Mi avvicino a questo anticipo infrasettimanale di campionato con il morale sotto i tacchi e con nuvoloni neri che si addensano nei miei pensieri. Altre volte, soprattutto dopo sonore batoste come quelle appena passate, non vedevo l’ora che si tornasse a giocare, troppa era la voglia di rivincita. Stasera, non so perchè, non è così ed avrei fatto volentieri a meno di questa partita così ravvicinata. Ho, evidentemente, bisogno di più tempo per smaltire la delusione. Sarà la vecchiaia che avanza, sarà il timore di rivedere certi orrori ma non sono affatto tranquillo.

Ad ogni modo ci aspetta l’Udinese a San Siro, una delle partite teoricamente “più abbordabili” da qui a fine campionato.

I rumors del prepartita vengono confermati: Gattuso cambia molto, vuoi per scelta vuoi per necessità. Per la prima volta schiera sia Piatek che Cutrone in attacco, provando a liberare la fantasia di Paquetà posizionandolo come trequartista. A centrocampo Kessie da forfait quindi tocca agli stessi tre schierati contro la Samp mentre, in difesa, l’affaticamento muscolare di Conti permette ad Abate di tornare titolare, con Laxalt che fa rifiatare Rodriguez. Brividi freddi corrono lungo la mia schiena. Tudor, dall’altra parte, schiera un 3-5-2 dal centrocampo folto con De Paul e Fofana chiamati a costruire e Behrami a distruggere. In attacco il duo Lasagna-Pussetto.

La prima cosa che noto è che, dopo aver battuto il calcio d’inizio, Musacchio tenta il lancio lungo e non il classico pallone indietro a Donnarumma. Speriamo che la lezione di Genova sia servita. Al 2’ Piatek si libera sul lato destro dell’area e mette in mezzo un bel pallone che, però, Cutrone cicca clamorosamente. Dai Patrick, dai!

Passano pochi minuti e, su un rilancio lungo della difesa friulana, Laxalt scatta indietro con il freno a mano tirato, invitando di fatto Lasagna a lanciarsi sul pallone, Donnarumma è costretto ad uscire dall’area; Gigio, scottato dalla papera di tre giorni fa, decide di appoggiare in corner con l’esterno del piede destro. La smorfia di dolore che immediatamente esce dal suo volto non lascia presagire niente di buono. Ed infatti, poco dopo, il nostro portierone è costretto ad alzare bandiera bianca per un problema muscolare. Al suo posto esordisce in campionato Pepe Reina. Che sfiga, ragazzi.

Dal punto di vista del gioco c’è davvero poco da dire. Siamo lenti, Biglia in particolare, e prevedibili. Behrami ringhia come un cagnaccio su ogni pallone che gironzola nei pressi di Paquetà. I due centravanti, tuttavia, provano a dialogare tra di loro con risultati alterni, ma il tentativo è apprezzabile. Al 21’, proprio da un triangolo tra i due il pallone arriva a Paquetà che, dai 25 metri, non ci pensa su e calcia bene di sinistro non inquadrando di poco la porta. Ancora Lucas protagonista poco dopo con un gran passaggio per Cutrone che stoppa di petto e trova una bella girata di sinistro sulla quale Musso si tuffa e respinge. Proprio nel momento in cui il brasiliano prova ad aumentare i giri del suo motore e, conseguentemente, della squadra un contrasto fortuito con Behrami sulla trequarti gli fa girare malamente la caviglia. Visto al replay l’infortunio pare brutto. Maledetta sfiga nera!

L’uscita di Paquetà comporta l’inserimento di Castillejo come trequartista (scoprirò dopo la partita che neppure Suso era in grado di giocare a causa di una botta al collo del piede). Fino al minuto 44 non succede praticamente nulla poi, d’improvviso, Castillejo serve Cutrone che si allarga e, rientrando sul destro, mette in mezzo una gran palla su cui si avventa Piatek. Il tap-in del Pistolero viene respinto da Musso ma è ancora il polacco a ribadire in rete di testa, firmando il nostro vantaggio. Pum Pum Pum! Quanto sono stati lunghi questi 20 giorni senza scrivere queste tre parole! Ci sei mancato, caro Scistof!

