Tre punti meritati e segnali di miglioramento che si alternano a vecchie paure. Il Brescia è effettivamente poca cosa per emettere giudizi definitivi (anche se non va dimenticato che alla prima ha espugnato Cagliari) così come non bisogna dimenticare che siamo al 31 agosto e le rivoluzioni nel gioco necessitano di tempo.

Dopo 180 minuti di campionato posso solo affermare con una discreta certezza che Giampaolo se ne fotte dei nomi, del costo dei cartellini e delle volontà popolari: lui mette in campo chi, secondo lui, in questo momento interpreta al meglio il suo gioco. E’ un pregio che ho sempre riconosciuto agli allenatori che cercano di imporre le proprie idee. Noi milanisti dovremmo ricordarlo bene visto che Sacchi, appena arrivato, oltre a costringere Baresi a sorbirsi ore di filmati di Signorini, si portò da Parma gente come Mussi e Bortolazzi a fare da “educatori” a quelli che sarebbero diventati dei mostri sacri della nostra vita pallonara. A scanso di equivoci il paragone è volutamente forzato.

Non deve quindi stupire se, all’inizio, il mister ha lasciato in panchina i costosi acquisti del passato mercato invernale preferendo Andrè Silva al Pistolero e Calhanoglu a Paquetà, schierando Castillejo dietro le punte, con Suso libero di agire da seconda punta, pur partendo sempre dall’unica zona di campo che conosce.

I tre lì davanti, nel primo tempo, lo hanno ripagato con una buona prestazione, in particolare i due spagnoli capaci di pressare ed inserirsi negli spazi, il primo, e di fornire l’ennesimo assist per l’inzuccata vincente di Calhanoglu, il secondo. Il portoghese, invece, pur muovendosi bene, non è apparso mai veramente incisivo, denotando ancora poca cattiveria tanto in zona gol, nell’unica occasione che ha avuto, quanto nel proteggere palla spalle alla porta.

Più che sufficiente Bennacer che ha giocato sempre semplice e spesso di prima, perdendo pochissimi palloni, nonostante Corini lo abbia ingabbiato per tutti i 90′ nella morsa di Tonali (gran bel giocatore davvero) e Spalek al fine di impedirgli di fare il suo lavoro, ossia impostare il gioco.

Restando sui singoli ottimo l’approccio alla gara di Paquetà sia come mezzala sia come trequartista. Calhanoglu ha impreziosito la sua buona prestazione con il gol vincente al primo tiro stagionale nello specchio dell’intera squadra (100 minuti sono stati davvero troppi, cari ragazzi). In difesa non abbiamo corso rischi particolari ad eccezione di un’occasione mostruosa divorata da Bisoli da mezzo metro e di un tiro deviato su cui Gigio si è fatto trovare pronto.

C’è da dire che non sono state tutte rose e fiori, anzi. Per buona parte del secondo tempo sono riaffiorati vecchi difetti e conseguenti antiche paure con il Milan incapace di costruire il gioco ed il Brescia che buttava la palla in avanti nella speranza di vincere il rimpallo giusto o di trovare il guizzo vincente. Fortuna ha voluto che Torregrossa fosse uscito per infortunio, visto che nel primo tempo mi aveva impressionato per forza fisica e capacità di far ripartire le rondinelle.

Si è notata ancora, inoltre, la nostra ormai atavica anoressia da gol: vuoi la sfiga sul palo di Paquetà e sul giro “al contrario” preso dal pallone sul tiro a botta sicura di Piatek che è rimasto sulla linea (comincio davvero a credere alla “maledizione della 9”), vuoi la bravura del portiere, vuoi la nostra imprecisione, fatto sta che  abbiamo permesso al Brescia di restare in partita fino al 94′ nonostante, tra l’85’ ed il fischio finale, avessimo creato 4 o 5 limpidissime occasioni per raddoppiare, guidati dallo straripante Kessie degli ultimi minuti.

Un altro pericolosissimo ricordo del passato che mi auguro dimenticheremo presto è la scelta di ripartire forzosamente dal basso sui rinvii dal fondo. Se prima invitavamo il pressing avversario ai 16 metri ora, con le nuove regole, rischiamo di portarcelo sin dentro l’area di rigore. Non proprio il massimo della vita.

Alla fine, comunque, il giudizio resta moderatamente positivo. Il rodaggio sarà lungo, si sa, ma auguriamoci che questi 3 punti siano serviti ad avviare il motore della macchina. A Giampaolo il compito di aumentarne esponenzialmente i giri nelle prossime due settimane perché, alla ripresa del campionato, si comincerà a fare sul serio.

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *