Ci sono errori ed errori. Alcuni passano inosservati, alcuni sono rimediabili, altri no. Ci sono poi quegli sbagli che ti segnano la vita, magari anche in positivo, cambiandoti il modo di vedere le cose, il modo di pensare.
Al Milan in questi anni ne hanno fatti parecchi in questo senso, errori che hanno cambiato un po’ la nostra cultura calcistica, che ci hanno forse abituati a standard una volta sconosciuti.

Magari non ci hanno portato grandi risultati, ma qualche momento di gioia e spensieratezza, nonostante la loro scarsità, ce lo hanno regalato.

Signori e signore, benvenuti alla prima puntata di :

RITRATTO DI UN SUPERERRORE.

Oggi vogliamo partire da quello che per noi è un simbolo, uno degli emblemi dei SUPERERRORI. Lo andiamo a trovare subito, ci spostiamo dall’Italia, destinazione Croazia. Era il 5 gennaio del 1988, quando venne al mondo quello che oggi ricordiamo come l’inventore della funzionalità nel calcio, Nikola Kalinic.

Fino a prima del suo avvento nel calcio generalmente si distinguevano “giocatori forti“, “giocatori scarsi“, “giocatori fisici o tecnici” e così via. Nessuno però ebbe mai l’idea di imparare ad essere funzionale.

Come quella di molti campioni, l’infanzia di Nikola non fu delle più semplici, nasce a Salona, ma già a 3 anni si trasferisce a Spalato che a inizio anni 90 fu soggetta a bombardamenti ed è qui che il superpotere del ragazzo inizia ad emergere.
La leggenda narra che con la forza del pensiero, riusciva a far sbagliare ogni colpo sparato ai soldati, seppur bambino, si dimostro subito coraggioso e con doti sovrannaturali.

Presto Nikola ritrova anche la serenità, il periodo di bombardamenti fini e lui finalmente ha il tempo di iniziare a dedicarsi a quello che più amava, a quello che era chiaramente il suo destino: il calcio.

Inizia a giocare nelle piccole squadre di oratorio, dove grazie anche alle sue doti sovrannaturali riesce a far mancare la porta ai calciatori avversari, il tutto unito al suo talento immenso fa sì che la sua squadra vinca a mani basse qualsiasi sfida.

Nel 1998 finalmente lo nota l’hajduk Spalato, una delle società più prestigiose in Croazia, che convinta di avere in mano il talento del futuro lo tessera.

Kalinic domina la scena, i video su YouTube di lui che ridicolizza i suoi avversari con facilità estrema spopolano, lo considerano un Mix tra Suker e Boksic, praticamente un attaccante perfetto.

Un giorno però tutto cambia. Era sera e per Kalinic ormai adolescente, anche le ragazze iniziavano a non mancare e una sera, post allenamento decide di uscire con una di queste.

La madre, chiaramente preoccupata dal suo ritardo, non appena lo vede rientrare, sfoga la tensione sgridandolo e tentando di colpirlo con una ciabatta. È in questo momento che Nikola, utilizza il suo potere, senza però accorgersi di essere accanto ad uno specchio, che di fatto gli rivoltò contro la sua forza.

Nikola cade a terra stordito, un po’ come Dida dopo il petardo, sembrava tutto ok al momento, ma dopo quel colpo nulla fu piu lo stesso.

Il nostro Supereroe aveva una fama talmente smisurata, che nonostante le cattive prestazioni, nessuno ebbe mai un dubbio, si sa, generalmente gli slavi sono discontinui, nemmeno Boban e Savicevic erano fenomeni 365 giorni l’anno.

Di lì a poco l’esordio in prima squadra con l’Hajduk, nel 2005, 6 sole presenze in 6 mesi, poi i gol che non arrivano spingono i dirigenti a prestarlo in provincia a farsi le ossa.

