Giada, l’altro ieri eri è nato il figlio dei nostri amici Lorenzo e Scheila, lui milanesissimo e milanistissimo e lei brasiliana. Lo hanno chiamato Leonardo.

Il piccolino ancora non lo sa, ma è nato lo stesso giorno di un ragazzo che giocava nel Milan e che di nome fa Ricardo Izecson dos Santos Leite.

Pensa che coincidenza: sangue in parte brasiliano, nato il 22 aprile e con il nome di colui che ha scoperto quello che tutto il mondo conosce come Kakà. Che sia di buon auspicio al piccolo Leonardo!

Mi chiederai chi sia questo Kakà. Intanto questo nome buffo è il diminutivo di Ricardo, nomignolo affibbiatogli dal fratellino minore. È una delle prime paroline che hai imparato, perché non hai mai pronunciato questa parola con la doppia c, ma sempre e solo con una. Auspico che sia un buon segno, dato che tuo babbo ti ha comprato il pelouche a forma di zebra. A proposito di zebre, il caro Moggi disse che non ficcò il naso nella trattativa Milan-Kakà perché sosteneva che quel soprannome non fosse adatto a un giocatore di classe e da Juve.

Allora, vediamo un po’…

mica facile riassumere in poche righe il trequartista che sostituì Ruy Costa, velocissimo contropiedista, ottimo tiratore da fuori area e che vinse il Pallone d’Oro alla faccia delle battute di Moggi.

Arrivò dopo la vittoria in Champions contro la Juve (cioè fu uno degli acquisti estivi, ma adoro utilizzare la finale di Manchester come punto di riferimento spazio-temporale). Quando lo videro arrivare a Milanello, Ancelotti e Gattuso si lasciarono andare a pensieri alquanto tristi del tipo “che cavolo ci fa uno dall’aria da studente universitario qua con noi?”. Dopo il primo allenamento ringraziarono il cielo! Non a caso uno dei suoi soprannomi fu “Il Bambino d’Oro”, per quella sua faccia da bravo ragazzo e i piedi d’oro.

A noi tifosi regalò un gol nel primo derby a cui prese parte e io ho di lui i seguenti indelebili ricordi:

  1. Il gol nel derby in rimonta 3-2 nel 2004; ancora godo.
  2. Il gol contro il Celtics di Glasgow nei tempi supplementari (il giorno prima ero sul volo Charleleroi-Bergamo con un gruppo di tifosi del Celtics che cantavano. Di fianco a me uno juventino che sfoderava il suo miglior inglese per spiegare a un belga che avrebbe tifato per gli scozzesi. Sai quanto gliene fregava al belga…).
  3. Il rigore contro il Bayern il 3 aprile 2007; la mamma c’era.
  4. I gol contro il Manchester United: la mamma che urlava davanti alla TV. Evra e Heinze che ancora si stanno sgambettando.
  5. Il gol di apertura durante la partita perfetta del 2 maggio sempre contro i Red Devils; la mamma c’era e a ogni gol diceva al suo compagno di tifo: “Massimo, dobbiamo farne un altro”. Al terzo gol e alla solita frase Massimo rispolverò il buon Sandro Pertini: “no, dai, va bene così, non ci beccano più”. (Ero ancora scottata da Istanbul e a chi era là i gol non bastano mai).
  6. La punizione di Pirlo toccata da Pippo in finale. Bravo lui a causarla.
  7. Quando dichiarò “non voglio il City, voglio stare al Milan”; ok, poi a fine stagione andò al Real, ma in quel momento ci mise la faccia (o comunque mi piace pensarla così).
  8. 104 gol in maglia rossonera.

Vinse il Pallone d’Oro e il Fifa World Player davanti a Messi e CR7, mica robetta!

Amò a tal punto il Milan e l’Italia da chiamare i suoi figli con nomi prettamente italiani. E tornò, sì tornò al Milan. Non era più il Kakao Meravilhao, ma fu il secondo miglior realizzatore dopo quel matto dai piedi da cecchino di Balotelli. E quando terminò la sua carriera a Orlando, un pensiero volò ai colori rossoneri.

Allora, tanti auguri, piccolo Leonardo, italo-brasiliano nato il 22 aprile come il Bambino d’Oro. A te voglio dedicare la stessa frase che ho dedicato alla mia Giada, quando è nata:

sei bello come Kakà al mercoledì sera alle 20,30 (cit.).

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