniti di biglietto del traghetto che ci condurrà verso il Pireo di Atene e la Gloria Eterna.

E proprio sul traghetto ecco l’immagine simbolo di quell’esperienza, una figura allegorica che ci si presenta appena salpati e grazie alla quale capiamo che possiamo stare quieti. Steso su un divanetto incontriamo un tifoso dei Reds dormiente con un bel bananone adagiato vicino a lui!

“Harry Kewell e la banana filosofale”

Sbarcati dopo qualche oretta di navigazione e ancora con la banana ben impressa nella mente ci incamminiamo in questa mattinata priva di sole verso lo stadio, quando da un angolo sbuca e si avvicina un lugubre inglese che con fare da Arthur Slughwortin Willy Wonka e la Fabbrica di cioccolato (IL FATO – parte IV) ci offre la banconota viola in cambio del nostro biglietto (dorato) d’ingresso. Lo Stadio olimpico Spyros Louīs si intravede  tra alberi e basse palazzine. Sembra ci osservi col fiato sospeso e le orecchie allungate per sentire la risposta. Ovviamente rifiutiamo scansando l’ometto quasi con disprezzo (direi pure senza il quasi se non ricordo male). Non ci è proprio passata per la testa l’idea di compiere un tale sacrilegio. Siamo qui per sostenere i nostri ragazzi e per vendicarci della disfatta patita circa settecento giorni prima nella vecchia Costantinopoli. Siamo qui per fare la storia e riprenderci la Coppa dei Campioni.

“Un giovane Sir Valerio Luigi Arlati live at Spyros Louīs”

La zona antecedente al bianco stadio, bardato a festa di coccarde blu raffiguranti la coppa in stile ellenico, è suddivisa equamente in due sezioni ed è oramai completamente bagnata un’ impercettibile pioggerellina che ha incominciato a scendere. Una parte della suddivisione è per ospitare i rossi tifosi albionici e una per contenere l’entusiasmo e la voglia di rivalsa dei fratelli rossoneri. C’è di tutto; giochi e passatempi, baracchini per mangiare, gadget Athens UEFA Final 2007 di cui ci siamo riempiti zaini e tasche. Proprio quando riesco a recuperare qualche costosissimo arrosticino si ode uno storico coro provenire dall’ingresso della Milan Zone: “Il Capitano, c’è solo il Capitano!”. Penso immediatamente a Re Paolo. Che sia dietro qualche finestra per salutarci papale prima di indossare le vestigia rossonere, la fascia e scendere in campo? Scorgiamo invece un capannello di ragazzi accodati a Franco Baresi, una divinità che si è fatta carne e calciatore e che, comandando perfino Re Paolo ha portato i colori rossoneri sul tetto del mondo più e più volterimanendo dapprima fedele ai colori durante il periodo più oscuro della Storia dell’Associazione Sportiva. Il Baresi è stato indubbiamente il mio idolo di bambino ed è li a pochi passi da me. Preso da un raptus quasi animalesco butto gli arrosticini bollenti in mano a Diego e mi fiondo verso la calca. Dribblo come Donadoni, scatto veloce come Kakà e vado in marcatura come Sandro Nesta. Sono alla testa del gruppo, spalla a spalla ad una vera e propria leggenda. Apro tremolante il Samsung e mi faccio un autoscatto (antenato dei moderni selfie). Credo che sia in assoluto la foto peggiore che mi sia mai uscita. Franco è regale, autoritario e tranquillizzante come sempre mentre firma autografi ai suoi adepti mentre io sono pietrificato, come colpito dallo sguardo di Medusa, l’espressione è assente ed il collo storto.

“Autoscatto antesignano dei moderni selfie col “Mahatma” dopo essere stato pietrificato dallo sguardo della Medusa”

Autografa anche a me il biglietto della finale che adesso è incorniciato a casa mia insieme al programma ufficiale della Partita. Poesia vera. In seguito incontriamo anche Sua Provvidenza Daniele Massaro (che in quello stadio è stato Eroe tra gli Eroi) e Stefano Nava. Ma ormai è tardi ed il tempo del divertissement è scaduto. Dobbiamo entrare per vedere i nostri dei e i nostri colori trionfare.

