INCIPIT –  CONTROCAMPO: DIEGO VS SANDRO

Ho un ricordo nitido di una puntata di Controcampo dove Sandro Piccinini interroga ad un certo punto Diego Abatantuono: “ma perché Diego tu tifi contro le italiane??”

Parola più o parola meno Diego rispose: “Io?? Ma io tifo contro tutte. Ma proprio tutte. Tifare Milan è bello, ma vuoi mettere la libidine di sedermi sul divano il martedì e finire di giovedì sera? Pensa che goduria…!”. E giù risate dallo studio.  

Ora la risposta del nostro amato RAS della Fossa era a metà fra lo scherzoso ed il serio, ma sono convinto che sotto sotto Diego è uno di quelli che gufa in modo…Ecceziunale veramente.

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ARANCIA MECCANICA – “Eh…ma bisogna tifare sempre le squadre del nostro paese!”

Bene se avete un genitore, qualche amico o qualche collega bacchettone che prova a convincervi con slogan buonisti, frasi da Libro Cuore e/o richiami alla Patria, insomma qualcuno che inizia la propria giornata ascoltando l’inno di Mameli …cari fratelli rossoneri per ieri sera avete un jolly in più.

Esiste in Europa squadra più Olandese dell’Ac Milan?

Risposta: assolutamente no.

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La nostra storia è strettamente legata a due nazioni e a due bandiere. La prima, nel dopoguerra, è quella che vedete sovente da IKEA, sì proprio quella blu con croce gialla ed è sventolata dal trio svedese Gre-No-Li.

La seconda invece è finita sul tetto del mondo ed ha accompagnato una delle squadre più forti della storia del calcio. Siamo a fine anni ottanta e la formula è la seguente: Milano è tanto Olandese quanto l’Olanda è rossonera. San Siro è invasa da cappellini rossoneri con attaccati i rasta di Ruud Gullit, splendono i pennelli del Cigno di Utrecht, il Divino Marco mentre nei centrocampi di tutta Europa soffia forte l’uragano Frankie Rijkaard (cit. Pellegatti).

Un esempio pratico? Dare uno sguardo ai tabellini delle finali di Coppa dei Campioni degli anni 1989 e 1990.

Milan – Steaua Bucarest: Gullit, Van Basten, Gullit, Van Basten

Milan – Benfica: Rijkaard

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Ma nell’arancia meccanica rossonera oltre al trio delle meraviglie c’è spazio anche per un’altra chicca che pochi ricorderanno.

Un certo Johann Cruijff spese un po’ del suo tempo calcistico nell’estate del 1981 in casacca rossonera. Per carità una esibizione, un sogno di una notte di mezza estate, ma tant’è che se Cruijff ha voluto lasciare una minima traccia della sua arte calcistica in Italia ha deciso di farlo con il diavoletto della maglia rossonera sul petto. Vedere per credere.

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Quindi tornando a ieri sera, personalmente ho montato l’elmetto orange e tifato Ajax. Ed a fine partita ero piuttosto sereno, anzi ho passato una bella nottata senza alcun senso di colpa patriottico.

Fra l’altro se ci si limita ad una analisi puramente obiettiva e senza condizionamento alcuno, allora anche qui la scelta doveva per forza di cose ricadere sui terribili ragazzini venuti giù dalla pittoresca Amsterdam. De Ligt e compagni hanno letteralmente capovolto il trattore bianconero riducendolo ad un ammasso di ferri. Vecchi.

Perché in fondo anche se hai il più forte, e questo Cristiano Ronaldo lo è insieme all’altro che vive a Barcellona, non puoi non notare che la carta di identità del portoghese (34 anni compiuti) è a breve scadenza e quante altri gettoni Champions si potrà giocare la vecchia signora con Cristiano piè veloce? Uno, al massimo due.

Invecchiano pure Chiellini, 35 a breve, e Barzagli, prossimo al ritiro, senza i quali persino il superuomo (eufemismo) Bonucci, quello a cui mancava tanto la Champions, sembra sgonfiarsi. Tant’è che ieri l’affamatissimo Leonardo ha fatto la figura del salame affettato a turno dai giovani lancieri.

Quanto è doloroso e pericoloso il pensionamento dei campioni. Non perdi solo l’atleta, perdi carisma, personalità ed esperienza. Qualità che non ritrovi proprio in un baleno.

