• Pa…
  • “Non lo urlare”
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  • “Calma”
  • …ti!
  • “Oh niente, non ce la puoi fare ad aspettare”

Sono ore che combatto con me stesso. Da un lato il cuore e la sua voglia matta di gridare forte il nome del centravanti del Cagliari che ieri ha steso i cuginastri, dall’altra la ragione che mi induce a tacere, ad attendere, a ragionare. Prima di festeggiare bisogna giocare, e vincere, la partita con il Sassuolo. Poi, e solo poi, si potrà eventualmente sfogare la gioia.

Combattuto tra cuore e ragione mi siedo sul divano a soffrire insieme ai quasi 70.000 di San Siro. Se c’è una cosa che non è mai mancata alla tifoseria rossonera è la voglia di tornare ad entusiasmarsi.

Gattuso sceglie l’undici titolare, senza lasciare spazio alle fantasie di molti che immaginavano Suso e/o Calabria in panchina. De Zerbi risponde con il suo classico 4-3-3 con Berardi e Boga accanto a Djuricic falso nueve. Prima da ex a San Siro per Locatelli, uno sul quale personalmente puntavo molto ma che, probabilmente, ha fatto bene a lasciarci.

I primi minuti sono di studio, nessuna delle due squadre prova ad accelerare e a pressare alto. L’unico che si lancia sempre alla rincorsa dell’avversario e che prova a fraseggiare è Paquetà ma né Calhanoglu né Rodriguez lo assistono. Al 10’ il nostro primo tiro in porta lo effettua Piatek che prende palla alla trequarti e calcia debolmente di sinistro quasi dal limite dell’area. Al minuto 13 tutti in piedi per il sentito tributo ad Astori. Manchi a tutti, Davide.

Paquetà continua ad essere il più pericoloso dei nostri e viene anticipato di un niente dall’ottimo Magnanelli che spesso va a fare il terzo centrale della loro difesa. Con il passare dei minuti il Sassuolo prende campo ed inizia a palleggiare benissimo. Tra il 18’ ed il 20’ passano 2 minuti in cui non la vediamo mai e il loro lungo possesso porta Lirola a crossare basso per Djuricic che anticipa d’esterno Romagnoli, chiamando Donnarumma al miracolo in controtempo.

I neroverdi giocano nettamente meglio di noi. Bakayoko perde tanti palloni e troppi contrasti a centrocampo dove il folletto Sensi spadroneggia, la nostra fascia destra è timidissima con Suso ancora una volta non pervenuto e Calabria che soffre tanto l’intraprendenza di Boga. Al 27’ riusciamo ad uscire finalmente dalla loro pressione ed andiamo vicini al gol con Paquetà che, da posizione invitantissima, cicca di sinistro un cross deviato di Suso.

Loro ricominciano a macinare gioco mentre noi non riusciamo mai a trovare il varco giusto. La sensazione è che ci servirebbe un calcio piazzato per sbloccarla. Ed infatti al 34’ guadagniamo un corner dopo il salvataggio di Lirola sul cross di Calhanoglu senza il quale Paquetà avrebbe dovuto solo spingere dentro. Dalla bandierina Suso la mette dentro tagliata, sulla palla si avventano Piatek, che forse la tocca, Musacchio, che probabilmente la devia, e Lirola, che sicuramente la butta nella sua porta. Ma vieni! Non meritiamo il vantaggio ma me lo prendo volentieri.

Bakayoko perde l’ennesimo pallone in fase di costruzione e si becca una pericolosa ammonizione.  Al 40’ Boga punta Calabria, poi rientra sul destro e calcia a giro con la palla che si stampa sul palo esterno. Che rischio, ragazzi. Due minuti dopo l’attaccante ivoriano si invola solo davanti a Donnarumma e lo supera con un preciso pallonetto. Fortunatamente la posizione di partenza è nettamente irregolare e Valeri annulla. L’ultimo brivido del primo tempo lo provoca una punizione di Berardi che Gigio blocca non senza difficoltà. Insomma andiamo al riposo in vantaggio ma consapevoli che loro hanno giocato molto meglio. Urge cambio di rotta.

