Oh, non si fa in tempo a illudersi che l’attenzione mediatica sul mondiale femminile, stia forse cambiando alcuni concetti e preconcetti sulle donne e il calcio, che Affaritaliani.it ti fa cadere l’illusione, i palloni, e più in generale le palle.

Eh si, perché che foto vuoi scegliere per parlare dell’aumento delle iscrizioni nel calcio femminile, se non quella di donne nude insaponate che si strusciano? Ma mi sembra giusto in effetti, è esattamente con questo sguardo che molti (non tutti) hanno guardato il mondiale, hanno osservato le foto delle squadre, si sono soffermati sui clip di approfondimento: per capire a quale nazione stessero meglio le divise attillate; se davvero le t-shirt bianche siano trasparenti; quale nazionale indossava il pantaloncino più corto, ma soprattutto: dove le mettono le mani le donne quando vanno in barriera?

Ecco, un mondiale per sanare queste morbose curiosità, mica un’occasione per scoprire che Sara Gama vale tanto quanto un centrale difensivo di qualsiasi ottima squadra di Serie A, o che Alex Morgan ha una tecnica divina, o che la grinta e la corsa che ci mette Van De Sanden sono cose rare e preziose atleticamente. Ma sarò meno dura, perché in realtà ci sono uomini che ci hanno creduto, che si sono appassionati; ci sono uomini che hanno provato a fare del giornalismo sportivo serio, a parlare di tecnica e tattica, di calcio mercato al femminile, di aspetti atletici. In tanti ci sono riusciti, qualcuno è cascato proprio alla fine nell’errore di cose tipo “ l’americana che ha fatto coming out l’anno scorso ” oppure, “ le due ragazze fidanzate ma di due nazionali avversarie”, o ancora quelli che “ ecco le donne sono meno fallose ” o ancora “ protestano meno ”, che poi son tutte robe vere, ma… ma perché intorno al calcio femminile bisogna costruire una narrazione per forza?

Perché bisogna parlare di amore, buoni sentimenti, gentilezza, correttezza, buonismo ?

Ma a noi interessa se un calciatore del Milan è fidanzato con una che tifa Inter ? Allora preoccupiamoci dei calciatori gay che non lo dicono perché se li sbranerebbero prima i tifosi e poi i compagni, e forse dopo anche i procuratori.

Lo sport è una lingua universale proprio perché fa parlare i campi, gli attrezzi, le doti, l’impegno e si autoalimenta di emozioni senza aggiungere sovrastrutture mediatiche per fare audience. Quando non sappiamo come parlare di uno sport, ci costruiamo attorno altro; quando non vogliamo parlare di uno sport, parliamo del contesto; quando vogliamo promuovere qualcosa facciamo leva su ciò che attrae… Quindi caro SMM di Affaritaliani.it… detto che di sport probabilmente ti interessi poco, e che di calcio femminile te ne frega nulla, abbiamo capito cosa pensi che attiri l’attenzione. Io mi devo scusare per la solita amarezza, ma dopo 31 anni di calcio praticato e amori eterosessuali finiti, e discriminazioni subite, e divise indossate di due taglie più grandi perché scelte dagli uomini, e magari bianche, ecco che vedere nel 2019 donne nude per promuovere il calcio femminile sui social, mi fa venire un vomito che nemmeno se avessi bevuto un litro di latte scaduto con dentro una spremuta di limone.

Qua di scaduto c’è questo modo di leggere il mondo, questo modo di concepire la donna che fa sport, questo ridicolo modo di etichettare le cose altrimenti non si sa come chiamarle. Ma ci si abitui, lo sport è emozione, e l’emozione non sta dentro uno schema rigido, ma vive di sogni e impegno, che sono esattamente quello che serve per farcela. Le donne che giocano a calcio, dai campi sterrati pieni di sassi, fino a quelle al mondiale di Francia, loro ce l’hanno fatta. Affaritaliani.it non ce la fa più invece, speriamo magari riesca a chiedere scusa, ma mica alle donne che giocano a calcio, noi siamo abituate anche a peggio, ma a tutti quegli uomini che sanno leggere un articolo perché sono interessati all’argomento, senza bisogno che gli mettano due tette per attirare la loro attenzione. A loro due scuse le farei.

Ora vado che devo pulire gli scarpini da calcio e ingrassarli prima di metterli via per la stagione e riprenderli a settembre.

(di Giorgia Magni)

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