Avete presente Donato Cavallo? Il mitico “Ras della Fossa” magistralmente interpretato da Diego Abatantuono? Ecco, il mio risveglio mattutino è stato così: apertura degli occhi alle ore 07:00, con il primo pensiero che vola alla partita, anzi al “debbo” di stasera e via verso la cucina canticchiando “Milan, squatra grande, squatra mia, la dumenica mi tiene compagnia, con mia moglie che mi smadonna dietro invitandomi (eufemismo) a fare silenzio per non svegliare le bimbe. Fortunatamente la giornata è volata tra il pranzo in famiglia e il compleanno di una compagna di classe di mia figlia, entrambi utili a non far salire la tensione oltre il livello di guardia.

Ma alle 19:30, tornato a casa, mi sento come un leone in gabbia. La sconfitta della Roma ha, teoricamente, depotenziato l’importanza della partita visto che, anche nella peggiore delle ipotesi, il distacco dall’attuale quinta rimarrebbe invariato. Ma il derby è il derby, quindi “la parola d’ordine, tanto per cambiare, è sempre la stessa: Viulenzaaa!” (cit.)

Gattuso i suoi 11 li ha scelti mesi fa e stasera, quindi, non cambia nulla. Loro sono più incerottati di noi, hanno l’affaire Icardi che pare avergli devastato lo spogliatoio, sono reduci dall’ennesima figuraccia europea e, per questo, sono ancora più pericolosi. Spalletti mette Gagliardini, Brozovic e Vecino a centrocampo e Politano e Perisic ai lati di Lautaro Martinez. Massima attenzione e realizziamo il sogno della Sud: “Mandiamoli all’inferno”.

Alla prima azione Bakayoko si porta dietro tutto il loro centrocampo e poi serve Suso a centrocampo che dorme e si fa anticipare nettamente da Asamoah. Se il buongiorno si vede dal mattino, non è proprio un bel segnale per Jesus. Loro ci pressano forte soprattutto a sinistra. Al 2’ Vecino si butta alle spalle dei nostri centrocampisti centrali e crossa in mezzo, Romagnoli ribatte ma Calhanoglu è pigro nel recupero e la palla torna all’uruguayano che la imbuca per Perisic. Il movimento del croato manda fuori giri Rodriguez e, sul suo cross, Lautaro Martinez fa la sponda giusta per l’accorrente Vecino che, tutto solo, insacca. Che inizio di merda.

Il nostro primo squillo lo porta Paquetà con bel sinistro dai 25 metri che Handanovic respinge. Loro continuano a prenderci alle spalle, con la posizione di Vecino che ci dà davvero fastidio perché le nostre mezzali non riescono mai a contrastarlo. Al 16’ ancora pericolosissima l’Inter, sempre da sinistra, con una percussione di D’Ambrosio che, dimenticato da Rodriguez, riesce a ricevere palla da fallo laterale ed entrare in area. Il suo cross basso viene spazzato da Romagnoli poi il colpo di testa di Vecino, ancora lui, viene definitivamente ribattuto.

Al 19’ finalmente riusciamo a sviluppare l’azione anche da destra e Paquetà è pericolosissimo di testa sul cross di Calabria. Politano tira centralmente e Donnarumma blocca poi Calha calcia bene dal vertice sinistro dell’area ma Handanovic si distende bene e prima para e poi blocca. Vecino, al 29’, si divora un gol fatto sparando alle stelle da ottima posizione e certificando le grandi difficoltà che abbiamo trovato in questa mezz’ora. Difficoltà tattiche ma anche tecniche visto che sbagliamo una marea di palloni, ora con Paquetà ora con Calhanoglu ora con Rodriguez. Suso passeggia per il campo e Piatek, oltre a delle sponde, non può fare. L’ultima occasione del primo tempo è ancora di marca nerazzura ed è sempre Vecino che avanza centralmente ma poi è impreciso nel tiro.

Gattuso nell’intervallo deve fare qualcosa perché in questi primi 45’ si è visto davvero poco da tutti i punti di vista: tattico, agonistico e tecnico. Forza che voglio ribaltarla.

