Da “Il nome della rosa” a “Chi l’ha visto?”, da “4 Ristoranti” fino a “Alla ricerca di Nemo”. Ne ho fatto di zapping sconsolato in questi 15 giorni di astinenza da campionato, oltretutto con il morale a terra dopo il derby nefasto. Le due partite della Nazionale non potevano certo placare la mia sete di pallone ma, fortunatamente, stasera posso tornare sul pezzo e tuffarmi, senza pause, nei 2 mesi intensi che porteranno al traguardo. La Serie A propone un difficilissimo Samp-Milan come antipasto di una giornata che, se dovesse andare bene, potrebbe rappresentare davvero uno spartiacque nella corsa verso la Champions.

Ieri Gattuso, oltre ad aver messo in dubbio il suo futuro sulla nostra panchina, ha ribadito come per lui questa squadra non sia in grado di “fare” la partita ma solo di “subirla” per poi ripartire. Mi aspetto, quindi, il solito 4-5-1 ultradifensivo, con loro che attaccano e noi che ci difendiamo. Speriamo solo di non prendere subito gol. Nell’11 iniziale riposano sia Kessie che Paquetà, Biglia è schierato in regia, Calha scala in mediana e Castillejo va largo a sinistra. Giampaolo mette Ramirez dietro Defrel e il capocannoniere Quagliarella.

Pronti via e subito la palla arriva a Donnarumma che forza il passaggio facendo passare pericolosamente la sfera in mezzo a due di loro. Quando il cronometro segna appena 36 secondi Gigio ha di nuovo la palla sui piedi, viene di nuovo pressato ferocemente da Defrel che, stavolta, approfitta dell’errore del portiere e deposita in rete. Perfetto, peggio di così non potevamo iniziare.

Ci sono due cose che odio nel calcio moderno, attualmente molto in voga: gli esterni con il piede invertito e la ricerca ossessiva, patetica ed inutile di far partire sempre il gioco dal portiere. Ecco, al Milan vanno entrambe di moda da anni. Sono letteralmente imbestialito. Ora, con buona pace di Gattuso, dobbiamo “fare” la partita e non sarà affatto facile.

Ed infatti non ci riusciamo. Anzi loro ci pressano come assatanati sin dentro la nostra area. Al 5’ è Quagliarella a impegnare Donnarumma con un destro secco. Al 9’, deo gratias, superiamo il centrocampo con Castillejo che trova nello spazio Piatek che, nello stoppare, tocca la palla prima col petto e poi con la mano inducendo Orsato a fischiare fallo prima che il polacco provi ad aggirare, inutilmente, Audero. Poco dopo Suso si becca il giallo per essere scivolato. Al 16’ Quagliarella, sul taglio di Linetty, prende alle spalle Musacchio e conclude di destro ma Donnarumma è reattivo e devia in angolo. Non ci siamo, sbagliamo un migliaio di palloni, siamo lenti nel ripartire e fiacchi sulle seconde palle. Musacchio prova ad imitare il portiere e per poco non prendiamo il secondo gol sbagliando l’ennesimo appoggio in uscita. Basta, per favore, bastaaaa!

Al 24’riusciamo finalmente a sviluppare un’azione partendo da dietro: Rodriguez mette in mezzo e Bakayoko prova a ritentrare sul sinistro ma la palla sbatte sulla mano del difensore blucerchiato, poi torna a Suso che, con il suo classico movimento, se la porta sul sinistro e calcia, in basso, sul secondo palo ma Audero scende bene e mette in angolo. In questa stagione ho visto sanzionare ogni minimo tocco di mano con il rigore ma il permalosissimo arbitro di Schio non solo fa proseguire ma ammonisce anche Castillejo che, gesticolando, lo aveva invitato ad andare al VAR. Non gli stiamo simpatici, è evidente.

Al 28’ Bakayoko perde una palla velenosissima ai 30 metri, Linetty serve Quagliarella che, fortunatamente, apre troppo il tiro. Il pressing doriano continua incessante così come continuano i nostri errori marchiani sui corner (Calha), sui cross (Rodriguez) e nei dribbling (Suso). Male, male, male. L’occasione più ghiotta del primo tempo la creiamo allo scadere, sugli sviluppi di un angolo, con Musacchio che stoppa, si accentra e calcia a botta sicura ma la palla trova il tallone di Colley e finisce fuori di un niente.

