(di Nico Foglieni)
I piedi che sembrano essere scolpiti da Michelangelo, il genio donatogli da Dio in persona, una fantasia in campo ‘ccezionale, queste sono solo alcune delle doti di Gianni Rivera, uno che faceva del centrocampo l’orchestra di cui ne era il direttore.
La sua carriera professionista inizia nell’aprile del 1958 quando, ad appena 15 anni, viene schierato titolare nella gara tra la sua Alessandria e gli svedesi dell’Aik. In quella partita oltre a sfoggiare una qualità nei passaggi a dir poco impressionante, riesce anche a segnare un gol. La stagione successiva entra nel giro della prima squadra, debuttando il 2 giugno del 1959 in Serie A contro l’Inter. Lo stesso anno viene preso in comproprietà dal Milan, lasciando però il giovane Gianni ancora un anno in maglia cinerina. La stagione 1959-1960 vede l’ “Abatino” come giovane rivelazione del campionato, infatti nonostante la retrocessione dei “Grigi”, riesce a segnare 6 gol e a vincere il premio di miglior giovane del campionato.
Nel 1960 si trasferisce al Milan, ma non riesce a sfruttare a pieno il suo potenziale, complice anche l’allenatore Viani che lo schiera come ala destra, nonostante sia un trequartista puro. Fatto sta che 6 reti e un 2º posto dei rossoneri non bastano per convincere i giornalisti sul talento dell’Abatino, sempre più avvolto da uno scetticismo generale. Stagione ’61-’62, dopo la promozione di Viani a Dt, sulla panchina rossonera arriva Nereo Rocco il quale inizialmente vuole mandarlo “a farsi le ossa” ,ma è lo stesso Viani che convince Nereo a tenersi l’Abatino, scelta che si rivelerà vincente. Nel Milan di Rocco ha un solo compito: stare dietro ad Altafini ed imbeccarlo, la tecnica sopraffina del giovane italiano combinata con la freddezza dell’attaccante brasiliano. La mossa si rivela vincente tanto che per il Milan arriva l’8º scudietto della sua storia, il primo di tanti trofei per l’Abatino.
Le prime apparizioni internazionali arrivano per lui nel 1963 quando i rossoneri partecipano alla Coppa dei Campioni, lo schema è lo stesso: Rivera inventa, Altafini segna. Dopo essere arrivati facilmente in finale, capitan Maldini deve affrontare il grande Eusebio e il suo Benfica. I portoghesi passano in vantaggio proprio con la “Pantera Nera” ma è Altafini che prima segna il gol del pareggio e poi, grazie ad una giocata da maestro di Gianni, raddoppia consegnando la prima storica Coppa Campioni al Milan. Vincere il trofeo più importante del mondo ha le sue ripercussioni, infatti l’Abatino, alias il giocatore più spettacolare del Milan, si classifica 2º per il pallone d’oro, dietro solo al gigante sovietico Lev Jashin.
Dopo la vittoria sul Benfica le cose in
via Aldo Rossi peggiorano, dopo l’addio di Sani e di Nereo Rocco la squadra non va oltre la metà classifica, l’unico a salvarsi con le sue solite giocate da genio puro è proprio Rivera, sul quale però aleggiavano ancora alcune critiche. Le cose cambiano nel 1967 quando il neo-presidente Carraro reingaggia Nereo Rocco oltre a formare un trio offensivo composto da Hamrin, Sormani e Prati con Gianni dietro ad imbeccarli per farli segnare. La strategia funziona e per il Milan arriva a fine stagione il 9º scudetto, con l’Abatino e Prati, quest’ultimo capocannoniere della Serie A, protagonisti rispettivamente con 11 e 15 reti.
