(di Nico Foglieni)
Un giorno Dio prese l’eleganza, la velocità, la genialità, la fisicità e l’abilità nel tiro, prese queste cose e le mise nel corpo di un piccolo olandese il cui unico difetto era quello di essere troppo fragile, quell’olandese era Marco Van Basten, il “Cigno di Utrecht“.
La carriera di Marco iniziò nel 1981 quando venne preso dall’Ajax di Johan Cruyff. Un anno dopo debuttò in prima squadra all’età di 17 anni e nello stesso anno vinse il campionato con i “Lancieri di Amsterdam“. Sempre con i Lancieri vinse il campionato successivo segnando 9 gol in 20 partite. Per 3 stagioni dalla ’83-’84 fino alla ’85-’86
fu capocannoniere per 3 volte, segnando rispettivamente 28, 22 e 37 gol ed arricchì il suo palmares con 1 Campionato olandese, 1 Scarpa d’oro e 1 Coppa delle coppe. Proprio la finale di Coppa delle coppe, giocata contro la Lokomotiv Lipsia, fu l’ultima presenza per Marco con l’Ajax ormai giocatore del Milan, nonostante ciò fu decisivo al 21′ con un gol di testa che valse l’1-0 finale.
Da questo punto della sua carriera si accentuarono i guai fisici, specialmente alle gambe e alle caviglie, ma questo non gli impedì di essere sempre decisivo. Van Basten era diverso da tutti gli attaccanti del suo tempo, non solo segnava tanto ma mandava anche in visibilio il suo pubblico con giocate e gol spettacolari, sapeva unire ai suoi 188 cm un dribbling secco e ubriacante, sapeva anche compiegare una velocità impressionante alla sua fisicità più unica che rara, era pure bravo a calciare di testa e con entrambi i piedi.
Al Milan segnò all’esordio sia di Coppa Italia contro il Bari sia in quello di campionato contro il Pisa, purtroppo un infortunio contro l’Espanyol lo costrinse a 6 mesi di stop. Venne convocato dall’Olanda per l’europeo del 1988, Olanda che arrivò 1ª nel suo girone grazie anche al 3-1, siglato Van Basten, inflitto all’Inghilterra. La finale vide gli Oranje affrontare l’URSS, qui Marco segnò un gol al volo venne poi eletto da “World Soccer” come 2º gol più bello della storia del calcio, inoltre si portò a casa sia il titolo europeo che quello di capocannoniere con 5 gol totali. Ritornato in campo segna un gol nel match-scudetto al San Paolo contro il Napoli, match vinto dai rossoneri i quali conquistarono poi lo scudetto.
Nella stagione 1988-1989 Van Basten vide affiancarsi, oltre a Gullit già presente l’anno prima, il mediano Frank Rijkaard completando di fatto il “Trio degli olandesi“. Marco quella stagione segnò 33 gol: 19 in campionato, 3 in Coppa Italia, 1 in Supercoppa italiana e 10 in Coppa dei campioni (con tanto di titolo di capocannoniere). Di questi 10 gol 2 sono stati segnati nel 5-0 che il Milan inflisse al Real Madrid ed altri 2 nella finale contro lo Steaua Bucarest, a fine stagione vinse anche la Supercoppa europea e la Coppa intercontinentale. L’annata del 1989 venne coronizzata da Marco con la conquista del Pallone d’oro. Il Cigno di Utrecht si laureò capocannoniere della Serie A ’89-’90 con 19 reti nonostante l’ennesimo infortunio che lo costrinse a stare fuori dai campi per 2 mesi. Il 23 maggio del 1990 il Milan affrontò al Prater di Vienna il Benfica nella finale di Coppa dei Campioni, la partita si sbloccò al 67′ quando Marco prese palla sulla trequarti e la diede di prima a Rijkaard che batté il portiere con un destro preciso ed imparabile, la stagione rossonera si concluse con la conquista della Supercoppa europea e dell’intercontinentale.
A novembre Van Basten venne eletto ancora una volta miglior giocatore d’Europa con la conquista del 2º pallone d’oro. Dalla stagione ’91-’92 Fabio Capello prese il posto di Arrigo Sacchi come allenatore del Milan. Il Milan di Capello fu spettacolare, non solo vinse lo scudetto ma i giocatori resero moltissimo tanto che il solo Van Basten segnò 29 reti di cui 25 in campionato (con tanto di titolo di capocannoniere). La stagione ’92-’93 iniziò benissimo per il Cigno il quale segnò 2 poker, prima in trasferta contro il Napoli in campionato, poi in Coppa dei Campioni contro il Göteborg (di cui uno in rovesciata).
A dicembre vinse per la 3ª ed ultima volta il pallone d’oro che permise a Van Basten di entrare “ad onorem” nell’Olimpo delle leggende del calcio. Poco dopo la consegna del pallone d’oro Marco si dovette operare alla caviglia con conseguente stop di 4 mesi, nonostante ciò riuscì a fare 20 gol in 22 presenze in quella che a 28 anni fu la sua ultima stagione agonistica. Nel giugno del 1993 si operò per l’ennesima volta alla caviglia, passò 2 anni nel tentativo di recuperare la forma fisica ma non ci riuscì.
Fu così che dopo 303 gol, dopo 3 palloni d’oro, 8 trofei internazionali tra cui 3 Coppe dei Campioni, 14 trofei nazionali ed 1 europeo il 17 agosto del 1995 si ritirò il Cigno di Utrecht, Il calcio perde il suo Leonardo Da Vinci” (A. Galliani), “Una macchina da gol che si è rotta proprio quando stava per diventare il migliore di tutti. Lo è stato ugualmente, ma non è arrivato a essere il numero uno” (D. A. Maradona).
Questa è stata la carriera ‘ccezionale di Marco Van Basten, un giocatore straordinario, uno dei più forti di sempre. Van Basten non tirava, semplice dipingeva la traiettoria dei suoi tiri; Van Basten non dribblava, semplicemente un attimo prima era davanti al difensore avversario e un attimo dopo lo aveva saltato; Van Basten non saltava, semplicemente metteva le ali ai piedi; perché quando sei il miglior attaccante di sempre niente ti può ostacolare e nel cuore di noi tifosi Marco resterà sempre quel cigno che ci ha fatto sognare con le sue giocate strepitose.

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