Mi sto scervellando da una settimana. Se l’Atalanta pareggia e l’Inter perde, se il Genoa e la Fiorentina, allora l’Empoli, se, se, se. Nemmeno durante i compiti di matematica ho mai fatto tante ipotesi con altrettante variabili. Ho, quindi, sentenziato che, per la domenica perfetta, sarebbe necessario che noi vincessimo ed entrambe le nerazzurre perdessero. Conclusione lapalissiana, elementare, degna del miglior Catalano, il filosofo immaginario delle ovvietà inventato da Renzo Arbore (quello del meglio “nascere belli e ricchi che brutti e poveri”, tanto per capirci).

Dopo aver impegnato le mie infime conoscenze statistiche in queste elucubrazioni mentali, stamattina vedo i miei sforzi vanificarsi in un attimo: leggo, infatti, che il Milan avrebbe rinunciato al ricorso al TAS patteggiando un anno di esclusione dalle coppe. Ma come? Ma vogliamo vincere il premio come i più imbecilli tra gli imbecilli? Abbiamo fatto ricorso l’estate scorsa per partecipare all’Europa League, abbiamo sbandierato ai quattro venti le nostre ragioni, abbiamo mostrato i muscoli a gennaio comprando Piatek e Paquetà e ora, a 180’ dalla fine, patteggiamo la stessa pena che ci avevano già comminato lo scorso anno? Dicono serva per mettere i conti a posto con più calma. Beh se è questa la ragione non potevano pensarci a luglio scorso invece di buttare un anno nel cesso? Avremmo pagato quel che c’era da pagare e, oltretutto, avremmo fatto volentieri a meno delle figure barbine con Olympiacos, Dudelange e Betis. Sarò stupido ma sinceramente non capisco.

Meglio pensare al campo, va. Gattuso schiera gli stessi 11 di domenica scorsa. Esordisce la maglia dell’anno prossimo (davvero bella) e saluta San Siro, dopo 10 anni, Ignazio Abate, uno dei simboli di questi anni sportivamente infelici ma al quale va riconosciuto il merito di non aver mai fatto venir meno il suo amore per i nostri colori e di averlo sempre dimostrato.

Il Frosinone, abbondantemente retrocesso da un mese, si presenta con 11 italiani in campo guidati in attacco dal duo Ciano-Trotta. Sulla carta non ci dovrebbe essere partita. Faccio i dovuti scongiuri dopo questo pensiero e accendo la prima sigaretta.

Striscione enigmatico della Curva Sud poi si parte. Il Milan, come sempre accade, riesce a smentire qualsiasi pronostico ed invece di aggredire l’avversario con il sangue agli occhi gioca con l’impegno dei primi di agosto. Al 3’ Suso telefona di sinistro a Bardi poi, al 10’, premia l’inserimento di Calhanoglu che mette in mezzo ma il tiro di Borini viene deviato. Il Frosinone, 1 punto nelle ultime 5 partite e ben 11 gol subiti, non fa nulla di trascendentale ma è organizzato in difesa e riparte in contropiede. Tanto basta per annullarci completamente.

Kessie è confusionario e indolente, Bakayoko sembra passare da San Siro per caso, Borini è Borini e Piatek è ormai sull’orlo della depressione vista la pochezza del nostro gioco offensivo. Si arriva così alla mezz’ora senza nemmeno accorgersene. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo Bakayoko calcia sporco di sinistro e la palla lambisce il palo. Poco dopo è ancora Timoué a prendere palla e puntare la porta in verticale ma viene steso ai 25 metri. Sblocchiamola su calcio piazzato ma sblocchiamola, per la miseria! E invece nulla, la punizione di Calha si spegne, come al solito, sulla barriera.

Al 35’ il primo tiro verso la porta di Piatek finisce al lato. Poi il pessimo Kessie perde una palla velenosissima al limite della nostra area ma fortunatamente Sammarco sparacchia nella Sud. Il gioco ruminante e lentissimo di questo primo tempo non trova, pertanto, alcuno sbocco ed, anzi, è il Frosinone a dimostrare di poter far male in un paio di ripartenze che, per nostra fortuna, non si concretizzano. Quando Manganiello fischia la fine del tempo sono sbigottito: tra le due compagini viste in campo quella che sembra avere un obiettivo da raggiungere è quella con la maglia gialla. Ad eccezione di qualche spunto di Suso e di un Calhanoglu sufficientemente volitivo non si è visto nulla.

