Sai, Giada, marzo è un mese speciale per un grande personaggio del calcio italiano. Parlo di Giovanni Trapattoni, detto Il Trap, che ha un anno in meno del nonno. Il 17 marzo compie 80 anni!

E’ sicuramente uno dei più grandi allenatori della storia e ha vinto quasi tutti i trofei sia da calciatore che da allenatore; per quanto concerne la sua carriera da Mister ha allenato e vinto in più Paesi: Germania, Austria e Portogallo. Un po’ come il nostro Don Carletto Ancelotti 😊.

Ha giocato nel Milan ed è stata una colonna portante della squadra del Parón, ti ricordo che si tratta del primo team italiano a portare nel Bel Paese la Coppa dei Campioni.

Ben due volte la sollevò e sulle sua capacità di mediano e difensore bisognerebbe chiedere a un certo signor Pelé…

E’ inutile che mi dilunghi sul Trap come calciatore perché ancora non ero nata. I miei ricordi di lui iniziano nel 1985, quando si trovò con la Juventus in finale di Coppa Campioni nell’inferno dell’ Heysel. Allenò la gobba per dieci anni, per poi tornarci negli anni ’90, contribuendo purtroppo a centrare ogni genere di obiettivo. Sempre negli anni ’80 allenò i Parenti Serpenti, vincendo il campionato dei record, quando le vittorie valevano solo 2 punti (tricolore oscurato dai nostri Ragazzi, che hanno riportato in Italia la Coppa dalle grandi orecchie proprio nel 1989. Tiè!).

Erano gli anni della ricchezza, dei paninari, della Milano da bere. Per cui chissenefrega se l’allenatore più scudettato d’Italia non portava innovazione, tattiche d’assalto e calciatori da veroniche e scorpioni. No, lui era il vero italianissimo catenacciaro, ma allo stesso tempo un grande motivatore. Il tuo babbo dice che era famoso perché puntava al pareggio in trasferta e alla vittoria in casa, tattica che però funziona ancora al giorno d’oggi.

Lo ricordo ancora in panchina coni due mignoli in bocca per richiamare l’attenzione, mai fermo durante le gare.

Una macchietta! Ricordo che le immagini TV indugiavano spesso su di lui, perché era davvero unico. Sempre un signore, mai parole di troppo e si distingueva per ironia e simpatia anche ai microfoni.

Se fosse un cantante, sarebbe certamente un rapper per la sua parlantina. “Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”; “Il pallone è una bella cosa, ma non va dimenticata una cosa: è gonfio d’aria” (questa è fantastica); “E’ un derby che, dolenti o nolenti, conta il risultato”; “Sia chiaro però che questo discorso resta circonciso tra noi”; “C’è un solo pallone e bisogna corrergli dietro. Se non lo rincorri fino alla nostra area, sei Ponzio Pilato”. Potrei citarti almeno altre 70 sue massime.

Tuttavia, è proprio nel mese di marzo che si registrò la sua frase più famosa, più esilarante, quella per cui anche i tedeschi iniziarono ad adorarlo: “Ich habe fertig!”. Te la faccio breve: allenava il Bayern Monaco e durante una conferenza stampa del 10 marzo 1998 criticò pesantemente un suo giocatore, Thomas Strunz. Lo sfogo diventò virale, in Germania ridevano per lo strafalcione grammaticale, mentre in Italia sghignazzavamo per il suono che “Strunz” ci ricorda nella nostra lingua.

Unica nota dolente: nel suo palmarés manca il Mondiale. Allenò gli Azzurri dal 2000 al 2004. Avevamo una squadra infarcita di campioni capitanati da Paolo Maldini. Ecco, il Trap mi deluse un po’: intanto in Korea non portò Robertobaggio da Caldogno, il gioco fu al di sotto delle aspettative e alla fine gli errori sotto porta e il buon Byron Moreno fecero il resto; poi agli Europei del 2004 ci eliminarono nella fase dei gironi anche per il famoso “biscotto” scandinavo. Ma sinceramente quel biscotto ce lo siamo meritati perché il gioco fu indirettamente proporzionale al valore degli Azzurri in campo (almeno io lo ricordo così… animali da tastiera scatenatevi!).

La sfortunata avventura azzurra non scalfisce, almeno per me, il personaggio che è stato e che è tutt’oggi. Anche perché la sua parlantina non lo smentisce mai:” Mi manca la panchina, ho avuto anche delle offerte ma mia moglie mi ha detto ‘se esci ancora di casa cambio la serratura e non entri più’ “. Questa dichiarazione risale solo allo scorso anno.

Caro, Trap… Hai vissuto la seconda guerra mondiale da bambino; all’inizio della tua carriera smettevi di allenarti per andare a lavorare in fabbrica; hai portato calciatori dilettanti nonché operai di giorno alla ribalta (chiedere a Moreno Torricelli). Hai vinto ovunque tu sia stato. Non ti sei mai tirato indietro e hai accompagnato le sconfitte con la tua immancabile ironia. Machennesanno i Mou, i Guardiola e i Cholo!!!

Buon 80esimo compleanno, Trap, allenatore degli allenatori, il più vincente di tutti!

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