L’assurdità del calendario di Coppa Italia, salvo imprevisti, mi costringerà a saltare la visione della gara di ritorno. Quando mia moglie, un mesetto fa, mi ha proposto di passare qualche giorno fuori dall’Italia a ridosso delle prossime festività pasquali ho, infatti, acconsentito senza controllare il calendario rossonero. Mai avrei pensato che il ritorno della semifinale si sarebbe giocato a distanza di oltre 60 giorni dall’andata. Avrei potuto inventare qualcosa come faccio di solito, che so un impegno di lavoro, una riunione importante, un’immancabile festa di un amico. Ed invece ho peccato di ingenuità e ne pagherò le conseguenze.

Va da sè che il mio sogno odierno sia quello di una partita a senso unico, il nostro naturalmente, in cui mettere in cassaforte la qualificazione per far sì che il ritorno del 24 aprile sia una semplice formalità. Purtroppo si tratta di un sogno di difficile realizzazione visto che battere la Lazio all’Olimpico sarà complicatissimo, figuriamoci annichilirla come spero.

Dopo aver cambiato la catena di destra contro l’Empoli, Gattuso stasera modifica l’intera fascia sinistra inserendo Laxalt al posto di Rodriguez e Borini al posto di Calhanoglu. In teoria il ragionamento è giustissimo, gli interpreti però mi danno meno sicurezze della coppia di sostituti di campionato Conti-Castillejo che molto bene ha fatto venerdì scorso. Spero mi smentiscano. Inzaghino ha tanti assenti in difesa ma là davanti mette i migliori con il nostro sogno estivo Milinkovic-Savic a guidare il centrocampo e Correa ed Immobile in attacco.

Si parte con le squadre cortissime e attentissime in difesa. Talmente diligenti nel coprirsi da non permettere a nessuno di calciare in porta nel primo quarto d’ora. Ed infatti la prima emozione, se così vogliamo definirla, è un sinistro sbilenco di Paquetà al 16’ che, approfittando della respinta difensiva su un tiro di Bakayoko, calcia male da buona posizione. Kessie prende una “vechietta” sul quadricipite e zoppica. Dai Frank, stringi i denti. Al 24’ Patric è libero di avanzare quasi fino al limite dell’area ma il destro finisce di poco fuori. Poco dopo Romulo si inserisce alle spalle di Laxalt, Romagnoli respinge la palla che arriva a Immobile nel cuore dell’area ma fortunatamente il destro del centravanti va fuori di un niente. Che paura. Passano pochi minuti e Frank “The Thank” alza bandiera bianca, lasciando il posto a Calhanoglu.

Vuoi per l’assenza del carrarmato ivoriano, vuoi per la poca precisione del turco e di Paquetà, vuoi per Acerbi che non lascia respirare Piatek, vuoi per un Suso a cui Federica Sciarelli domani dedicherà uno speciale in “Chi l’ha visto?”, fatto sta che la Lazio inizia a prendere campo mentre noi rinculiamo paurosamente. Al 31’ Paquetà è bravissimo a toccare il pallone e non la gamba di Correa lanciato in area di rigore. Poi è Milinkovic-Savic a calciare di poco a lato dai 20 metri ed, infine, Lucas Leiva tira centralmente in bocca a Gigio. Il primo ed unico tiro nello specchio della porta laziale lo effettua Hakan al 41’ con un destro di rara debolezza. Il primo tempo finisce a reti inviolate ma ai punti i biancocelesti avrebbero senz’altro meritato.

Mi aspetto un secondo tempo più coraggioso ma i segnali, sin dall’inizio, sono sconfortanti: 4-5-1 bloccatissimo e mai un’iniziativa personale, una verticalizzazione, un fraseggio, un movimento che possa liberare lo spazio. L’unica volta che mettiamo piede in area laziale Piatek si fa ribattere il tiro in angolo. Per il resto è un monologo biancoceleste con Milinkovic-Savic che ci prova prima di testa ma mette alto al minuto 59, poi calcia dal limite al 65’ con Gigio che blocca sicuro. Un minuto dopo Correa lascia sul posto il fantasma con il numero 8 e prova il piazzato su cui è ancora sicuro Donnarumma. Lo spagnolo è davvero in serata no e sbaglia qualsiasi cosa. Persino Gattuso non ne può più e lo sostituisce con Castillejo. Dai Samu, un po’ di grinta e di verve, non chiedo molto.

Con il passare dei minuti gestiamo palla non correndo rischi ma senza avere la minima intenzione di provare ad offendere. La nostra prestazione sembra la fotocopia di quella del derby perso all’ultimo minuto: giochiamo per lo 0-0, con la palla che, quelle rare volte che arriva nella loro trequarti, o viene ribattuta o viene giocata all’indietro. Laxalt in questo è magistrale e, ogni volta che ha il pallone tra i piedi, fa 2 metri in avanti, si gira e la smista su Romagnoli. Visto che si gioca per non perdere, con Borini ulteriore terzino aggiunto e Calabria bloccato, né Paquetà, né Calhanoglu né, tanto meno, Piatek riescono a tirar fuori una giocata. L’unico a tentare qualche strappo centrale è Bakayoko che, tuttavia, fa tutto di fisico e perde molte palle sanguinose. Fortuna vuole che là dietro non ci facciamo mai trovare fuori posizione e Romagnoli e Musacchio rimbalzano qualsiasi attacco.

L’unica volta che Immobile si trova una voragine davanti è in netto fuorigioco e a nulla serve il bel pallonetto che va sbattere sul palo interno. Donnarumma si incazza come una bestia con il guardalinee che non ha alzato la bandierina e rimedia il giallo. Gigio stai calmo, la regola dice di lasciar correre e poi sbandierare. Tranne contro la Juve, sia chiaro.

Al minuto 87 registro la nostra unica occasione della partita: dalla destra la palla arriva a Borini in area di rigore che, spalle alla porta, rovescia nell’area piccola; sulla palla svetta Piatek che, però, ha la pistola scarica e il colpo di testa finisce alto. Peccato.

Dopo 3 minuti di recupero e di ulteriore sofferenza l’arbitro fischia la fine. Per la terza volta consecutiva la semifinale con la Lazio finisce 0-0. Ci giocheremo tutto a San Siro, con mio sommo dispiacere visto che, come detto, quella sera sarò costretto a dare forfait. Il 24 aprile tifate anche per me perché mi piacerebbe tanto vedere ancora una volta il Milan giocare all’Olimpico.

 

 

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