“E così durante questa confusione generale gli avversari non ci capiranno più niente..ah ah!”

“Eh ma nemmeno noi….!!”

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Molti di voi ricorderanno il famoso dialogo fra l’immenso Oronzo Canà ed il bomber Speroni mentre l’allenatore nel pallone spiegava, con tanto di lavagna tattica, alla sua squadra la Bi-zona e l’applicazione del famigerato 5-5-5.

Anche a Milanello oramai da due mesi si aggira un allenatore nel pallone. Un allenatore che poi è un uomo a cui vogliamo un immenso bene, perché è un cuore rossonero ed in campo per anni ha dato tutto quello che poteva dare ed ha vinto tutto quello che si poteva vincere.

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E proprio per questo fa ancora più male al tifoso rossonero chiedere di staccare la spina.

La sua squadra ormai non solo non ne capisce più niente (cit. Speroni), ma cosa ben più grave non fa proprio niente. Rimane inerme dinanzi agli avversari che puntualmente saccheggiano quel che resta del Milan, senza fare sforzo alcuno.

Perché diciamoci la verità, giocare contro questo Milan è come dover preparare una partita contro una squadra di Subbuteo, e qui Gattuso ha le sue colpe. Perché questa squadra non ha più identità, non ha più un modulo. O forse ne ha, e ne ha avuti, anche troppi.

4-5-0-1: il falso modulo

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Se in Spagna hanno inventato il falso nueve, questo Milan ha il primato di aver inventato il falso modulo. Già perché è davvero ingeneroso chiamarlo 4-3-3, ed è l’equivoco più grande che ci portiamo dietro da inizio stagione.

Nella testa di chi si vede una partita di calcio tre punte significa avere una punta centrale (e fra la bella addormentata Higuain ed il pistolero venuto dal Genoa abbiamo sempre avuto un riferimento) e due punte esterne. Ecco il Milan queste due punte esterne non le ha mai avute per tutto il campionato. Schierare due punte esterne significa avere due giocatori che tirano, che creano pericolo o comunque vedono la porta, e magari ogni tanto segnano. Calahnouglu e Suso hanno deciso quest’anno di toglierci qualsiasi dubbio e si sono proclamati giocatori da sesto/settimo posto. Quello in cui vegetiamo oggi a fine aprile grazie, anche, al loro contributo di ben 6 gol in 33 partite di campionato. Badate bene 6 gol in due. Dalla panchina non è lecito aspettarsi alcun che visto che Borini sarebbe il classico giocatore che piace a tutti i Mister che vogliono raggiungere una tranquilla salvezza e Castillejo ondeggia in maniera assolutamente inutile fra il campo e la panchina. Ad oggi l’investimento di 18 milioni per lo stecchino spagnolo sono un insulto alla Banca Centrale Europea.

Cari Higuain, Piatek e Cutrone vi siamo davvero vicini. Vivete, o avete vissuto, le partite in totale stato di abbandono, ostaggi nella metà campo avversaria. Che vi sia lieve il fischio finale dell’arbitro, giusta liberazione da questo male.

4-4-2: un pugno di sabbia negli occhi miei

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Se il dio del calcio vi ha baciato in bocca e avete visto il Milan di Sacchi allo stadio o magari raccontato da Pizzul in diretta tv o anche un minuto solo su youtube allora leggendo questi tre numeri siete autorizzati a prendere un pugno di sabbia e stropicciarvela negli occhi.

Perché quest’anno negli infiniti cambi di modulo abbiamo addirittura osato là, dove volavano le aquile.

Peccato che le aquile di Rino non volano manco per il bip e hanno la personalità di un canarino a casa della nonna in veranda. A turno sull’out di destra e sinistra sono stati provati e riprovati in tanti. Oltre i soliti noti già citati nel 4-5-0-1, abbiamo potuto ammirare (eufemismo) Laxalt Crisantemi tanto per restare in ambito cinematografico oltre al generoso Calabria e lo sventurato Conti che sembra ancora in terribile ritardo di condizione.

Gattuso ha abusato di questo modulo in inverno, cercando di venire incontro al triste y solitario Gonzalo mettendogli accanto il suo uomo tarantola Cutrone. Risultato? Una valangata di 0-0 senza manco un tiro in porta fra Torino, Frosinone e Bologna. Il record di Seba Rossi ma al contrario.

Probabilmente l’allenatore calabrese non aveva fatto il conto con la disarmante penuria di qualità non solo sugli esterni ma anche in mediana. Avete mai visto quest’anno una imbucata una? Un assist in verticale fatto dai nostri centrocampisti? E così mentre Bakayoko rubava il pallone un Kessie di turno ci litigava, arte che ha affinato anche con compagni, e lo restituiva agli avversari o peggio ancora ai fotografi.

3-4-3: (NON) preferisco la coppa.

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Ancelotti in una divertente biografia scritta con il giornalista Alciato raccontava la sua predisposizione per le partite da dentro/fuori, insomma le classiche partite di Coppa.

