Dopo la farsa andata in scena a Torino i giorni della settimana sono stati lunghi, lunghissimi. L’amarezza e la rabbia montavano, invece che scemare. Arrivo così alla partita, forse, più importante della stagione con la bruttissima sensazione che il finale di campionato sia già scritto. Mi auguro che vedere il pallone rotolare di nuovo mi faccia tornare la voglia di seguire questo sport e che, soprattutto, i ragazzi di Gattuso siano in grado di sovvertire il mio pessimismo, anche perché la Roma ha battuto di misura l’Udinese e ci ha momentaneamente superato. Stasera non esistono alternative diverse dalla vittoria.

Le formazioni sono quelle annunciate. Noi con gli stessi 11 di sabato scorso, con Borini largo a sinistra e Calhanoglu mezzala. Nella Lazio rientrano Milinkovic-Savic e Leiva a centrocampo, con il talentuoso Correa in appoggio ad Immobile.

La prima emozione, e che emozione, la regala Pepe Reina che, al minuto numero 2, scende miracolosamente a deviare in angolo una girata di Immobile dal dischetto del rigore, dopo un grande slalom di Correa. Me la sono letteralmente fatta sotto.

Con il passare dei minuti sembriamo prendere campo, soprattutto grazie alla solita cazzimma di Bakayoko che recupera, smista e trascina i suoi compagni. La Lazio resta lì, sorniona, nella sua metà campo senza correre rischi. Ed anzi sono ancora i biancocelesti a rendersi pericolosi al 18’ con Luis Alberto che calcia pericolosamente dopo un ottimo scambio con il solito Immobile.

Sto vedendo bene Borini, meno Suso, malissimo DAZN. La piattaforma streaming, dopo un periodo in cui ero arrivato quasi a considerarla decente, stasera è tornata a fare le bizze di inizio campionato: immagini sfocate e ad intermittenza. Mi incazzo come una iena e decido di vedermela sul tablet. No, cazzo ce l’ha mia figlia. Passo al cellulare. Ma tu vedi che mi tocca fare proprio stasera! In tutto questo bailame riesco a vedere solo il replay della grande occasione sprecata da Correa al 20’ che anticipa Calabria e spara alto da pochi metri. A livello di occasioni ci stanno surclassando.

Il nostro primo tiro in porta è un destraccio di Kessie che Strakosha blocca senza affanni. Alla mezz’ora Borini mette un bel rasoterra in area, Piatek fa il centravanti boa ed appoggia a Suso che, però, di sinistro calcia malamente la palla che si alza sulla traversa. Jesus non c’è nemmeno stasera.

Dopo un minuto lo spagnolo finalmente riesce a liberarsi e lancia Calabria che arriva sul fondo e crossa, il Pistolero si arrampica in aria e rimane sospeso in terzo tempo ma la sua frustata di testa esce di 1 cm dal palo. Maledizione! Dai ragazzi, dai che li buchiamo.

Il nostro gioco scorre sempre lento ma, differentemente dalle altre volte, noto una certa volontà di provare ad andare a prenderli più alti, invece che aspettarli, quando sono loro a costruire. Borini, in particolare, è sempre il primo ad andare a pressare il loro terzo centrale. Vuoi vedere che finalmente Rino li sta allenando ad andare a pressare? Loro comunque sono organizzatissimi e soffrono poco o niente, con Acerbi che giganteggia in difesa e Correa sempre pericolosissimo quando prende palla.

Al 41’ Calha spara forte dai 20 metri chiamando Strakosha alla deviazione in angolo. La prima frazione si chiude così com’era iniziata: con un grosso brivido che corre lungo la schiena quando Immobile, ben imbucato da Luis Alberto, si trova a tu per tu con Reina ma colpisce il palo esterno.

Pericolo scampato e tutti negli spogliatoi dopo un primo tempo equilibrato sia nel gioco che, tutto sommato, nelle occasioni anche se quelle più clamorose sono di marca laziale.

Il secondo tempo riparte con gli stessi uomini ma dopo 3 minuti Correa si fa male e lascia il posto a Caicedo. Questa è una buona notizia. Lucas Leiva mette di poco fuori in girata poi è Calha a trovarsi ancora una buona palla sul destro ma il suo tiro viene deviato in angolo.

