La fiammella della speranza è flebile, debolissima ma abbiamo il dovere di mantenerla accesa. La vittoria dell’Atalanta in casa della Lazio ha confermato che la squadra che, ad oggi, merita il tanto agognato posto in Champions League è sì lombarda, ma non rossonera. Eppure la giornata ha anche detto che, in caso di vittoria stasera contro il Bologna a San Siro, torneremmo ad essere i principali antagonisti dei ragazzi di Gasperini, scavalcando in un colpo solo Torino e Roma ed allontanando forse definitivamente la Lazio.

Gattuso delle critiche sembra fregarsene altamente e decide di giocarsela, nuovamente, con i suoi uomini e con il suo modulo. In difesa Zapata affianca Musacchio causa squalifica di Romagnoli ed ennesimo, tremendo stop per Caldara (auguri Mattia, ti spettiamo), con Abate sulla fascia destra al posto dell’altro perenne infortunato Conti. In attacco Piatek è supportato, almeno lo si spera, da Suso e Calhanoglu, con Paquetà in mediana vicino a Biglia e Kessie. Bakayoko reduce dalle polemiche settimanali finisce, per punizione, in panchina. Mihajlovic, alla ricerca dei punti per la matematica salvezza, schiera un offensivo 4-2-3-1 con il tridente leggero Orsolini, Svanberg e Sansone alle spalle di Palacio.

Nei primi minuti la sinfonia è quella che ha caratterizzato la maggior parte della nostra stagione: giro palla talmente lento e prevedibile da essere facilmente letto ed aggredito da chiunque. Svanberg non permette a Biglia di cucire il gioco e i nostri 2 centrali di difesa vanno in difficoltà nella costruzione rifugiandosi spesso da Donnarumma che con i piedi dimostra di non essere affatto un fenomeno. Al 9′ riusciamo finalmente a mettere la testa fuori dal guscio con Calhanoglu che dai 25 metri impegna seriamente Skorupski con un destro di controbalzo. L’occasione del turco fa da prologo ad altri 2 grandissime chances sui tanti vituperati calci d’angolo, entrambi su cross di Suso: prima il colpo di testa di Zapata viene deviato da Danilo ed esce di pochissimo poi, sul corner successivo, Musacchio non riesce ad approfittare dell’uscita a farfalle del portiere felsineo e mette fuori. Forza ragazzi, spingiamo sull’acceleratore.

Ma proprio mentre sto provando a gasarmi la squadra risponde in maniera esattamente opposta e concede palle e campo al Bologna. Orsolini, ottimamente lanciato da Sansone, sfrutta lo svarione di Rodriguez per presentarsi a tu per tu con Donnarumma che è prodigioso nella deviazione di spalla. Ancora pericolo qualche minuto dopo nella nostra area con Gigio sempre bravo a bloccare il tiro-cross di Palacio. Lo stesso argentino ci riprova al 20′ con un destro in bocca al nostro portiere. Al 21′ Svanberg calcia di poco fuori dai 20 metri. Oddio, sembra un incubo senza fine.

In tutta questa sofferenza Biglia si fa male e chiede il cambio. Per non farci mancare niente siamo costretti anche ad assistere all’ennesima triste sceneggiata in diretta nazionale con Bakayoko che pare ritardare il suo riscaldamento per poi mandare platealmente a fare in culo l’allenatore dopo che quest’ultimo aveva deciso di inserire Josè Mauri. Che tristezza, ragazzi.

