Raramente una vittoria del Milan mi ha lasciato una sensazione di impotenza come quella di stasera. Prestazione imbarazzante, con un uomo in più per trequarti di partita, contro una neopromossa, il Verona, che ha rischiato seriamente di portare a casa un punto, grazie alla sola foga ed alla voglia che hanno messo in campo i suoi giovani sconosciuti. Già solo per questo lo avrebbero meritato, a dirla tutta.

Le uniche cose positive della partita sono i 3 punti e la fine del digiuno di Piatek, sebbene grazie ad un calcio di rigore. Stop, fine, non c’è altro. Il commento potrebbe finire qui. Ma siccome sono abituato a provare ad essere intellettualmente onesto, nei limiti che l’amore per questi colori mi permette, non posso tacere degli obbrobri visti al Bentegodi.

Il famoso gioco che tutti aspettavamo, non solo non esiste ma non si vede proprio all’orizzonte. L’affascinante filosofia di Giampaolo di inizio stagione (“Testa alta e giocare a calcio”) è ancora chiusa lì, nell’immaginario del mister e di noi tifosi. La realtà vede, invece, una squadra molle, svogliata, confusa, capace solo di giocare orizzontalmente, senza prendersi rischi nella speranza che Suso inventi qualcosa.

Ecco, Suso. Per quanto ne possa capire io di calcio (poco, lo ammetto) ritengo che fin quando non si risolverà l’equivoco tattico in cui ci troviamo, difficilmente vedremo dei progressi. Sarò netto: si vuole giocare con il trequartista e due punte? Suso andava venduto (o persino svenduto) in estate, ma visto che è in rosa, con il 4-3-1-2 deve accomodarsi in panchina. Si vuole giocare con Suso, visto che è indubbiamente tra i più dotati tecnicamente della squadra? Si passi, da domani, al 4-3-3, l’unico modulo in cui lo spagnolo può diventare decisivo, se e quando è in giornata, sia chiaro. E stasera non lo era affatto ma, vista l’inamovibilità (perché?) di Jesus dagli 11 titolari, bisogna ammettere che le uniche, piccole, note positive sono arrivate nel secondo tempo quando Rebic ha preso il posto di Paquetà e siamo passati al modulo che conosciamo da anni.

Sui primi 45 minuti è meglio, infatti, stendere un velo pietoso: zero tiri in porta, zero occasioni, zero velocità, zero dinamismo. E non mi si venga a dire che il Verona difendeva in 10 negli ultimi trenta metri perché, sinceramente, oltre ai discorsi triti e ritriti su quanto sia potenzialmente più forte Piatek di Kumbulla o quanto guadagni Calhanoglu più di Faraoni, ritengo che il calcio possa essere letto anche con semplicità e, ad esempio, tirare da fuori area in queste situazioni non credo che sia affatto un delitto. Ed invece zero, nada de nada, mai nessuno che abbia preso questa “tremenda” responsabilità nel primo tempo che, fortunatamente per noi, si è chiuso a reti inviolate solo perché Verre ha sbagliato mira dopo uno stop al volo mirabolante.

Negli spogliato qualche mente illuminata deve aver suggerito ai giocatori che per vincere bisogna tirare in porta e, per fortuna, qualche tentativo in più si è visto. I pali di Calabria, da un lato, e di Verre, dall’altro, nel giro di qualche minuto, mi ha fatto temere che, nonostante la superiorità numerica, non l’avremmo spuntata.

Il fato ha, invece, voluto che Piatek chiudesse finalmente un triangolo con Hakan, il cui tiro ha impattato il braccio di un difensore scaligero, determinando il rigore che il Pistolero ha trasformato. Partita in discesa? Nemmeno per sogno, la totale incapacità di creare occasioni da gol ha lasciato in vita il Verona fino al 95’ quando, per questioni di centimetri, abbiamo rischiato di farli andare sul dischetto per impattare il match. Ridicola, a mio avviso, l’espulsione di Calabria in quella occasione.

Visto che, come gioco di squadra, ho già espresso tutta la mia delusione, provo ad abbassarvi ancora un po’ il morale con i singoli. Togliendo Donnarumma che non ha toccato palla, gli unici sufficienti, a mio avviso, sono stati i due centrali di difesa, Calabria e, in parte, Calhanoglu. Spero che Giampaolo trovi presto il coraggio di buttare dentro Theo Hernandez perché non si può teorizzare il calcio offensivo e poi giocare con Ricardo Rodriguez, uno che conosce un unico fondamentale, peraltro spesso inutile: il retropassaggio. Biglia scolastico e monocorde, Suso ha passato la partita lì, nella sua mattonella, e guai a provare a chiedergli di spostarsi, men che meno di giocare di prima, Kessie fumoso, Piatek non ha tenuto una palla, Paquetà si è sbattuto, mostrando sempre tanta tecnica ma, predicando nel deserto, si è, come al solito, innervosito, i piedi di Rebic spero non siano quelli visti stasera.

Insomma abbiamo espugnato la fatal  Verona ma mi avvicino alla settimana che porta al derby con il morale sotto i tacchi. Sono troppo pessimista? Me lo auguro ma tra 6 giorni sarò a San Siro, la squadra non mi convince affatto, il biglietto mi è costato un occhio della fronte ed ho una fottutissima paura di essere preso a pallate da quelli là che, come al solito, sembrano volare ad inizio anno.

Mi affiderò, quindi, all’Imponderabile, augurandomi che abbia un caro, vecchio cuore rossonero: se ci sei batti un colpo e fai il miracolo. E’ la settimana giusta e sabato vorrei tanto divertirmi.

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