Maglietta rossonera, sciarpa al collo e via: alle 18:00 in punto sono in A13, direzione Ferrara. E’ stato difficile ma alla fine ho trovato il famigerato biglietto per andare a sostenere il mio Milan in quest’ultima domenica di campionato. La vittoria, lo sappiamo tutti, potrebbe non bastare per arrivare in Champions League, così come sappiamo che, quand’anche il miracolo avvenisse, dovremmo  penare ancora e sperare che la UEFA non ci escluda dalle coppe. Ma questo non è il momento di pensarci. Voglio dimenticare i bilanci, il ffp, le plusvalenze e i paletti, oggi voglio gridare, tifare e gufare, voglio pensare solo e soltanto al campo. Forza ragazzi, voglio crederci!

Il nuovo stadio di Ferrara è piccolo ma bellissimo. L’atmosfera che si respira riconcilia con il calcio: tifosi con la maglia rossonera, come me, in mezzo a tante maglie biancazzurre, famiglie, bambini e la sensazione che davvero ci si potrà godere la partita. Sono accanto ai ragazzi della Sud, dietro la porta dove Gigio fa il riscaldamento. Fortunatamente vicino a me si siedono 2 rossoneri arrivati da Milano, soffrire da solo mi sarebbe dispiaciuto. Partono i cori, Gattuso entra in campo per caricare i nostri, la tensione sale a mille.

La formazione è quella delle ultime partite, nessun cambio, Rino se la gioca con i suoi uomini. La Spal, ormai salva, ha come obiettivo il decimo posto e schiera un 4-4-2 ordinato con Antenucci e Petagna davanti.

Per scaramanzia decido di non seguire gli altri campi dal cellulare: voglio concentrarmi solo su di noi. Stavolta partiamo forte: al 4′ Borini imbuca per Piatek che dal limite dell’area impegna Viviano poi, al 10′, Calhanoglu spara da fuori area chiamando l’estremo difensore estense alla respinta di pugno. Il centrocampo funziona, il gioco è finalmente fluido e i reparti sono ben legati tra loro. E dire che la Spal non sembra affatto remissiva quanto, piuttosto, schiacciata dalla nostra manovra. Bene così ma dobbiamo segnare.

Al 18′ l’azione si sviluppa sulla destra, la palla arriva a Kessie che, intelligentemente, mette in mezzo una palla ad uscire su cui si avventa Calha che di destro fulmina Viviano. E andiamo! 1-0 per noi. Nemmeno il tempo di girare lo sguardo e vedo Gigio dolorante a terra. “Si è stirato mentre rinviava” mi dicono. Al suo posto entra Reina. Che peccato! Mentre sto ancora godendo per il vantaggio un boato parte dalla mia sinistra: ha segnato il Sassuolo!! La gioia raddoppia, salto, canto, mi sgolo! Dai ragazzi che il fato ci sta dando una mano.

La notizia giunge, evidentemente, anche in campo ed infatti continuiamo a spingere sull’acceleratore. Al 23′ Ricardo Rodriguez si accentra e pesca Kessie in area di rigore, Frank la stoppa, se la porta sul sinistro e fa partire un bolide su cui Viviano nulla può. Ma che spettacolo! Nuovo boato, salti e urla in curva, con i numerosi tifosi ferraresi ammutoliti e quasi rassegnati.

La serata, in questo momento, sembra essere di quelle memorabili ma, come spesso accade, basta un episodio a far tornare la paura. Antenucci se ne va sulla fascia, Abate e Kessie lo tallonano ma gli lasciano lo spazio per passare in mezzo a loro. Ignazio lo stende e prende il giallo. Dagli sviluppi della punizione Vicari svetta in mezzo a tante teste rossonere e trova l’angolo opposto, accorciando le distanze. Niente da fare, questa squadra è totalmente incapace di gestire.

Le brutte notizie vanno di pari passo: Zapata pareggia per l’Atalanta. Siamo ancora in Champions ma il timore che la Dea possa ribaltarla da un momento all’altro aumenta. Affido le mie speranze all’Empoli che, nel frattempo, sta tenendo l’Inter sullo 0-0.

Sul campo, nel frattempo, la Spal, galvanizzata dal gol, inizia a spingere ma la retroguardia tiene, Bakayoko sale in cattedra e Reina non viene mai impegnato. Noi siamo meno incisivi rispetto ai primi 20 minuti e, fatta eccezione per un tentativo di rovesciata di Piatek ed un bel destro di Calhanoglu che esce di poco, non creiamo altri pericoli fino al termine del primo tempo.

Arriva la notizia dell’espulsione di Berardi che lascia il Sassuolo in 10. Ad ogni modo, ora come ora, noi vinciamo e le altre pareggiano. Non potrebbe essere già il 90′?? Vado a prendermi una birra per gestire la tensione. 