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FINE – #FINOALLAFINE (CHE BRUTTA FINE)

Quella dei tre olandesi voleva essere ovviamente una provocazione, una scusa in più per “giustificare” il tifo contro la Juventus ieri sera. Ma non era solo amore verso l’Olanda o l’Ajax, tant’è che neanche un mese fa in molti in Italia eravamo sostenitori delle uova fresche di Simeone e poco bene ci siamo rimasti quando gli uomini del Cholo si sono travestiti da pulcini in quel posto di massima sicurezza che è lo stadio bianconero.

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D’altronde l’arte del gufo è un esercizio che richiede molta concentrazione ma che comporta anche qualche rischio. Perché è vero che cominci simpatizzando anche per le squadracce nei gironi ma poi man mano che si va avanti la sfida diventa più dura e pericolosa e così ti giochi una intera stagione contro proprio negli ultimi minuti.

A onor del vero va detto che Madama Juve è stata piuttosto gentile verso noi tifosi poco italiani o molto esterofili, fra l’altro coprendo pure una bella fetta generazionale di uccellacci.

I gufi più anziani ricorderanno una prima gioia targata Ajax (quoque tu!) nel lontano 1973, campioni di Olanda che avevano fra l’altro battuto in finale anche l’Inter l’anno precedente. Poi dici che uno si affeziona..

Passano dieci anni e quella che doveva essere una passerella per gli dei reduci dal Mundial spagnolo 82 si trasforma in una tragedia greca. Ad Atene va in onda l’Amburgo ed un gollonzo di Magath alla faccia di Platini, Boniek e tutti gli altri campioni della banda Trapattoni.

Per i trentenni ecco un dolce ricordo della loro infanzia con la doppietta 1997 e 1998. La prima regala alla storia un bellissimo gol di tacco di Pinturicchio Del Piero in finale, ma soprattutto la doppietta di Karl Heinz Rieddle ed un perfetto lob di Ricken.

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Quella del 1998 è un gioco di prestigio di Pedrag Mijatovic che dribbla in un fazzoletto Peruzzi ed insacca il gol partita. Ciliegina sulla torta: il gol della punta è in chiarissimo fuorigioco. Roba che rende ancora più dolce il ricordo degli anti-juventini, e qui giova ricordare che non meno di un mese prima della finale di Amsterdam l’altra Milano, quella minore, era rimasta più violentata che scottata dal contatto Ronaldo-Iuliano.

Più fresche invece le ultime imprese bianconere…fino alla fine. E qui c’è da dire che il compito è stato in parte agevolato dal fatto di poter disporre fra le proprie fila una volta di Lionel Messi ed un’altra di Cristiano Ronaldo (proprio lui!)

Anche se i punteggi sono stati piuttosto larghi non è stata una passeggiata di salute proibire a Buffon di alzare la coppa e non i succhi di frutta.

In entrambi casi la Juventus era andata sotto ma era riuscita a rialzare la testa prima con Morata contro i blaugrana e poi con Manduzkic contro il Real Madrid. Solo un forte sforzo nazionale in aggiunta ai fuoriclasse di Barça e Real è riuscito ad evitare il peggio.

PIU’ BELLA COSA NON C’E’ – OLD TRAFFORD 2003

Dall’elenco delle finali perse dai zebrati avrete notato ne manca una. La più bella. Ma lì non eravamo in veste di gufi, li eravamo attori protagonisti ed eravamo ricoperti d’oro vivo. Il tifo milanista raggiunto nel mese di maggio 2003 gioie forse inarrivabili. Hai superato in un doppio derby in semifinale i cugini grazie ad un gol in trasferta. Poi voli in finale contro la Juventus e vedi Dida far un boccone di Montero, Zalayeta e Trezeguet. Vedi segnare ad Alex il rigore della speranza altrui con un occhio nero e manco lo vedi esultare e poi vedi lui.

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Il cerbiattone ucraino che avanza da centrocampo con calma olimpica. Immagino Sheva che dice col suo splendido italiano con pronuncia ucraina “tranquilli amici, ora faccio felici tutti tifosi di Milan”. Sheva che si morde il labro come fa un bambino di cinque mesi, chiede educatamente il permesso all’arbitro di tirare e poi deposita la palla più bella del mondo in fondo al sacco.

No a Manchester non eravamo gufi, eravamo molto più semplicemente quello che a voi succede molto raramente: Campioni d’Europa.

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Ps: se vi siete disgustati leggendo le gufate e siete ancora accecati dalla cartolina ingiallita di Giuseppe Garibaldi e l’Unità di Italia? Allora vedete questo pezzo come un tributo, un dolce pensiero a chi ha puramente goduto nella madre delle disgrazie del maggio 2005, al colpo di testa di Bolì, alla bolletta della luce non pagata dal Marsiglia, alla scivolata di Kluivert, alla punizione di Asprilla…e via dicendo.

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