Sono milanista nel DNA ma foggiano di nascita. Il pomeriggio di oggi è stato, quindi, un vero psicodramma culminato con la meritata retrocessione in Lega Pro del Foggia e la vittoria dell’Atalanta che, altrettanto meritatamente, ha scavato un solco probabilmente incolmabile tra noi e la Champions League.

L’umore è pertanto nerissimo, il calcio ormai da anni mi regala solo sofferenze. Aggiungiamo che, per agganciare il quarto posto, oltre a battere stasera la derelitta Fiorentina di Montella al Franchi dovremmo poi sperare nell’onestà di quelli là (ossimoro) e tifare per loro domenica prossima. Non c’è limite al peggio.

Gattuso conferma Abate, riabilita Bakayoko piazzandolo davanti alla difesa con Kessie e Calhanoglu ai lati e inserisce Borini sulla fascia sinistra. Il mai rimpianto Vincenzino schiera il suo 4-3-3 con Chiesa, Muriel e Mirallas davanti. Inutile dire che i primi 2 li temo da morire.

Il primo pericolo a Donnarumma lo porta proprio il colombiano con un destro sporco al 4’ che Gigio, oggi in total black, smanaccia in angolo. Dopo la solita partenza soporifera iniziamo a prendere possesso del campo soprattutto grazie all’ispirato Calhanoglu che funge spesso da play maker.

Piatek anticipa i difensori viola di testa ma anche Borini che sembrava meglio posizionato per battere a rete. Dai Scistof, quanto mi mancano le tue pistollettate. Loro non esistono e non hanno nemmeno i tifosi che li supportano. Non vincere oggi sarebbe un delitto. Al 20’, sugli sviluppi di un corner, Musacchio è bravo a liberarsi sulla destra ed a mettere in mezzo una palla invitantissima che Suso, tutto solo, spara addosso a Lafont. Maledizione!

Pochi minuti dopo Calhanoglu combina con Suso e tira bene di controbalzo sul secondo palo dove, però, il loro portiere riesce ad arrivare e deviare in angolo. E’ il nostro momento migliore. La Fiorentina non ha nessuna voglia di attaccare e noi, approfittando della mancanza di pressing, dopo tanto, tanto tempo siamo finalmente in grado di giocare la palla in maniera persino propositiva.

Kessie si libera bene sulla destra con la sua classica azione di sfondamento ma poi, invece di mettere in mezzo per 2 suoi compagni liberi, fa la sua classica cazzata abbassando la testa e calciando sull’esterno della rete. Se la società lo multasse ogni volta che fa questa cosa obbrobriosa probabilmente risolveremmo il problema del fair play finanziario!

Il nostro netto predominio territoriale trova, finalmente, il meritato premio: al 35’ Suso taglia un gran pallone in area con il sinistro, Calhanoglu la spizza perfettamente di testa e la butta dentro! Finalmente Hakan, finalmente!! Bene così, ragazzi! Ora, però, non fermiamoci.

Quello che di colpo si ferma e mi manda, come sempre, in bestia è la diretta di DAZN. Si sfoca tutto, poi parte la solita rotellina che gira, gira e fa girare anche altro, poi l’avviso che c’è un problema. E che, secondo voi, non lo vedo che c’è un problema?? Dopo essere stato costretto a collegare il cellulare con la TV, torno in diretta che il primo tempo è agli sgoccioli. Mi auguro che questa sia l’ultima partita sulla nuova piattaforma e, soprattutto, che l’anno prossimo facciano qualcosa perché quest’anno è stata davvero una pena.

Quando le squadre tornano in campo, entrano anche i tifosi viola. Ora giochiamo davvero in trasferta. La Fiorentina sembra più cattiva e noi, come spesso accade, ce la facciamo sotto e non riusciamo più a palleggiare.

Biraghi, già ammonito, tira una ginocchiata a Suso ma Mariani non ne vuol sapere di cacciarlo. Loro prendono coraggio e sale in cattedra Chiesa che, prima, si accentra e calcia di poco alto, poi lancia in profondità Mirallas che, dopo aver messo facilmente a sedere Rodriguez, trovatosi tutto solo davanti a Gigio, tira centralmente permettendo al nostro portierone di salvare. Svegliatevi, vi prego.

Calhanoglu e Suso sono spariti dal campo, le uniche palle che arrivano a Piatek provengono da lanci lunghi che lo trovano sempre schiacciato in mezzo ai loro difensori. Nel momento della sofferenza, per nostra fortuna, vengono fuori i giocatori meno dotati tecnicamente ma che fanno del battagliare la loro forza: Abate, Borini e Bakayoko. Se reggiamo l’urto è soprattutto grazie a loro ed ai 2 centrali difensivi. Romagnoli devia in angolo un destro a botta sicura di Benassi poi, al 63’, lo sciagurato intervento di Kessie chiama Donnarumma alla gran parata. Frank, la testa, la testa!!

Parte la girandola di cambi. Montella butta dentro Gerson e Vlahovic mentre, da noi, Cutrone prende il posto dell’ormai isolatissimo Piatek.

Kessie continua a non usare il cervello e, dopo aver recuperato un buon pallone, lo perde tentando un passaggio incomprensibile. Gerson ne approfitta e lancia Chiesa nel suo terreno preferito, ossia in campo aperto. L’attaccante viola punta Musacchio, si accentra e tira centralmente su Donnarumma, poi Romagnoli è bravo e fortunato a far carambolare la ribattuta su Vlahovic. Altro pericolo scampato ma, per la miseria, quanto fatichiamo.

La Fiorentina ormai gioca con uno spregiudicatissimo 4-2-4 quindi, in teoria, a centrocampo dovremmo averla sempre noi tra i piedi. In pratica soffriamo come bestie.

Mentre mi accendo l’ennesima sigaretta della paura Borini ruba palla a centrocampo e riparte, arrivato ai 25 metri scarica su Cutrone, un altro dalle polveri bagnate da mesi, ed infatti Patrick continua a non sbloccarsi e mette al lato il suo destro dall’interno dell’area. Niente da fare, il nostro destino si chiama sofferenza.

Negli ultimi 10 minuti continuiamo a non essere capaci di giocare un pallone ed, anzi, torniamo a buttare in curva le punizioni ed i calci d’angolo. Laxalt prende il posto di Borini che sanguina dalla testa. Tremo come una foglia. Fortuna vuole che la Fiorentina è davvero spuntata (non segna da non so quanto) e Donnarumma non corre più rischi fino al 95’ quando Mariani manda tutti sotto la doccia.

Siamo ancora a galla ed ora, teoricamente, le partite complicate dovrebbero essere finite. Purtroppo la potenziale discesa verso il traguardo finale non garantirà affatto il raggiungimento dell’obiettivo ma è giusto percorrerla come si deve e sperare che l’imponderabilità del calcio non si sia esaurita nelle semifinali di Champions. Meglio crederci e gufare che non crederci e mollare.

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