Giada, fra meno di due mesi compirai due anni. Purtroppo, non posso ancora comunicarti con entusiasmo che abbiamo formato una squadra forte con grandi ambizioni.

Ieri sera ho sorriso di fronte a un video stupendo che mi ha catapultata indietro nel tempo e vorrei condividere con te quello che ho provato guardandolo. Si tratta dei tormentoni musicali estivi che, di fatto, vanno di pari passo con i tormentoni giornalistici del calciomercato. Avevo 13 anni nel 1987, quando Madonna fece impazzire l’Italia a Torino con l’Who’s that Girl tour e chi ha assistito a quel concerto ancora lo ricorda fra i più memorabili. Io l’ho visto in TV, lei gridava al pubblico con accento americano: “Siete pronti? Siete caldi? Anch’io”. Erano più o meno le stesse parole che Arrigo Sacchi gridava ai Ragazzi a Milanello, parole che si tatuarono nella testa dei giocatori di allora, tanto che divennero i migliori, gli immortali.

Fu un’estate di speranza più che ripagata per noi milanisti, che sognavamo con i due Tulipani.

E anche la seguente la fu quando, a ritmo di The Look dei Roxette arrivò il terzo olandese. La Lambada accompagnò la riconquista della Coppa dei Campioni, Notti Magiche mi piace anticiparla canticchiandola dalla notte di Milan-Benfica e Hanno Ucciso l’Uomo Ragno mi ricorda il primo scudetto dell’era Capello. C’erano anche Rhythm is a dancer, What is love, Scatman. Marco Van Basten comunicò al mondo la fine della sua carriera, quando Gianna Nannini cantava Meravigliosa Creatura, sì, proprio come lui. Erano gli anni delle radioline, delle partite giocate in contemporanea, delle corse a casa per vedere 90esimo minuto per visualizzare quanto si era fin lì solo ascoltato.

La Coppa dei Campioni prevedeva la partecipazione di una sola squadra, ovviamente la detentrice del titolo nazionale, e il campionato era combattutissimo perché in tante agognavano in primis allo scudetto e poi al piazzamento in quella che si chiamava Coppa Uefa. Chi vinceva la Coppa Italia finiva nella cosiddetta Coppa delle Coppe, altro torneo avvincente. A casa c’era un unico televisore e il tuo nonno Bauscia dovette cedere più volte il telecomando alla tua mamma Casciavit.

Le maglie titolari andavano dalla 1 alla 11; in TV imperversavano Dribbling, Domenica Sprint, Galagol e Pressing. Antonella Clerici non era una prezzemolina e la Parietti faceva sognare milioni di ragazzotti. Le Wags c’erano, ma non si chiamavo così. Erano semplicemente “la moglie di” o “la fidanzata di”; belle, carine o semplicemente normali non si intromettevano nella vita professionale del compagno. Insomma, era tutto semplicemente bellissimo! Ma procediamo con i tormenti.

Nel 1997 iniziò l’ammodernamento che porterà il business a sostituirsi al romanticismo, guarda caso nelle discoteche si cantava un motivetto dal titolo Supercafone o Barbie Girl (“…life in plastic is fantastic”, giusto per inaugurare l’era dell’apparenza e del dio denaro). La Champions League si trasformò inglobando le seconde, le terze e poi le quarte. Il titolo nazionale iniziò a perdere di valore perché se non si arrivava primi, pazienza! L’importante era acchiappare almeno il quarto posto. La Vida Loca e Mambo n. 5 fecero ballare noi milanisti nel 1999, ritmi latini che diedero anche il benvenuto a un freddissimo ed eccezionale ragazzo ucraino. Nel 2001 ci chiedevamo: “ma Rui Costa arriva o non arriva?”. Il motivetto “dammi tre parole: sole cuore e amore venne cambiato in “dammi tre parole: Manuel Rui Costa”. Come dimenticare nel 2003 “porta in alto la mano, segui il tuo capitano”, con Maldini che alzava la Coppa davanti ai Gobbi.

Ultimo grande tormento calcistico nel 2011: Zlatan. Arriva? Non arriva? Ma quando arriva? Sì, l’ultimo, perché oggi noi non ci chiediamo più che big arriverà e chi sostituirà chi. Oggi l’attenzione è rivolta all’organigramma aziendale, al direttore tecnico, al direttore sportivo, all’uomo immagine portaborse, al direttore commerciale, al direttore dello sviluppo strategico, al life coach che segue i calciatori (allucinante, hanno pure il motivatore…). Il buon Silvio ci vende (?) a un improbabile imprenditore cinese scomparso dai radar, che ci lascia nelle meni di due manager un po’ troppo lanciati, che arrivano per vie legali col nuovo proprietario americano (un fondo!), che oggi vuole una squadra di giovani per creare plusvalenze, perché oggi questo termine è tanto importante quanto l’ossigeno nell’aria e rompe i maroni più che il surriscaldamento globale. Oserei dire che il termine PLUSVALENZA abbia sostituito quello di FUORIGIOCO, nel senso che fino a ieri era la conoscenza della regola del fuorigioco che dimostrava la competenza. Oggi invece è chi ne capisce di plusvalenze che fa un figurone al bar!

Poi va di moda l’allenatore o dirigente ex-giocatore di A, perché in questo modo si infonde nei giocatori la voglia di lottare per la maglia. Posto che un ex-giocatore possa davvero fare la differenza in panchina, ma perché non dare maggiore spazio a mister promettenti di squadre dilettantistiche? In fondo Sarri è emerso in questo modo… E i dirigenti? O ce l’hanno nel sangue, perché oltre che di tecnica devono necessariamente essere ferrati in materie economiche, o sarebbe bene che studiassero, come sta facendo Oliver Kahn. E noi tifosi? Trattative di compravendita tutto l’anno, procuratori-padroni, abbonamenti e biglietti carissimi, pay-tv con modem e antenne sensibili ai temporali, gare giocate di lunedì o di venerdì sera. E niente, ha spopolato Maria Salvador: almeno ci tiene calmi! (P.S. tu, Giada, mi raccomando ignora quest’ultima canzone!). tormentone estivo

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