La ripresa inizia con Castillejo al posto di Paquetà. Non so se ha avuto un problema fisico ma, se così non fosse, Suso avrebbe meritato la doccia più di lui. L’Inter parte meglio anche nel secondo tempo con Gagliardini che impegna Donnarumma. Suso perde un pallone clamoroso a centrocampo tirandolo addosso a Kessie e facendo ripartire il loro contropiede che, però, produce solo un calcio d’angolo. Sugli sviluppi del secondo angolo consecutivo dei nerazzurri Politano si accentra e crossa nel cuore dell’area dove De Vrij anticipa Romagnoli e la mette nell’angolino. 2-0, ora è durissima.

Dopo il secondo gol subito Rino vuol mandare in campo Cutrone, ma proprio mentre Patrick è pronto a subentrare, Calha calcia una bella punizione dalla trequarti che Bakayoko incorna in rete alle spalle di Handanovic. Dai, dai, dai che non siamo morti! Gattuso, comunque, non cambia idea ed inserisce la seconda punta al posto dello svagato Rodriguez passando al 4-4-2 con Calabria a sinistra, Kessie a destra e Hakan nel cuore del campo.

San Siro ruggisce di entusiasmo, io mi accendo l’ennesima sigaretta ed iniziamo finalmente a spingere sull’acceleratore. Loro comunque sono attentissimi ed organizzatissimi lasciando zero spazi a Piatek e Cutrone. Al 63’ Gigio è prodigioso andando a togliere dal sette la spizzata di Skriniar su punizione di Brozovic. Due minuti dopo Politano punta e salta Calabria, poi si accentra e trova un tocco fortuito con il piede di Castillejo. Lo svenimento successivo induce Guida a fischiare il rigore. Le mie preghiere per San Gigio non portano il risultato sperato e Lautaro Martinez, dal dischetto, segna il 3-1. Mancano circa 20 minuti ed è tutto da rifare.

Al 69’ Conti prende il posto di Kessie che, uscendo, dà vita alla più brutta scena che io ricordi in tanti anni di tifo rossonero insultando ed imprecando contro Biglia e venendo quasi alle mani con l’argentino. Urge duro intervento della società perchè noi non siamo l’Inter.

Al 71’, dagli sviluppi di un corner, Suso fa la prima cosa buona della sua partita e mette in mezzo un pallone velenoso che D’Ambrosio devia di mano su Handanovic, sulla ribattuta arriva Musacchio che sfonda la rete e ci riporta sotto di un solo gol. Non siamo morti, non siamo morti! Ora diamoci dentro che dobbiamo riprenderli.

Al 78’ Calha, che è salito nettamente di livello in posizione centrale, trova un bel corridoio per Cutrone che viene anticipato di un niente da Handanovic, poi De Vrij salva su Piatek. Maledizione! Il replay mostra comunque Patrick che parte in posizione irregolare. Spingiamo forte ma tutti i cross trovano i loro centrali ben posizionati e pronti a ribattere.  All’85’ Piatek si avvita di tacco su un cross deviato di Calhanoglu e manda di nuovo fuori. Dai, forza ragazzi! Fumo come se non ci fosse un domani.

All’88’ Conti entra in takle scivolato su Lautaro Martinez e Guida lo butta fuori. Fortunatamente il VAR dimostra che l’intervento è sì duro ma non da rosso diretto e il direttore di gara ritorna sulla sua decisione. Gli ultimi minuti di gara sono da assalto all’arma bianca. Al 90’ Suso trova benissimo Castillejo sul secondo palo ma il colpo di testa dello spagnolo viene salvato d’istinto da Handanovic e poi né Cutrone né Piatek riescono a farsi trovare pronti per il tap-in. L’ultima occasione è clamorosa: ancora Suso (ma perché svegliarsi solo al 70’, caro Jesus?) sprinta sulla destra e mette in mezzo, la palla non si sa come, arriva sul destro di Cutrone che calcia a botta sicura da 5 metri, sulla palla si butta a corpo morto D’Ambrosio che riesce a deviare in angolo, spegnendo così le nostre speranze di rimanere terzi.

Dopo la partita sia Kessie che Biglia ci mettono la faccia e chiedono scusa a tutti. Resta la figuraccia e la prevedibile punizione societaria ma il gesto è da apprezzare.

Arriviamo alla pausa senza più il terzo posto ma, fortunatamente, riusciamo a tenere a distanza la quinta posizione. Quel che fa male, senza se e senza ma, è l’aver perso il secondo derby della stagione. Ma da qui a a darci per morti ce ne passa. Forza ragazzi!

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