Appena rientrati in campo abbiamo l’occasione per passare: lancio di Abate per Piatek che viene sovrastato da Goldaniga, la palla arriva a Borini che, tutto solo, spara alto da dentro l’area di rigore. Non si può, non si può! La clamorosa palla gol sbagliata mi trae, ancora una volta, in inganno. Nell’istante esatto in cui penso che siamo finalmente entrati in campo con la testa giusta Romagnoli spazza a centrocampo sul corpo di un avversario, la palla arriva ad Abate che sbaglia il controllo di petto e favorisce Paganini che lo anticipa e viene steso nel cuore dell’area. Rigore per loro. Temo l’espulsione invece arriva il giallo. La stagione potrebbe sprofondare nel baratro ma l’unico fuoriclasse che abbiamo in rosa, che è anche il più giovane di tutti, ha un’idea diversa e vola a respingere il tiro di Ciano facendo venir giù i 60.000 di San Siro e milioni di tifosi davanti alla TV. Santisssimo Gigio, quanto ti voglio bene!

Il rigore parato sembra aver scosso più il Frosinone che i nostri. I ciociari passano diversi minuti a ridosso della nostra area poi Gattuso decide di togliere Bakayoko per passare alle due punte ed inserisce Cutrone. Dobbiamo portarla a casa. Al 52’ Suso crossa in area, Bardi non esce, ma Borini, invece di spingerla dentro di testa, la rimette in mezzo dove non c’è nessuno dei nostri centravanti. Ad ogni modo l’aumento di peso specifico nell’area avversaria si sente ed, infatti, al 57’, dopo il solito cross di Suso e la solita ribattuta dei loro centrali, la palla arriva ancora a Borini che si coordina per il tiro. La girata è fiacca ma sulla sfera si avventa, rapace, il Pistolero che, dopo oltre un mese, la butta dentro. E andiamo! Nel momento più importante rispunta Scistof nostro! Torniamo tutti a sparare e sperare!

Ora non fermiamoci però perché Parma insegna: non siamo in grado di gestire. Calhanoglu, spostato tra i due di centrocampo (posizione in cui continuo a preferirlo) prende in mano la squadra, recupera palloni, cuce il gioco e si butta negli spazi. In una delle sue sortite viene steso al limite dell’area. Della punizione stavolta si incarica Suso che disegna una traiettoria perfetta che va a morire proprio nell’incrocio dei pali. 2-0, applausi per Jesus e, speriamo, partita in ghiacciaia.

Ed in effetti controlliamo senza problemi il gioco e, con Suso molto ispirato, creiamo un paio di potenziali palle gol. Purtroppo non mancano le amnesie difensive come quella che, al 76’, porta Dionisi a calciare da ottima posizione ma il suo sinistro è bruttissimo e finisce alto. All’84’ passerella per Abate che esce in lacrime tra gli abbracci di tutti e l’ovazione di San Siro. Grazie di tutto Igna, milanista vero dal cuore generoso e dal cross sbilenco.

Due minuti dopo Valzania calcia benissimo al volo sbucando alle spalle di Conti ma trova sulla sua strada lo strepitoso Donnarumma che allunga la manona e respinge. E’ l’ultima emozione della partita prima del saluto di San Siro alla squadra che, nonostante tutti i limiti mostrati, arriverà comunque al 26 maggio con l’obiettivo più importante ancora possibile.

La domenica, infatti, non è stata perfetta ma nemmeno decisiva in negativo. Carletto ha fatto il suo dovere di onesto milanista, quelli là meno. Domenica prossima se Atalanta ed Inter vinceranno ci toccherà l’Europa League (o il patteggiamento che ci terrà fuori dall’Europa), viceversa, se una delle due steccasse, noi, conquistando i 3 punti a Ferrara, coroneremmo il sogno che inseguiamo da anni. Possiamo solo augurarci che l’imponderabile Dio del calcio decida di vestire con la maglia del Sassuolo o dell’Empoli il Calori o Poborsky di turno.

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