Ha offerto il suo apporto determinante sfruttando non solo le sue innate doti offensive, ma anche a centrocampo e in difesa, svolgendo compiti per lui un tempo innaturali”  (A. Ghirelli, su Rivera)
Nel 1968 vengono disputati gli Europei, purtroppo a causa di un infortunio non gioca ne la prima ne la seconda finale, fornendo comunque il suo aiuto alla formazione azzurra nelle gare precedenti, nonostante i rapporti non idilliaci con il CT Valcareggi. È il 28 maggio del 1969, siamo a Madrid, con il pubblico delle grandi occasioni presente sugli spalti dello stadio “Santiago Bernabeu” è in atto la finale dei sogni: il Milan di Rocco incontra in finale di Coppa Campioni l’Ajax di Rinus Michels. La partita vede dominare i rossoneri, incoronando Prati, mattatore della partita con una tripletta, e Rivera che con le sue giocate ha coordinato la sua orchestra rossonera ed ha anche sfornato 2 assist.
Ad ottobre quel Milan inarrestabile targato Rocco-Rivera-Prati vince sull’Estudiantes la Coppa Intercontinentale. Il 22 dicembre, Gianni entra nell’Olimpo del calcio vincendo il Pallone D’oro a 26 anni, il mondo ora si doveva inchinare di fronte a cotanta classe e maestria.
“Non corre tanto, ma se io voglio avere il gioco, la fantasia, dal primo minuto al novantesimo l’arte di capovolgere una situazione, tutto questo me lo può dare solo Rivera con i suoi lampi. Non vorrei esagerare, perché in fondo è soltanto football, ma Rivera in tutto questo è un genio” (Nereo Rocco)
È il mondiale di Messico ’70, l’Italia arriva in semifinale grazie alla “staffetta” che vede Mazzola, l’invocato dai difensori, dare il posto a Gianni, il desiderio degli attaccanti, nel 2º tempo. Qui incontra la Germania e gli azzurri si rendono protagonisti della “Partita del secolo“, con l’Abatino che segna il gol del 4-3 finale per gli azzurri. Dopo la finale scoppiano però le polemiche: Gianni infatti contro il Brasile entra all’84’ sul risultato di 4-1 per i verdeoro, ci si chiede il perché un simile campione abbia giocato così poco la finale del mondiale.
Stagione 1972-1973, nell’annata del Fatal Verona che costa ai rossoneri lo scudetto, l’Abatino sfoggia tutta la sua freddezza sotto porta vincendo il titolo di capocannoniere con 17 reti, a ciò si aggiungono la conquista della Coppa delle Coppe e della Coppa Italia. Dopo anni trascorsi tra battibecchi coi presidenti e piazzamenti non ideali in classifica, nel 1978 vince la sua 3ª Coppa Italia ai danni dei cugini nerazzurri. È la stagione 1978-1979, Rivera è ormai trentaseienne, dicono che ormai non può più far niente, ma i campioni, quelli veri, quando decidono di uscire dal ring lo fanno da vincenti, con stile. Così quei ragazzi trascinati da Nils Liedholm ma sopratutto dall’eterno Gianni, vincono lo scudetto della stella con il leggendario Abatino che saluta, tra le lacrime dei tifosi, i campi dopo 501 presenze e 122 reti che lo rendono tutt’oggi il centrocampista più prolifico della Serie A.

“E poi all’improvviso sei arrivato tu, non so chi l’ha deciso, ma sei diventato sempre più (forte)…..” non c’è modo migliore per descrivere l’arrivo Rivera al Milan che con una semi-cit di “Come mai”, un arrivo improvviso, inizialmente criticato, ma che poi si è trasformato in una storia d’amore delle più belle, con l’Abatino che crescendo inventa sempre più giocate fino ad arrivare alla fascia da capitano, Gianni col Milan vince ma sopratutto incanta il mondo intero.
Potranno passare altri 1000 anni, potranno anche nascere altri Pirlo, Iniesta o Cruyff, ma nessuno avrà mai quel destro tanto delicato e agile quanto potente che faceva venire gli incubi a chi lo affrontava e che lo rese un grandissimo finalizzatore. Rivera il genio del centrocampo, il maestro di calcio, il direttore che coordina perfettamente la sua orchestra, uno con un cervello rapido e un grande cuore Rosso…….. e Nero.

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