Palacio segna dopo essere partito in posizione nettamente irregolare. Continuiamo a soffrire tanto. Suso è sempre irritante, Calhanoglu si sbatte ma, alla fine, fa sempre il tocco o il dribbling in più che vanifica tutto, Piatek è isolatissimo e il Bologna continua a metterci alle corde. La deviazione di Abate è provvidenziale sul tiro di Sansone al 28′. Poi, all’improvviso, viene fuori un minimo di carattere e cominciamo a lottare sulle palle sporche. Al 35′ un’azione insistita e caparbia (!) dei nostri costringe Skoupski ad uscire a valanga su Rodriguez. Un minuto dopo Josè Mauri la tocca di prima (!!) per Suso al limite dell’area che stoppa, vince un rimpallo, se la sposta sul sinistro e, udite udite, ci porta in vantaggio (!!!). E andiamo, nel momento peggiore, il peggiore dei nostri torna al gol dopo non so quanti anni luce. Lassù qualcuno ci ama.

Al 40′ ancora pericolo da un nostro corner con Josè Mauri che vince un contrasto aereo e permette a Piatek di girare in porta il suo destro che il portiere rossoblu blocca. Prima del riposo ancora brividi per le mie coronarie con Gigio che sbaglia il rinvio dopo il solito passaggio azzardato all’indietro e poi con Svanberg che calcia di poco al lato.

Andiamo negli spogliatoi in vantaggio ma, come sempre, senza nessuna certezza sulla tenuta psico-fisica dei nostri.

Si riparte con Abate che prende gli applausi di San Siro chiudendo ottimamente su Dijks, poi è Calhanoglu ad avere sul destro la palla del raddoppio ma, dal limite dell’area, calcia di poco alto. Mio Dio, Hakan ma quando la butti dentro?

Al 53′ Donnarumma nega il gol a Pulgar scendendo a deviare il suo destro indirizzato all’angolino basso. Ragazzi se non raddoppiamo so già come andrà a finire. Sveglia!!

Calhanoglu si fa male e gli suberntra Borini. Con il passare dei minuti la squadra sembra più equilibrata e viva. Paquetà sale in cattedra rubando palloni a centrocampo e facendo ripartire l’azione, Abate è tra i più attivi e anche Josè Mauri riesce a dettare i tempi di gioco in maniere regolare. Al 67′, sull’ennesimo pallone recuperato dal brasiliano, Borini mette in mezzo, la difesa emiliana ribatte sui piedi del talento verdeoro che stoppa e calcia di destro, Skorupski è difettoso nella parata e Borini insacca facilmente il 2-0. E andiamo!!

Nemmeno il tempo di rilassarmi per il doppio vantaggio che, su un loro calcio d’angolo, ci addormentiamo completamente lasciando Pulgar libero di stoppare al limite dell’area e trovare Destro tutto solo nel cuore dell’area di rigore, libero di battere Donnarumma ed accorciare le distanze. Ma come si fa? Come si fa??

Il momento del Milan è talmente negativo che non dovremmo più sorprenderci se dopo la pioggia, arriva la grandine. Ed infatti dopo 3 minuti esatti Paquetà prende un calcione da Pulgar, si alza e si incazza. L’arbitro Di Bello non ci pensa nemmeno un minuto e lo ammonisce ma il brasiliano, frustrato, lo colpisce su un braccio con una manata rimediando il più stupido dei cartellini rossi. Non è possibile! Nemmeno all’asilo. Siamo sull’orlo di una crisi di nervi.

Fortunatamente i 10 superstiti riescono a compattarsi ed a reggere la pressione del Bologna che, fatta eccezione per un tiro di Edera al 90′ deviato in angolo dal solito Donnaumma, non crea più occasioni pericolose fino al triplice fischio finale.

Insomma la fiammella della speranza resta accesa ma, così come all’andata, saremo costretti ad affrontare la Fiorentina quasi senza centrocampo. Ad ogni modo è inutile piangersi addosso, quest’anno va così: anche quando arrivano i 3 punti, vuoi per la prestazione, vuoi per le sceneggiate, vuoi per gli infortuni, vuoi per le squalifiche, la vittoria lascia sempre un sapore agrodolce in bocca. L’isteria ha preso casa a Milanello e dovremo imparare a conviverci per altre 3 settimane.

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