La porta non la vede nemmeno in provincia, è una maledizione, che però a tratti sembra abbandonarlo, come se qualcuno dal cielo gli volesse dare una chance. Finito l’esilio in provincia, torna a casa e realizza 32 gol in 2 anni a Spalato, reti che lo fanno tornare il nuovo talento croato emergente.

L’ESODO

Le offerte non mancano, ed è tempo di deliziare anche altri occhi, la Premier chiama, il Blackburn precisamente. 

Nikolino accetta, sembra pronto al grande salto, ma la maledizione lo colpisce, riesce ad essere il giocatore della Premier con il maggior numero di errori in campionato, diventa una barzelletta quasi, 7 gol in 44 partite, persino Javi Moreno aveva una media gol migliore.

Dopo 2 stagioni venne ceduto.

DNIPRO

A prenderlo è il Dnipro, squadra ambiziosa che vuole emergere. In Ucraina arriva come un Dio, c’è chi lo chiama lo Sheva della Croazia, eppure in Ucraina non fa così caldo per arrivare a dire certe cose, fatto sta che su Nik si punta tutto.

Le difficoltà non se ne vanno, la maledizione lo continua ad affliggere e neanche con difensori del calibro di Bastos e Tiago Cionek riesce a fare la differenza. La sua carriera è ad un bivio ed è qua che si vede il vero fuoriclasse. ESSERE FUNZIONALE.

Per contare i gol sbagliati servirebbe un pallottoliere, ma lui riesce ad illudere tutti con le sponde, con la lotta, con i movimenti. La stampa gli crede e nessuno nota più i suoi errori.

GLI APICI

L’apice arriva quando raggiunge la finale di Europa League, segnando gol decisivi, perché si, ogni tanto riusciva anche a segnare, quanto bastava per illudere tutti, un po’ come i cioccolatini regalati alla fidanzata per farsi perdonare qualche ritardo di troppo.

Il Siviglia si rivelò più forte, Kalinic non alzó la coppa, ma la Fiorentina ad agosto se lo portò a casa.

Si parte e la stampa italiana, sempre alla ricerca di nuovi spunti per far credere che il nostro calcio sia quello degli anni 90, prende al balzo la storiella della funzionalità e Nikolino ricambia con doppiette a raffica nei primi 6 mesi.

Per poi furbescamente gestire la maledizione che tornava a colpirlo periodicamente, con dei gol su rigore che tenevano calme le acque.

Il MILAN

L’intelligenza non è mai di certo mancata a Kalinic, capiva che a Firenze iniziavano a intuire il pacco, decide così astutamente di dichiararsi milanista, sfruttando la presenza di Mr. Sorriso Montella, suo mentore a Firenze proprio sulla panchina rossonera.
La combo con il Ds Mirabelli fu micidiale, i 2 come un dirigente interista qualunque, buttarono ben 25 mln di euro per assicurarsi le prestazioni del Croato, continuando a promuovere il messaggio della funzionalità.

Maglia numero 7, doppietta all’esordio e ai milanisti Sheva sembra tornato.

Il tutto però dura poco, il Milan era davvero troppo, la Maledizione si palesò nuovamente e la funzionalità, non fu più abbastanza, l’ultimo a crederci fu Gattuso, che però dovette arrendersi difronte all’autogol in finale di Coppa Italia con la Juve.

Da lì in poi il declino, la Croazia che lo rispedisce a casa dal mondiale, perché giurava a tutti di aver perso il talento dopo gli infiniti errori sotto porta e il trasferimento all’Atletico sulle orme di Cerci che tuttora non sta rilanciando quello che di fatto è un calciatore in declino.

Forse Nikola non ha avuto la carriera che si poteva auspicare, ma una cosa è certa, è stato l’unico a riuscire per anni a confondere tutti la sua scarsità con l’aggettivo “funzionalità”. Per questo noi, anche se la ciabattata gli ha tolto il suo superpotere, Kalinic sarà sempre un bellissimo Supererrore.

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