Per il calcio femminile italiano quella che si sta per concludere è stata una settimana emozionante e al tempo stesso complicata. Domenica allo stadio Silvio Piola di Vercelli si è giocata la sfida scudetto tra Juventus e Milan; hanno vinto le bianconere, con un netto e meritato 2-0 che le porta di nuovo in vetta alla classifica, a +1 dalla Fiorentina e a +5 dal Milan. Il campionato non è finito, ma probabilmente questo risultato estromette le rossonere dalla lotta per il titolo.

La squadra di Carolina Morace ha incassato il colpo e mercoledì ha mostrato sul campo la propria reazione, superando il Sassuolo nel ritorno dei quarti di finale di Coppa Italia. Ad attenderci in semifinale sarà di nuovo la Juventus.

Che abbia una squadra costruita per vincere non si scopre di certo ora, e sarebbe inutile e dannoso negarlo. Ma quello che più ha colpito del match di domenica scorsa non è stata solo la forza palesata sul campo, ma quella sugli spalti. Ad assistere alla partita c’erano quasi 2000 persone, quasi tutte juventine, e si trattava a tutti gli effetti di tifo organizzato. Commentando la sconfitta, la nostra Giacinti ha sottolineato il grande supporto alla loro squadra dei tifosi juventini, aggiungendo come anche le rossonere avrebbero bisogno del “dodicesimo uomo” per portare il Milan lì dove merita di stare. Anche i numeri della Juventus sono ben poca cosa se paragonati a quelli di altre realtà europee; basti pensare che ad assistere a Athletic Bilbao-Atletico Madrid, gara valida per i quarti di finale della coppa spagnola di calcio femminile, c’erano quasi 50000 persone.

Ed ecco che quando si ha lo spunto per ragionare su cosa fare per far crescere ulteriormente il calcio femminile in Italia, arriva, puntuale, il commento del Collovati di turno che riduce il tutto a un “le donne non capiscono nulla di tattica”.

Sono obiettivamente tante le reazioni suscitate da frasi del genere, soprattutto perché non sono isolate. Verrebbe da ricordare a tutti chi è e cosa ha fatto per il calcio Carolina Morace; verrebbe da far notare come le calciatrici di serie A siano tatticamente superiori, e di gran lunga, quantomeno a tutti coloro che si dilettano a denigrarle da dietro un pc, nel caso in cui non ci si volesse spingere a confronti con calciatori uomini. Si potrebbe pure sottolineare che Collovati è stipendiato con il canone Rai pagato anche dalle donne, o che esternazioni non propriamente geniali, del tipo “Cristiano Ronaldo in Italia farebbe panchina” e “Piatek in alcuni momenti mi ricorda Protti”, sono state fatte da uomini. Ma avrebbe realmente senso fermarci a questo? Personalmente, ho sempre pensato che essere milanista fosse un tratto fondamentale della mia identità; sottolineare che posso essere tifosa anche se donna mi sembra talmente sciocco e banale che rimango sempre colpita quando qualcuno afferma il contrario. Ma l’obiettivo non è convincere queste persone, l’obiettivo è far crescere il calcio italiano femminile – siamo ancora indietro, e coloro che conoscono questo mondo sono i primi a esserne consapevoli – e con esso la cultura del calcio femminile.

Perché, tra esternazioni imbarazzanti e battutine demenziali, si sta perdendo di vista una cosa fondamentale: le donne non stanno aspettando che qualcuno consenta loro di entrare nel mondo del calcio, lo hanno già fatto. È questo il “mondo in cui viviamo” di cui ha parlato ieri Gattuso in conferenza. In Italia il calcio femminile è una realtà seria, di cui fanno parte giocatrici, allenatrici e allenatori, dirigenti, giornaliste e giornalisti, tutti altrettanto seri. E ne fa parte soprattutto il Milan, che si sta faticosamente ma orgogliosamente ritagliando un ruolo da protagonista.

Di fronte a tutto questo, possiamo starcene a casa a sentire le parole del prossimo Collovati (perché sicuramente ci sarà) e lasciare che la Juventus la faccia da padrona anche nel campionato femminile, oppure possiamo occupare la posizione che ci spetta di natura in quanto tifosi: accanto alla nostra squadra, sempre, sia essa allenata da Gennaro Gattuso o da Carolina Morace.

A noi la scelta.

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