La seconda frazione ricomincia secondo il canovaccio dei primi 45 minuti: il Sassuolo fa la partita e noi aspettiamo passivi nei nostri 30 metri, incapaci di ripartire. Berardi ci prova subito ma mette a lato. Bakayoko fa un’entrata al limite del cartellino, ma fortunatamente l’arbitro non lo ammonisce. Bisogna sostituirlo perché il rischio di rimanere in 10 è altissimo. Per compensare la possibile ammonizione non comminata a Bakayoko, Valeri pensa bene di estrarre il giallo a Paquetà per una carezza a centrocampo a Sensi. Valli a capire ‘sti arbitri. A questo punto Rino fa una cosa intelligente e sostituisce Timo con Biglia.

Poco dopo Sensi impegna Gigio direttamente da calcio d’angolo. Mamma mia che sofferenza. Il Sassuolo è padrone del campo e ci pressa altissimo, Bakayoko ne ha 3 addosso appena prende palla, Calhanoglu sbaglia passaggi e stop e Suso non è ancora pervenuto. La vedo durissima arrivare al 90’ così. Al 64’ Kessie lancia alla viva il parroco nel loro centrocampo. Sulla palla scattano Piatek e Demiral ma Consigli sembra nettamente in vantaggio. Il portiere emiliano, tuttavia, calcola malissimo il rimbalzo e si fa scavalcare dal pallone; per rimediare alla cappella appoggia una mano sulla spalla del polacco che si stava avventando sulla sfera, Piatek crolla a terra come fulminato e Valeri estrae il rosso nei confronti dell’estremo difensore neroverde. Il VAR conferma che il tocco c’è stato ma, onestamente, se avesse tirato fuori solo il giallo non sarebbe stato uno scandalo. Ad ogni modo, prendiamo, portiamo a casa e speriamo di soffrire di meno.

Fatto sta che il Sassuolo è davvero ben organizzato e, nonostante l’inferiorità numerica, continua a fare la partita: fraseggia stretto, esce a testa alta dalla propria area e quando attacca fa paura, soprattutto dal lato di Boga. Il persistente pressing della squadra di De Zerbi, tuttavia, paga dazio all’uomo in meno ed infatti riusciamo a ripartire pericolosamente in contropiede con Kessie che imbuca per Piatek, il pistolero arrivato al limite appoggia per l’accorrente Frank che, stremato, calcia di punta. Pegolo è bravo e ribatte.

Matri, entrato da poco, calcia sul primo palo al 77’ ma Donnarumma risponde presente. Gattuso, come tutti noi, è incazzato nero perché non riusciamo a gestire un pallone che sia uno. Al minuto 84 si gioca l’ultimo cambio e fa entrare Cutrone per un comunque generoso Piatek.  Patrick, al primo pallone toccato, manda in porta Kessie, Frank rientra con il tacco ma poi viene disturbato dall’ottima chiusura di Demiral che gli sporca il sinistro. Niente da fare, ci sarà da penare fino alla fine.

Al 90’ Calhanoglu fa un fallo stupido al limite dell’area. Gli urlo di tutto perchè già immagino come andrà a finire. Fortunatamente Berardi calcia alto la susseguente punizione. I 5 minuti di recupero sono interminabili, proviamo a perdere tempo come l’ultima delle provinciali ed infatti Rodriguez si fa ammonire e salterà la sfida di sabato con il Chievo. Quando arriva il triplice fischio di Valeri tiro un sospiro di sollievo.

“SORPASSO!” avrei voluto gridare a squarciagola sin dall’inizio, ma la gioia per aver raggiunto il terzo posto viene comunque stemperata dalla consapevolezza che, a livello di prestazione, abbiamo offerto una delle prove meno convincenti della stagione. L’unico dato positivo è che, ad oggi, statistiche alla mano, abbiamo la miglior difesa d’Europa ed è questa la nostra forza.

Lo scorso anno il mese di marzo segnò l’inizio di un evidente calo psico-fisico dopo i due ottimi mesi di gennaio e febbraio, con conseguente sofferenza finale per il raggiungimento del piazzamento UEFA. Non ho le competenze per permettermi di dare consigli a Gattuso ma credo sia indispensabile, quest’anno, gestire al meglio le risorse a disposizione della rosa, anche a costo di lasciare qualche “pezzo grosso” in panchina. Dopo la sconfitta della Roma nel derby, infatti, l’occasione è troppo ghiotta e non possiamo permetterci di non centrare l’obiettivo.

Ad ogni modo, in questo sabato nato cantando per Pavoletti e chiuso con l’allungo deciso sulla quinta, godiamoci la quarta vittoria consecutiva, per quanto immeritata.

 

 

 

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