Andiamo al riposo consapevoli di essere meritatamente sotto e di non avere la benchè minima idea di come poterla ribaltare giocando in questo modo.

Gattuso butta dentro Conti al posto del pessimo Rodriguez, spostando Calabria a sinistra. I benefici, tuttavia, non si vedono affatto e la Samp continua ad essere padrona della partita accelerando e rallentando il ritmo a piacimento . Al 51’ Suso prova a svegliarsi dall’infinito letargo in cui è caduto ma il suo sinistro è una ciofeca che sfila al lato. Quagliarella li fa ripartire come e quando vuole, arrivando spesso pericolosamente al tiro. Al 56’ Defrel ha un’occasione mostruosa ma il suo piatto destro finisce alto. Suso tenta di nuovo la sua giocata ma il tiro deviato fa la barba al palo. Non siamo nemmeno fortunati. Gattuso fa entrare Cutrone per il deludente spagnolo e passiamo al 4-4-2, con gli esterni naturalmente a piede invertito: Castillejo a destra e Calhanoglu dall’altra parte. La catena sinistra, in particolare, soffre tantissimo sia in fase offensiva sia in quella difensiva perché entrambi i laterali giocano sulla fascia sbagliata. Gli errori tecnici non si contano più. Riusciamo a sbagliare persino nel battere una punizione dal nostro limite dell’area con Calabria che serve Linetty il cui tiro finisce alto.

Entra Paquetà per Biglia, anche lui in perenne affanno oggi. Ci mettiamo a 3 dietro in un 3-4-1-2 super offensivo. Al 71’ la fortuna ci assiste e il destro di Quagliarella, complice una deviazione di Romagnoli, finisce sulla traversa a Donnarumma battuto. Il nuovo modulo, quantomeno, crea qualche apprensione alla difesa blucerchiata e  Cutrone viene anticipato di un niente da Audero. Tuttavia sono sempre loro i più pericolosi e, al minuto 80’, Jankto pesca Defrel solo davanti a Gigio ma il destro del francese è debole. Negli ultimi 10 minuti proviamo a buttare il cuore oltre l’ostacolo e attacchiamo alla disperata, senza più schemi. Paquetà mostra sprazzi di classe purissima e Cutrone, prima di tacco e poi di testa, prova inutilmente a sorprendere il loro portiere grazie a due bei cross di Conti. La squadra è ormai spaccata in due e le occasioni per raddoppiare da parte della Samp non si contano più, così come le mie sigarette e le mie bestemmie.

Ad un minuto dal termine Piatek ha la prima palla giocabile di tutta la partita e si incunea in area, Murru in scivolata sicuramente lo tocca poi, probabilmente, sfiora la palla. Sembra rigore a tutti tranne che ad Orsato che fa proseguire. Sul ribaltamento di fronte loro vanno vicini al raddoppio poi il VAR richiama l’arbitro. A questo punto pregusto la massima punizione ed invece Orsato, dopo aver visto le immagini, decide che il soffio di vento che ha spostato la palla sia più decisivo dell’ancata del difensore doriano ai danni del pistolero. L’ultima emozione della partita la regala Donnarumma con un intervento di piede strepitoso sul tiro di Saponara, magrissima consolazione dopo il patatrac di inizio partita che ci condanna alla seconda sconfitta consecutiva.

Orsato ci ha messo molto del suo ma, sinceramente, sarebbe ipocrita addebitare esclusivamente al pessimo arbitraggio questo ennesimo passaggio a vuoto.

Dovevamo reagire dopo il derby ed, invece, ancora una volta, abbiamo sbagliato l’approccio al match e siamo stati incapaci di prendere in mano la partita dopo lo svantaggio, limitandoci ad una reazione finale più umorale che organizzata ed allungando la scia dei risultati negativi che ci vede spesso sconfitti dopo la pausa delle nazionali.

Guardiamoci onestamente negli occhi: la famosa asticella sembra molto lontana dall’essere alzata. Ad oggi, non ci resta che sperare nelle disgrazie altrui.

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