Posto che per noi tifosi rossoneri oggi è già qualcosa di visionario partecipare a quella Coppa, quello che ci potevamo permetterci di alzare per questa stagione era la simpatica Coppa Italia.

Ebbene dopo una semifinale di andata passata ad ammirare da lontano la porta di Strakosha ecco che per premiare un San Siro colmo e presente come ai vecchi tempi Gattuso prepara il Milan con un abito sexy. 3-4-3 di Zaccheroniana memoria e via la naftalina da Caldara

Il risultato è tragico non tanto nel punteggio quanto nei contenuti. Il Milan è vergognoso (cit. Gattuso): tira in porta solo una volta con Calabria e prende un gol che è il sequel della Psycho doccia contro l’Udinese. Calcio d’angolo per i nostri, ripartenza avversaria e gol.

Ma ad onor del vero ad una cagata del genere non c’è modulo che tenga.

4-3-1-2 / 3-4-1-2: la fortuna aiuta gli audaci, la sfortuna aiuta i confusi

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A proposito di Udinese, quello forse è stato forse l’ultima vero segnale di vita dell’allenatore Gattuso. Rino pesca dal mazzo dei ricordi ancelottiani la figura del trequartista ed ispirato dai dolci piedi di Paquetà, che poi è l’unico che effettivamente pensa e gioca in verticale, lo piazza lì dietro a Piatek e Cutrone dal primo minuto. Per oltre mezz’ora l’esperimento sembra quanto meno interessante. Sia chiaro non è che Musso ha le piaghe alle mani però la sensazione è che la squadra rossonera occupi in maniera arrembante la metà campo dei friulani. Sfortuna vuole che Paquetà si infortuni a ridosso della fine del primo tempo e che l’esperimento finisca così.

Che poi in realtà un piccolo antipasto del brasiliano mezzapunta lo avevamo assaggiato nella amara trasferta di Genova contro la Sampdoria quando le cose si erano messe male dalle primissime battute e Rino aveva provato a sterzare con il 3-4-1-2. Risultati peraltro inesistenti visto che siamo tornati da Marassi con nulla in mano.

Epilogo: elogio della mediocrità

Dall’analisi di questi moduli ripetutamente cambiati nel corso dell’anno e spesso a partita in corso emerge come Gattuso sia andato spesso nel pallone non solo dopo il derby di ritorno, come in molti sostengono, ma più volte nel corso della stagione. Sicuramente avere la possibilità di cambiare strategia e uomini durante la partita è un arma se le idee sono chiare e se chi subentra può fare la differenza. Qui invece la sensazione è che Gattuso si rivolga al cambio modulo e a Cutrone/Borini/Castillejo con la preghiera che qualcosa, non si capisce esattamente cosa, possa cambiare.

Quel filotto di vittorie che ci aveva permesso di scavalcare l’Inter ma soprattutto il ruggito di Bergamo contro la lanciatissima Atalanta avevano illuso tutti noi, forse gli stessi giocatori che la conquista del quarto posto fosse diventata una formalità. Mai errore fu peggiore.

Perchè prima o poi nodi vengono al pettine. Ma i nodi non sono solo quelli che possibilmente anche Gattuso ha creato, i nodi sono anche quelli di una rosa che non è scarsa, ma non è forte. Anzi è un inno alla mediocrità.

Perché Donnarumma ci ha sì salvati in più di un’occasione ma ha anche commesso i suoi errori che sono costati qualche punticino (Samp su tutte).

Perché Musacchio le sue stronzate nel corso dell’anno le fa e le ripete in maniera ciclica. Come hanno fatto anche Zapata e Abate nei loro precedenti campionati.

Perché Rodriguez è il simbolo, forse il capitano morale di questo Milan mediocre: un terzino mascherato che a questi ritmi e col solo obiettivo di passare la palla cento volte a partita al portiere potrebbe arrivare tranquillamente a giocare fino a 68 anni celebrando il suo numero di maglia.

Perché Biglia è arrivato al Milan che era già un cumulo di acciacchi e se qualcuno lo ha considerato la nostra riserva di lusso c’è da riflettere.

Perché Kessie è forte sano e robusto ma a calcio servono anche i piedi sennò quello sport si chiama rugby.

Perché Calahnouglu ha chiaramente assunto un hacker che ci ha fatto vedere strabilianti prodezze balistiche su youtube mentre qui non riesce a battere bene un maledetto calcio d’angolo, uno.

L’elenco potrebbe continuare per tanti altri giocatori da Laxalt a Borini, da Suso a Castillejo.

Oggi sicuramente Gattuso non ha più il polso della squadra e questi mediocri non lo seguono più, per cui l’esonero non sarebbe affatto uno scandalo.

Ma rimane un dubbio legittimo: un altro allenatore avrebbe fatto meglio con questa squadra in mano?

La risposta non è affatto facile.

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