https://www.youtube.com/watch?v=T6k1V5uLWQ09 maggio 1993: “Papà, papà hai sentito?! Ha segnato Van Basten!!!”

Non c’era neanche “Quelli che il calcio” alla televisione. Sky, dazn e compagnia pagante erano ancora nella testa di chissà quale ingegnere.

Non c’erano dunque ancora le fantastiche previsioni di Caressa, Lele Adani cominciava la sua normalissima carriera nel Modena prima ancora di inventarsi secoli dopo la “garra charruaaa” per un banalissimo gol del cavolo di Vecino alla prima partita di girone di Champions e per chiudere il cerchio Diletta Leotta probabilmente aveva ancora la possibilità di girare in costume senza il pezzo di sopra nella costa orientale della Sicilia, non avendo ancora compiuto 2 anni.

Erano gli anni del pendolino e delle bombe di un simpatico e quanto mai genuino Maurizio Mosca, erano gli anni di uno splendido Pizzul che si limitava ad un “Ehhh sii! Vai Roberto!!” quando Baggio segnava soltanto nella semifinale dei mondiali ed erano gli anni delle domeniche in salotto accompagnati da Ameri, Ciotti e Cucchi.

Tutto sommato si stava abbastanza bene, evviva la vita senza gli eccessi.

Fu così che lo stereo del soggiorno rigorosamente sintonizzato sulla frequenza FM 94.9 (frequenza di Palermo per Radio RAI) mi consegnò l’ennesimo regalo di giornata.

Era il giorno della mia prima comunione, e fra i tanti doni ricevuti per l’evento religioso uno ancora più bello ed invisibile mi giungeva dritto dritto dalle Marche. Più precisamente dallo Stadio Del Conero di Ancona un pacco da scartare in video qualche ora dopo a “Novantesimo minuto”: il colpo di testa annunciato dalla radio di Marco Van Basten.

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Cosa era Marco Van Basten per un bambino milanista di 9 anni? Beh non era soltanto un idolo, Van Basten ed il Milan erano tanto, tantissimo.

Sicuramente era il motivo per il quale obbligavo mensilmente mio papà ad effettuare una telefonata interurbana, falsa o vera chissà, alla sede del Milan (il numero era reperibile dall’album Panini e a memoria vi direi uno 02-62281) per sapere come stesse il mio amico olandese.

Che poi ero solo felice, mica sorpreso che Van Basten avesse segnato un gol all’Ancona.

Anzi sembrava tutto piuttosto normale anche perché era una di quelle domeniche di fine campionato dove sembrava di vivere in prima persona il film “Ricomincio da Capo”. La stagione calcistica che volgeva dolcemente al termine con l’ennesima routine che poi era una dolce certezza: tifare Milan in quegli anni risultava quasi noiosamente vincente (bei tempi direte..).

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Ed infatti il 9 maggio 1993 era una di quelle domeniche dove per l’appunto i bambini festeggiavano la prima comunione, dove il Milan si apprestava a vincere un altro scudetto e dove si contavano i giorni mancanti alla finale di Coppa Campioni. Anzi no qui c’è una novità, perché da qualche parte in Svizzera decidono che la cara vecchia coppa dalle grandi orecchie dalla stagione 1992-1993 cambi formula e si chiami Champions League. Non più solo scontri ad eliminazione diretta ma una nuova formula con innesto dei gironi.

Il Milan di Don Fabio partecipa ovviamente al gran ballo e Van Basten è il primo ballerino della nuova competizione, anzi ci va proprio a nozze.

Il matrimonio fra il numero nove olandese e la Champions League si celebra alla scala del calcio durante la prima partita del girone.

San Siro, 25 novembre 1992, Marco da Utrecht ne fa quattro al povero Ravelli, malcapitato portiere del Goteborg.

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Una quaterna dove c’è tutto il suo repertorio. O quasi.

Il primo in equilibro precario, quasi camminasse su una fune, con uno splendido sinistro all’incrocio dei pali. Il secondo gol è un rigore col celebre saltello dal dischetto mentre il terzo centro è una perla in rovesciata appena dentro l’area di rigore. Infine il gol da opportunista: sfruttando un rimpallo il Divino entrava in area scartando con eleganza il portiere e depositando in rete la sua quarta marcatura. (buona visione)

https://www.youtube.com/watch?v=T6k1V5uLWQ0

Quella sera mancava soltanto il colpo di testa a completare l’immenso repertorio di colori presenti nella tavolozza di questo unico pittore del calcio.

Ma probabilmente gli dei del calcio, cattivi come non mai, avevano già scritto tutto. Quel colpo di testa, assente nel tabellino contro il Goteborg, arriverà mesi dopo contro l’Ancona.

Probabilmente? No, certamente gli dei sapevano tutto, ma proprio tutto.

Perché Van Basten segnò la sua prima gemma in maglia rossonera dal dischetto contro Alessandro Nista, e proprio Nista è presente e trafitto nella porta del 9 maggio 1993.

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Il cerchio, bastardamente, si chiude.

Solo che non eravamo pronti, noi rossoneri e tutto il mondo fuori, nessuno ci aveva avvertiti che il sipario era quello, nessuno ci aveva detto che quel perfetto stacco di testa in un pomeriggio di maggio sarebbe diventato, col passare del tempo, il canto del cigno.

Quel 9 maggio 1993 gli dei del calcio si stavano prendendo le scarpe da calcio di Marco Van Basten e non ce le avrebbero più ridate. E mentre gliele toglievano, non si erano accorti che Marco si liberava in area leggero come una farfalla e segnava anche di testa. Proprio come fece nella sua ultima rete ad Ancona.

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