Ci separiamo da Marco e da Simone che hanno il biglietto in curva e ci mettiamo in coda per entrare al nostro settore. Davanti noi entrano Claudio Lotito, patron della Lazio e Clemente Mimun. Saliamo incrociando e salutando il bomber Bobone Vieri e scoprendo di essere vicini ai box delle televisioni generaliste e di Sky Sport Italia dove notiamo il Pablito Mundial. Una favola. Ma adesso la tensione c’è e pure tanta. Insieme al pre-gara fatto di balletti e coreografie inizia a pulsare  il classico mal di testa da domenica. Prendo un Moment che porto sempre con me, fumo una sigaretta e poi un’altra. A bordo campo arriva il Fenomeno accompagnato da Galliani con la sua immancabile cravatta gialla. Di nuovo un Moment. Me ne chiede uno anche Diego che non si sa mai. I tifosi del Liverpool intonano Johnny Cash e ruotano le sciarpe che sembrano davvero anelli di fuoco. Fumiamo sigarette in continuazione che non aiutano la testa che pulsa, quando senza accorgerci del tempo che è volato si alza una coppa enorme al centro del campo e vedo i ragazzi entrare in fila indiana sul terreno di gioco. E’ l’emozione più vicina al panico che mi sia mai capitata fino a quel momento. Impossibile essere tranquilli nonostante il FATO sia indubbiamente con noi e la banana per il tifoso del Liverpool sia già pronta. La partita si sta giocando contratta. Fatico a rimanere concentrato durante il primo tempo (tanto che ancora adesso non ricordo bene neanche le azioni). E poi arriva lui, Pippo Mio, l’uomo dei record  e per quella sera protagonista senza eguali. Si dice che basti che gli passi qualcosa di sferico attorno e lui si gira a cercare una rete. Filippo Inzaghi la porta la sente, la percepisce, la annusa, la vive. Figuriamoci se a tirargli addosso è quel capellone dai piedi mozartiani che risponde al nome di Andrea Pirlo. Non si esulta semplicemente, si giubila,mentre finisce la prima parte della battaglia sportiva.

Nel secondo tempo è di nuovo lui a segnare, lanciato dal Bambino d’oro che più di tutti quell’anno merita di vincere qualsiasi cosa tocchi. La posa di Filippo alla bandierina è già mito. La fuga in contropiede del mitico Steven Gerrard ha fatto paura ma tutto sommato si è rimasti circoscritti a quell’unica azione degna di nota. Manca pochissimo ma si è ancora tutti belli tirati, un botox d’ansia sul volto dei presenti. Dietro di me spostato alla sinistra di un paio di posti un signore si lascia scappare che “Abbiamo vinto la settima coppa!”. Gol di Kuyt. Giuro che non è da me ma mi giro rabbioso dandogli del figlio di puttana (se dovesse leggere, ovviamente mi scuso con lui…). Poi come fossero tre tocchi di campane angeliche che arrivano dall’alto dei cieli l’arbitro dice che va bene così, a posto, congratulation AC Milan. Sono stravolto neanche avessi giocato io. Ci facciamo qualche foto ricordo e anche se va un filo meglio di quella col Capitano lo sguardo è un mix di estasi, felicità, sofferenza e nonsvegliatemidaquestosogno.  Si dice che non ci sia emozione più grande del giorno in cui ti nasce un figlio. E’ assolutamente vero e adesso che ho due splendide creature lo posso spergiurare sulla mia vita ma un gradino sotto c’è una finale di Champions League vista, vissuta e soprattutto vinta.

“Superpippo sotto la Curva”

Il corteo d’uscita è tutto in festa. Si canta, si sventolano bandiere e si comprano magliette celebrative tarocche (sì, erano già pronte fuori dallo stadio). Ci ricongiungiamo coi nostri due amici abbracciandoci come se non ci vedessimo da una vita. Proseguiamo per  andare al porto della città e passare quello che resta della notte mescolandoci via via ceh passa il tempo e ci si allontana dallo stadio tra tifosi fraterni e tifosi inglesi. Ci fermiamo finalmente a mangiare ad una specie di Subway greco da strada e mentre sto in fila a scegliere quante e quali cose mettere nella mia bella baguette bislunga un tifoso dei Reds si avvicina per congratularsi e dirmi che è giusto così, che dai, una volta per uno non fa male a nessuno. Mah, io onestamente avrei preferito averle vinte entrambi (anche solo perché si sarebbe così evitato lo spiacevole affair Maldini di Istanbul) ma oh, contento lui. Al porto di Atene che già di per sé non è raccomandabilissimo non ci fanno nemmeno sdraiare sulle panchine per dormicchiare. Va bene così, quella sera non potrebbe andare storto proprio niente. Non vediamo l’ora di rientrare a salutare gli altri ospiti rossoneri del Villaggio ma soprattutto quelli di fede nerazzurra che hanno gufato fin da quando ci hanno visti il primo giorno. Giunti a Mykonos per pranzo, mangiamo e ci buttiamo in piscina per tutto il pomeriggio a sbeffeggiare i cuginastri. Ceniamo e ripartiamo per andare in vita senza aver dormito dalla mattina precedente ma del resto chi vuole dormoie adesso che SIAMO NOI, SIAMO NOI, I CAMPIONI DELL’EUROPA SIAMO NOI!!!

E la banana ci aveva già indicato la via.

Sir Valerio Luigi Arlati

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