Il secondo tempo parte con la Spal che spinge forte alla ricerca del pareggio ed i nostri che arretrano paurosamente. Al 49′ Petagna trova Fares tutto solo davanti a Reina ma, fortunatamente, l’esterno spallino si incarta su se stesso e colpisce di la palla di faccia senza creare problemi allo spagnolo. Che rischio!

La nostra incapacità di saper gestire il vantaggio trova il giusto epilogo al 53′: cross dalla trequarti di Cionek, Suso fa la bella statuina, Fares gli salta sulle spalle e di testa pareggia. Sconforto totale aggravato dal contemporaneo vantaggio dell’Atalanta. Cala il silenzio tra i rossoneri mentre i tifosi biancazzurri cantano e sfottono. Nel frattempo segna pure l’Inter. Adesso è finita, la tristezza mi assale. Che amarezza.

Siamo in bambola e la Spal prova addirittura il sorpasso. Al 60′ Petagna è pericolosissimo incrociando con il destro una palla che, complice la deviazione di Romagnoli, sfila di poco al lato. Gattuso richiama Abate ed inserisce Cutrone, spostando Borini terzino destro. Dai, proviamo almeno a vincerla per non avere rimpianti. Tempo pochi secondi e l’indiavolato Kessie fa partire un gran cross dalla trequarti destinato alla testa di Piatek che, però, viene agganciato da dietro da Cionek inducendo Valeri a concedere il rigore tra le proteste biancazzurre. La sensazione è che il penalty ci sia, aspetto che il VAR confermi e poi torno ad esultare quando l’ivoriano spiazza Viviano sotto i miei occhi, riportandoci in vantaggio. Siamo di nuovo avanti, manca poco meno di mezz’ora ma la fiammella della speranza torna ad ardere, visto che Icardi ha sbagliato il rigore del raddoppio là a Milano. Nel frattempo l’Atalanta ha fatto il terzo e, quindi, è meritatamente in Champions League.

La Spal, per nulla rassegnata, torna ad attaccare. Rino sposta Cutrone largo a sinistra per tornare al 4-5-1. Why? Petagna spara alto ma la mia attenzione viene subito atttirata da un gruppo di ragazzi che scatta in piedi e inizia a sbattere i pugni contro il vetro che li separa dai tifosi rossoneri: giubilo, tripudio, ha pareggiato l’Empoli!!

Oddio, quante emozioni. Erano anni che non vivevo 90′ così. Semplici inserisce tutti gli attaccanti che ha a disposizione alla ricerca del pareggio. Per noi si aprono praterie che, tuttavia, non siamo mai in grado di sfruttare. Al 79′ Suso fa l’unica cosa bella della sua partita calciando al volo di sinistro un pallone che Viviano respinge con i pugni. La partita scorre lentamente e la tensione è alle stelle. La notizia del raddoppio dell’Inter arriva funesta e, come un temporale estivo, spegne di colpo l’ardore di migliaia di cuori rossoneri, compreso il mio.

Il mio vicino di posto decide che è il momento di accendere Sky Go. La partita di Ferrara procede stancamente, adesso tutti seguono solo quello che succede a San Siro e pregano per l’imponderabile. Cutrone ciabatta da buona posizione poi, di colpo, un lungo brivido lungo la schiena con Floccari che, di testa, prende l’incrocio dei pali. Poco importa, comunque, siamo tutti concentrati sui ragazzi dell’Empoli. 

Nei minuti di recupero la Curva rischia di esplodere per ben due volte quando i toscani vanno vicinissimi al pareggio ma la traversa ed Handanovic strozzano in gola l’urlo finale, quello del miracolo.

La stagione finisce così, con l’applauso ai ragazzi e mille rimpianti. Da un lato è impossibile non pensare a quanti gol abbiamo letteralmente regalato per errori individuali, a quante volte siamo entrati in campo scarichi e molli, ad alcuni errori arbitrali comunque decisivi, agli atteggiamenti sbagliati dei singoli ed all’incomprensibile mentalità sparagnina messa in campo in tante partite. Tutto questo, frullato e mixato, ci è costato la qualificazione in Champions League.

Dall’altro lato va sottolineato che la squadra è stata in corsa per l’obiettivo sino al 95′ dell’ultima giornata di campionato, che Gattuso ha comunque saputo rimettere la chiesa al centro del villaggio, che per un buon periodo avevamo trovato un’ottima solidità difensiva e che, soprattutto, il milanismo non è mai mancato, neppure nei periodi più bui. Tutto questo, frullato e mixato, renderà più forte la rosa che, non dimentichiamolo, resta tra le più giovani della Serie A.

Toccherà alla società decidere se buttare il bambino con tutta l’acqua sporca o ripartire con lo stesso progetto. L’unica certezza è che noi saremo lì, col Diavolo in fondo al cuor.

 

 

 

 

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