Giada, stasera di racconto una fiaba. C’era una volta un giovanissimo conte, torinese di nascita e siciliano di origine: il Conte di Carmagnola. A dire il vero non era un conte vero e nemmeno il protagonista della tragedia manzoniana, ma aveva tutto per essere un nobile: capelli selvaggi, occhi scuri, orecchino di brillanti, abiti sgargianti e cavalcava un fiammante cavallo giallo. Sì, giallo, perché lui era uno cool.

Giocava a calcio, era un cuore granata e faceva parte di quella ristretta cerchia di calciatori talentuosi che esordivano minorenni, nel suo caso non aveva ancora compiuto i 17 anni. Nobile sì: ala fortissima, gambe veloci e splendidi gol.

Ma purtroppo il suo Torino non se la passava molto bene economicamente, per cui l’allora presidente dovette cederlo. La mamma ci sperava, eccome se ci sperava! E venne accontentata. Quante me ne dissero gli amici: “Bravi, complimenti, bella figura! 18,5 miliardi di lire investiti in un calciatore!”; “La tua squadra non ha etica”; “Berlusconi sta rovinando il calcio”, ecc. ecc. per lo più juventini che speravano di accaparrarselo, ma bruciati al photo-finish. Lui dichiarò sempre che non voleva venire da noi, che voleva rimanere torinista a vita, ma quel gruzzoletto faceva comodo sia al Toro che a lui stesso. E io apprezzo la sincerità.

La mamma lo vide in quel derby del 22 novembre 1992, quando col suo potente tiro infilzò la porta di Zenga

Era il mio primo derby a San Siro e questa nobile ala mi dette il benvenuto

(anche se poi il portiere Antonioli ci mise del suo). Quell’anno gli occhi erano puntati su di lui, esigevano tutti il massimo da quel ragazzone, la cui cessione fu la più costosa della storia fino a quel momento. Realizzò sette gol, vinse lo scudetto e si laureò, a nostro malgrado, vice campione d’Europa. Aveva dalla sua tutto il tempo per migliorare ulteriormente e dimostrare di valere molto di più di 18,50 milioni di lire. Purtroppo il nostro conte finì come il conte di Carmagnola di Manzoni: dall’alto del firmamento cadde rovinosamente, perdendo tutto ciò che si era appena costruito.

Una notte d’estate il suo fiammante cavallo giallo lo fregò. A dire il vero fu lui a esigere un po’ troppo dall’animale, tanto da portarlo ai 200 km orari senza badare allo zoccolo dolorante. Fu un miracolo. Soccorso da un passante, venne portato in ospedale dove rimase in coma per parecchio tempo. Si susseguirono pettegolezzi, battute di pessimo gusto, sfottò per la famosa cifra di acquisto. Si riprese, ma non tornò mai come prima.

La mamma lo adorava! Andò ad attendere il Milan all’hotel Baglioni di Parma in occasione della gara contro i gialloblù. Non solo Baresi, Maldini o Massaro, ma anche il conte meritava di essere accolto e acclamato. Stava rinascendo piano piano, quell’ala veloce e forte aveva riacquistato l’entusiasmo. Già lo sognavo in finale di Coppa dei Campioni contro l’Ajax, ma Capello spense sia la mia di speranza che quella del giocatore. Cosa accadde dopo? Abbandonati i sogni di gloria, si sposò con una modella bellissima e fece di tutto per fare ciò che più amava: giocare a calcio. Prima l’Atalanta del suo allenatore-papà Mondonico, poi il rientro al suo Torino, anche se il grande ritorno da vero protagonista fu in B col Cosenza, tutt’oggi stimato dai tifosi. Finì giocando nei campionati dilettantistici per poi gestire un ristorante con biliardo e un’azienda agricola produttrice di miele.

Perché nella vita bisogna reinventarsi.

Tanti auguri per i tuoi 50 anni, Gigi Lentini, GRANDE TALENTO che purtroppo rimarrà solo tale a causa di una bravata. Quanti Forza Milan comprati per un tuo poster; fiera di averti atteso quel giorno a Parma perché meritavi di essere considerato alla stregua delle altre stelle rossonere. Orgogliosa di averti sostenuto sempre, anche dopo la cessione. Perché hai dimostrato di avere un grande carattere e un grande cuore. E non è sempre necessario vincere trofei o militare nelle big per essere considerato un Campione.  

P.S. per te, Giada: non correre mai da un uomo a 200 km/orari, nemmeno con le ruote tutte nuove. Fai in modo che sia lui a correre da te 😉. 

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