Il vantaggio insperato all’intervallo mi fa abbassare la tensione. Siamo davanti senza far nulla di trascendentale, ora dobbiamo stare solo attenti a gestire bene il pallone perché l’Udinese vista finora è davvero poca cosa. Sono inspiegabilmente fiducioso di portarla a casa.

La ripresa riparte più o meno sulla stessa falsa riga del primo tempo: tanti errori in fase di impostazione da parte di entrambe le squadre, poco coraggio e, conseguentemente, zero emozioni. Ma se non mi aspettavo nulla di diverso nè da Abate, che mostra tutta la ruggine accumulata in queste settimane passate in panchina (non che prima splendesse di luce propria, eh) nè da Laxalt, che riesce a far rimpiangere persino l’ultimo Rodriguez tutte le volte che tocca il pallone, sono invece particolarmente preoccupato per la prestazione di Biglia che sbaglia tanto, copre poco e, soprattutto, sembra davvero stanco. Mah.

Tudor capisce che può osare ed inserisce Okaka al posto di ter Avest. De Maio mette fuori una punizione calciata da De Paul, poi è Okaka a portarsi dietro tutta la nostra difesa ma viene fermato da Musacchio appena entrato in area. Ancora pericolo al 63’ con Pussetto che, in terzo tempo, non arriva sulla palla velenosa del solito De Paul. Insomma, è stato sufficiente far entrare un attaccante per mandarci letteralmente in bambola. E non stiamo certo parlando di Messi. E nemmeno di Zapata o Belotti. Che angoscia, l’ottimismo di un quarto d’ora fa vada a farsi fottere.

Al 64’ su un bel corner di Calhanoglu Musso esce male, la palla ballonzola nei pressi della porta e il tiro a botta sicura di Piatek viene ribattuto, non si sa come, dalla punta del piede di Opoku che stava cadendo. Okaka si impadronisce della sfera e riparte centralmente in contropiede, Biglia non lo chiude e lo lascia arrivare quasi a centrocampo, l’azione si sviluppa velocemente a destra su Fofana che, giunto al limite dell’area, taglia in due il nostro tentativo di rientro e mette Lasagna in porta, il quale controlla divinamente e batte Reina. Non è possibile, non voglio crederci. Cado nello sconforto più assoluto.

Gattuso cambia il terzino destro facendo entrare Calabria ma le occasioni più ghiotte sono ancora di marca bianconera. Al 70’ è sempre De Maio a svettare, tutto solo, in area mettendo incredibilmente fuori da pochi metri. Dopo 3 minuti Romagnoli perde un palla banale in uscita, De Paul imbuca per Lasagna che prende alle spalle Musacchio e calcia al lato. Non ci stiamo capendo più niente. Gattuso serra le fila e passa al 4-4-2 per non perderla.

I nostri tentativi di raggiungere di nuovo il vantaggio vengono quasi sempre frustrati da cross imbarazzanti, soprattutto di Calabria che, evidentemente, non vuole far rimpiangere Abate e non ne alza uno che sia uno oltre il metro di altezza. L’Udinese rincula e noi tentiamo l’arrembaggio, tuttavia l’unica azione degna di nota capita, al minuto 86, a Castillejo che controlla la spizzata di Romagnoli ma, da buona posizione, scivola, calciando così in bocca a Musso.

Nei 4 minuti di recupero prima Laxalt incorna centralmente di testa poi, nell’ultima azione, Calhanoglu controlla male la palla a centrocampo e lancia De Paul in campo aperto; fortunatamente l’argentino è egoista e non serve Fofana tutto solo, mentre il turco non molla e riesce a recuperare evitando, quanto meno, la sconfitta.

Il pareggio di stasera certifica la crisi nera in cui siamo piombati visto che, oltre al gioco, ora non arrivano più nemmeno i risultati e, in più, gli infortuni sono tornati prepotentemente protagonisti.

Ciò che preoccupa sono le sinistre analogie con l’andamento della scorsa stagione: anche allora l’anno iniziò con 2 mesi carichi di punti pesanti frutto di vittorie anche importanti (Roma l’anno scorso come Bergamo quest’anno) che illusero molti, se non tutti, anticipando, tuttavia, mesi di buio totale, proprio a partire dall’inizio di marzo.

Ora come allora, riaccendere l’interruttore sarà davvero difficile. Quanta amarezza.

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