Giada, non vedo l’ora che tu cresca perché, ancora non lo sai, ma vivi nel paese che detiene l’80% delle opere artistiche mondiali. Una di queste è la città di Verona, splendida, con un’arena dai riflessi rosa. E’ la città dell’amore (e del Pandoro). I più famosi amanti di sempre, Giulietta & Romeo, erano veronesi. Il balcone di Giulietta è tuttora una tappa obbligata per tutti i turisti e dall’America arrivano frotte di coppie per sposarvisi.

Gli unici per i quali questa città risulta piuttosto nefasta siamo noi milanisti.
Noi rossoneri e i gialloblù dell’Hellas non siamo esattamente come il Panettone e il Pandoro, siamo proprio come i Capuleti e i Montecchi, ma con una differenza. 

Se nella tragedia shakespeareana queste due fazioni si odiano da sempre per poi cercare un dialogo dopo la morte degli amanti eterni, nel nostro caso è l’esatto contrario: da un rapporto inziale cordiale siamo arrivati a ferro e fuoco a partire dagli anni 70. Verona per noi è stata fatale due volte, poiché vi abbiamo perso lo scudetto nel 1973 e nel 1990. Io ho vissuto la seconda disfatta e sinceramente preferisco non approfondire l’accaduto. Tuttavia, parlare di sole due significative sconfitte, non sarebbe realistico perché quello del Bentegodi (nome abbastanza azzardato per noi milanisti perché proprio non godiamo per nulla!) continua ad essere un campo malefico. Mi spiego meglio: proprio stamattina La Gazzetta dichiarava che nelle ultime otto gare abbiamo portato a casa solo due vittorie. Quindi, Giada, fa te, è una sfiga continua.

Comunque, bando alla jella, agli arbitri e agli episodi avversi concentriamoci su altri aspetti. Negli ultimi anni i tifosi dell’Hellas sono stati quasi sempre menzionati per episodi legati alla violenza e al razzismo; francamente mi sembra un po’ riduttivo e superficiale perché, piaccia o no ai mei confratelli rossoneri, ma la curva Sud del Bentegodi è una delle tifoserie più storiche del panorama del tifo italiano. Quindi, per approfondire l’argomento in modo simpatico e leggero, la mamma ha fatto un paio di domande alla

Vale, la compagna di un amico del babbo: donna, madre di una bellissima adolescente, veronese e super tifosa gialloblù.

Ama la sua città e l’Hellas di un amore – cito le sue parole – “che solo noi tifosi veri sappiamo provare”. Questa Giulietta Capuleti si innamorò del suo Romeo gialloblù proprio in quel maledetto 22 aprile 1990, mentre la mamma piangeva disperatamente con la radiolina in mano. L’atmosfera, i colori, i cori e la beffa ai miei Ragazzi furono la scintilla. In effetti ammetto che potrebbe essere facile affezionarsi al Verona, perché la curva Sud è sempre stata caratterizzata da motivi da stadio originali e bandiere dai colori vivi (il giallo dei colori sociali sarebbe di fatto oro). La Vale sottolinea che quando va allo stadio si sente parte di una grande famiglia, si diverte e c’è tanta goliardia dentro e fuori. Le scoccia che vengano ricordate solo le Brigate del periodo appena precedente al loro scioglimento; lei fa parte di quella schiera di aficionados che riempirono lo stadio durante gli anni della serie C e per questo mi sento di dedicarle una standing ovation perché, diciamocelo, non è proprio da tutti: noi siamo pronti a insultare e denigrare qualsiasi giocatore e allenatore, dimenticandoci del chiaroscuro che caratterizza la nostra storia.

Aveva solo sei anni, quando la squadra vinse lo scudetto. I nomi e i volti di Bagnoli, Garella, Marangon, Galderisi, Fanna, Elkjaer (famosissimo fu il suo gol alla Juve senza lo scarpino) e il mitico Briegel  con i calzettoni portati arrotolati alle caviglie le ronzano ancora in testa. D’altra parte, vinsero uno scudetto alla faccia di squadre che presentavano in campo Maradona, Zico e Falção… come non goderselo tutto? Un po’ come noi quando con Sala, N’Gotty e Guglieminpietro con Zac in panchina abbiamo vinto lo scudo più inaspettato della storia.

No, Giada, non è il Milan la squadra che “odia” di più la Vale. Certamente quando pensa a noi, sorride maliziosamente, ma la squadra che meno sopporta è il Chievo e per un motivo molto semplice: Verona è del Verona, “è l’unica VERA squadra della città”, dice, un po’ come noi con l’Inter insomma.

Non so cosa succederà domenica sera. Là, al Maltegodi (come lo chiamo io), può succedere di tutto. Di certo sono contenta di incontrare il Verona all’inizio del campionato perché significa incontrarlo all’inizio del girone di ritorno in casa nostra. Giocarcela con loro l’ultima giornata, in una gara magari valida a fini europei MA ANCHE NO!

Cara Vale, l’unica mia soddisfazione contro di voi è il gol che il gigante buono, Georgione Weah, siglò a San Siro nel 1996. Lo reputo il gol più bello mai visto dal vivo. Sono certa che in ambito di tifo una cosa ci accomuni davvero: alla faccia dei nostri uomini,

quando la Gobba perderà di nuovo qualcosa di importante, ci scoleremo insieme l’intera Valdobbiadene!

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