La partita è sostanzialmente identica ai primi 45 minuti: le squadre si annullano a vicenda. Romagnoli e Musacchio non fanno passare il duo Immobile-Caicedo mentre Acerbi e compagnia tengono perfettamente a bada Piatek e lo spento Suso. A centrocampo fioccano gli scontri ma nessuno riesce a prevalere. Bene comunque i nostri. Credo ci voglia un episodio per sbloccarla. Le bimbe sono a letto, posso iniziare la mia serie infinita di sigarette e “maleparole”. Il destinatario principale dei miei improperi resta Suso che spesso dribbla rallentando il gioco e sbaglia la rifinitura quando potremmo ripartire.

Al 64’ Caicedo verticalizza molto bene per l’ottimo Romulo che, di destro, impegna Pepe. Poi, nell’arco di 30 secondi, perdiamo 2 dei nostri, entrambi per infortunio: Romagnoli e Calabria escono zoppicando e lasciano il posto a Zapata e Laxalt. Passiamo a 3 dietro,  con Borini e l’uruguaiano laterali di centrocampo. Mah, speriamo bene.

Zapatone nostro entra davvero bene in partita e si permette una sortita offensiva assolutamente degna di nota: recupera palla al limite dell’area e si lancia all’attacco, Suso lo serve, il colombiano dribbla un uomo e prosegue la sua avanzata fino al limite dell’area, poi serve Piatek con un passaggio leggermente largo e il tiro del polacco da posizione decentrata viene chiuso in angolo da Strakosha. Dai Zapatone, devi risolverla tu!

Al 75’ Calhanoglu entra caparbiamente in area, prova e trova un sombrero su Bastos e, crossando, colpisce il braccio di Acerbi. Rocchi indica subito il dischetto ma, altrettanto velocemente, ritorna sui suoi passi dopo che il VAR dimostra che l’arto del difensore era effettivamente attaccato al corpo. A San Siro evidentemente le immagini si vedono meglio che a Torino. Giusto così.

Dopo 2 minuti, dagli sviluppi di un corner, Laxalt scodella un campanile dalla trequarti, Piatek va a saltare ma non la tocca, la palla arriva a Musacchio che era rimasto nei paraggi il quale viene travolto da Durmisi. Rocchi stavolta non ha bisogno di essere richiamato e fischia il rigore. Kessie ha il pallone in mano quando decido, prima volta nella mia vita, di non guardare il penalty tanto sono mangiato dalla tensione. Mi fiondo in corridoio e rientro in sala solo dopo aver sentito il boato di San Siro! Ma andiamo! Frank lo ha spiazzato e ci ha portato in vantaggio!

Mi raccomando ragazzi, ora testa sulle spalle e fuori i coglioni! Gattuso fa entrare Cutrone per dare battaglia al posto dello spompato Piatek. Loro attaccano a testa bassa ma non creano pericoli a Reina, ben difeso dal sontuoso Zapata e dal gagliardo Musacchio. Borini continua a macinare km e si prende pure un pestone da Luis Alberto mentre ripartiva. Inzaghino, frustratissimo, se ne va negli spogliatoi per le proteste. Come sono contento!

Al 90’ ripartiamo in contropiede e Suso ha finalmente la palla giusta per tornare al gol ma il suo bel sinistro a giro diretto nell’angolo lontano viene prodigiosamente parato dal volo di Strakosha.

6 minuti di recupero, non sto più nella pelle. Loro buttano solo palloni lunghi in area e, al 92’, Milinkovic-Savic sposta Rodriguez e la stoppa di petto in area, lo svizzero è bravo e fortunato a ritrovare il tempo e toccare leggermente la palla prima di colpire il serbo. Non è rigore nonostante le proteste biancocelesti. Nella ripartenza Cutrone sfiora il palo con un piattone destro. Il tempo scorre lento e ogni secondo sembra un secolo ma non corriamo più pericoli e portiamo a casa 3 punti pesantissimi che ci riportano, momentaneamente soli, al quarto posto.

Dopo il match si scatena una rissa da saloon a centrocampo che culmina con un gesto idiota da parte di Bakayoko e Kessie (seconda cazzata del mese la sua) che irridono Acerbi sotto la curva dopo essersi scambiati la maglia. Non bene, anzi direi male, male, male.

La partita, come prevedibile, è stata equilibratissima e si è sbloccata solo grazie ad un episodio che, fortunatamente, ci ha arriso. Ma a tutti quegli avversari che stasera gridano allo scandalo, addirittura al furto riparatorio, faccio presente che agitare le acque per nascondere le magagne che abbiamo visto tutti una settimana fa è esercizio inutile e, soprattutto, scorretto. Noi, nonostante tutto, ci siamo, siamo vivi e vogliamo lottare caparbiamente fino all’ultimo secondo dell’ultima partita per riprenderci il posto che ci spetta.

 

 

 

 

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