A caduta libera, in cerca di uno schianto”. Le parole di uno dei brani più famosi dei Subsonica sintetizzano perfettamente il momento che la squadra sta vivendo e l’umore di tutti noi tifosi, con la funerea conferenza pre-partita di Gattuso (ultimamente Crisantemi de “L’Allenatore nel pallone” gli fa un baffo) a fare da cornice alla paradossale situazione di questo Milan, finalmente quarto in classifica ad aprile ma che sembra portarsi addosso la certezza di essere superato, prima o poi, da qualcuna delle inseguitrici. In effetti la Roma lo ha già fatto ieri dopo aver asfaltato il Cagliari, la Lazio nel pomeriggio ha espugnato Genova avvicinandosi pericolosamente, mentre l’Atalanta dovrà attendere domani per capire parte del suo destino. Insomma la lotta è feroce ed apertissima eppure gli unici che sembrano destinati a chiamarsi fuori siamo noi, nonostante la posizione di vantaggio da cui partiamo. E dire che un modo ci sarebbe per evitare ciò che sembra ineluttabile: battere il Toro in casa sua. Quella che in teoria sarebbe impresa difficile ma fattibile diventa oltremodo complicata, se non addirittura titanica alla luce degli ultimi risultati e, soprattutto, delle ultime sconcertanti prestazioni.

Gattuso decide di tornare al suo amato 4-5-1, inserendo Conti a destra al posto dello sfigatissimo Calabria, riproponendo Paquetà titolare e lasciando incredibilmente fuori il vice capocannoniere del campionato Piatek per dare spazio a Cutrone. Vista la scelta che Dio gliela (e ce la) mandi buona. Il Toro, che gioca per agganciarci, si presenta con il classico 3-5-2 di Mazzarri, con Berenguer e Belotti in attacco.

Mi siedo sul divano con l’ottimismo di un condannato alla sedia elettrica e mi affido all’unica cosa che rimane sempre intatta: la fede nei colori rossoneri.

Nel primo quarto d’ora sembriamo gattini impauriti e veniamo caricati a testa bassa dal Torino. Prendiamo 3 gialli consecutivi: il primo con Suso che ferma Belotti che stava ripartendo in contropiede dopo il classico corner battuto “ad minchiam” da Calhanoglu, poi da Conti che stende Ansaldi che se lo era bevuto sulla fascia ed infine da Paquetà che deve abbattere Rincon che lo aveva anticipato sulla solita, imbarazzante e monotona ripartenza dal basso. Insomma 3 puttanate che condensano il peggior repertorio del Milan di Gattuso. Dopo la punizione di Ansaldi che esce di poco, finalmente riusciamo a mettere piede nella loro area di rigore con Suso che, al 29’, si libera il destro e calcia centralmente trovando i pugni di Sirigu.

De Silvestri non arriva di un niente sul lancio a tagliare l’area di Berenguer. Che rischio. Si combatte tanto a centrocampo. Bakayoko è presente, Paquetà fa una gran giocata mentre Kessie è fumoso. Suso sembra fare un altro sport in cui deve essere proibito correre e l’unico che davvero si sbatte là davanti è Cutrone che prova ad allungare la squadra ma non riesce mai ad essere pericoloso perché N’Koulou è un mastino insormontabile.

Al 43’ la più grande occasione del primo tempo capita sul destro di Calhanoglu ben imbeccato da Cutrone ma il suo tentativo di “scavetto” va a sbattere su Sirigu. Alla fine dei primi 45 minuti di gioco resta la sensazione di una squadra impaurita che, ad ogni modo, quelle rare volte che riesce a far venir fuori la propria qualità può far male. Speriamo di ripartire da qui.

Ed invece la squadra torna in campo con il cervello spento e le palle in mano. Loro ci aggrediscono altissimi ed arrivano sempre primi sulle seconde palle. Suso conduce un contropiede a velocità di crociera, poi sbaglia il più facile degli appoggi e, non contento, abbraccia Izzo che stava ripartendo rischiando il secondo giallo. Mazzarri va su tutte le furie e Guida lo butta fuori. Rino avrebbe dovuto fare lo stesso con lo spagnolo. Ormai non lo sopporto più.

Al 55’ Izzo si libera con una manata di Calhanoglu e serve De Silvestri che scende a destra, Romagnoli scivola, l’esterno granata crossa in mezzo e Kessie è ingenuo (eufemismo per non rischiare la querela) ad appoggiare la mano sulla schiena dello stesso Izzo che sviene. Guida vede e fischia il rigore che Belotti trasforma. Ennesimo gol regalato per una stronzata dei nostri. Sinceramente la storia della giovane età sta diventando stucchevole. Sono più rassegnato che imbestialito.

Gattuso butta subito dentro Piatek per Suso e Borini per Paquetà. Mah, io il brasiliano lo avrei tenuto in campo ma non vorrei mi si accusasse di essere un teorico come Adani. Proviamo finalmente a buttarci all’attacco. Sirigu anticipa Bakayoko in uscita volante, poi su calcio di punizione dalla trequarti Calhanoglu trova la testa del francese che incorna come nel derby ma la palla si stampa sulla traversa e poi, dopo un batti e ribatti, finisce tra le manone dell’estremo difensore granata. Pure la sfiga ci si mette.

Pochi minuti e, dal possibile pareggio, si arriva al raddoppio da K.O. tecnico. Cross dalla destra che Conti, tutto solo, ribatte sui piedi di Ansaldi che rientra e crossa sulla testa di Musacchio il quale, anche lui tutto solo, la appoggia sui piedi sbagliati cioè quelli di Berenguer che non si fa pregare e calcia pulito di destro alla sinistra di Donnarumma. Game, set, match. Siamo definitivamente crollati.

Perdiamo completamente la testa e Romagnoli, in particolare, inizia a protestare per ogni fischio dell’arbitro, guadagnandosi il solito giallo. L’ingresso di Castillejo per Conti non serve a nulla se non a creare ulteriore confusione. Giochiamo alla viva il parroco buttando a casaccio la palla in area granata e trovando sempre le teste dei loro difensori pronte a ribattere. L’unica occasione la crea ancora Bakayoko che schiaccia bene un cross di Castillejo ma Sirigu è sempre attento e Izzo risolve in angolo anticipando Cutrone.

Al minuto 81 il nostro Capitano si fa beccare mentre applaude ironicamente l’arbitro che lo manda dritto sotto la doccia. Toccato il fondo, si continua a scavare. La partita è definitivamente andata. Rimane un colpo di testa al lato di Castillejo e l’ennesimo anticipo dei difensori torinisti su un cross radente di Kessie poi Guida fischia la fine dei nostri sogni e delle nostre speranze di vedere un rigurgito di decoro in questo fine stagione da incubo.

Il destino di Gattuso per la prossima stagione credo fosse già segnato prima di stasera, resta da capire se sia il caso di intervenire subito e provare a salvare il salvabile oppure continuare con lui sulla panchina. Certo è che di questo passo anche l’Europa League diventerà un miraggio.

La caduta libera iniziata 2 mesi fa ha avuto oggi la sua logica conclusione: lo schianto è arrivato. Ed è dolorosissimo.

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