2 gol subiti, 3 pali nerazzurri, 3 grandi parate di Donnarumma ed Handanovic, dall’altra parte, che non ha sporcato nemmeno i guanti. Questo, in estrema sintesi, il derby che ho visto io. Ci sarebbe da piangere e disperarsi. Non per Giampaolo, evidentemente, che a fine partita ha garantito di aver visto qualcosa di buono e che, maledizione, se non fosse stato per quel gap di esperienza e per quel gol a freddo ad inizio secondo tempo, beh avremmo anche giocato bene. Dichiarazioni simili toccano vette di ridicolo che nemmeno Inzaghi e il suo “non si può pensare di dominare l’Empoli a San Siro”. Ora, io non ho patentini da allenatore, la mia analisi è quella del tifoso di strada, i giocatori non li alleno ma, caro Giampaolo, abbi la bontà di spiegarmi come si possono sostenere tesi del genere? Mister, di grazia, a me pare che ci abbiano preso a pallate per tutta la partita, non ricordo un nostro in tiro in porta, fisicamente ci hanno surclassati in ogni reparto, tecnicamente non siamo stati capaci di imbastire una trama decente! Questo è quello che hanno visto i miei occhi dal secondo arancio. Ma probabilmente ero nel settore sbagliato per analizzare la partita.

Già, perché io alla fine ci credevo (e ci credo ancora) e la voglia di tifare Milan, nonostante le imbarazzanti prestazioni di questo inizio campionato, mi ha spinto a mettermi in pullman ed arrivare a Milano per unirmi agli altri 70.000 cuori rossoneri che, come me, ci credevano (e spero ci credano ancora). Prova ne è la splendida coreografia della Curva e l’incitamento incessante per tutti i 90’.

Bel gioco, aggressività, testa alta: con queste premesse, anzi promesse, rivoluzionarie si era presentato Giampaolo a Milanello ma la formazione iniziale è andata in direzione esattamente contraria (ed è la quarta consecutiva), fatta eccezione per il nome di Leao che è comparso per la prima volta sul tabellone luminoso. Una delusione per tutti noi privi di patentino da allenatore che, menagrami, avevamo subodorato, già prima del match, che non sarebbe stato opportuno far accomodare in panchina un giovane di belle speranze come Bennacer e lasciare Biglia, che il 27 del mese aspetta la pensione, in balìa di due trottolini come Sensi e Barella. Così come era opinione comune la necessità di inserire Theo Hernandez al posto di Rodriguez sin dal primo minuto.

Ma al di là dei nomi, quello che è balzato immediatamente agli occhi è stata la confusione tattica sul modulo iniziale, la poca cattiveria nelle ripartenze, la lentezza del gioco e l’ormai cronica anoressia in attacco.

Dopo circa 20 minuti di nulla cosmico, tenuti a galla dallo strepitoso Donnarumma e dallo sciagurato errore di D’Ambrosio che ha preso il palo a porta vuota, si è tornati al classico 4-3-3, immagino soprattutto per permettere a Suso di toccare il primo pallone della sua pessima partita. Da lì alla fine del primo tempo la situazione in campo sembrava in effetti essersi un po’ riequilibrata: un gol annullato a testa, una ripartenza (!) di Suso (!!) che, dopo aver rubato un pallone (!!!), si fa tutto il campo a perdifiato ma, alla fine, invece di servire Leao, si fa rimontare e poi rimpallare il tiro, con Piatek tutto solo alla sua sinistra, un gol divorato dallo stesso Fu Pistolero alla fine del tempo quando, tutto solo, ha incornato alto dopo un grande spunto di Leao.

Il secondo tempo è stata, invece, un’agonia: chi aveva iniziato male, ha continuato peggio, gli anonimi sono rimasti anonimi e persino chi si era salvato nei primi 45’ ha finito con l’affogare nella mediocrità che lo circondava. Da codice penale l’errore di tutti nel lasciare Brozovic libero di calciare al limite dell’area sulla punizione che ha portato al primo gol nerazzurro. L’unica nota positiva l’ingresso, estremamente tardivo, di Theo Hernandez il quale ha dimostrato che, persino lì a sinistra, un terzino può superare la trequarti campo e può, udite udite, entrare in area di rigore avversaria.

Venendo ai singoli, oltre all’incolpevole Donnarumma, unico giocatore di livello che abbiamo in rosa, menzione particolare per lo sbarazzino Leao, per il ritrovato Conti del primo tempo e, come detto, per l’intraprendente Theo Hernandez. Non li si lasci di nuovo in naftalina per piacere, abbiamo bisogno di freschezza.

Anonime le prestazioni di Kessie, Calhanoglu e del subentrato Paquetà. Mediocre quella dei due centrali difensivi: pesa, in particolare, la facilità con cui Lukaku svetta su Capitan Romagnoli in occasione del raddoppio interista. Pessime, al limite del ridicolo, quelle di Biglia, surclassato dal centrocampo interista ed incapace di proporre qualcosa di diverso dal passaggio orizzontale, e di RR, uno che in 45’ ha dato dimostrazione (speriamo l’ultima) di tutto il suo raccapricciante repertorio fatto di passaggi insensati all’indietro (Retropassaggio Rodriguez) e chiusure tardive (Ritardo Rodriguez). Molto molto male anche Suso, che non passa la palla prima del ventinovesimo tocco con il suo “magico sinistro”, e Piatek, incapace di far salire la squadra, di giocare di sponda e, ora, persino di buttarla dentro nell’unica occasione avuta a disposizione.

Dopo 4 partite abbiamo 6 punti di distacco dalla prima pur avendo avuto un calendario favorevole, abbiamo fatto in totale 5/6 tiri nello specchio della porta avversaria e segnato la miseria di 2 gol, di cui uno su calcio di rigore. Anche i numeri dicono che la “rivoluzione che non c’è” di Giampaolo sta naufragando verso il fallimento. A sentire le impressioni a caldo di fine partita, la stragrande maggioranza dei tifosi (me compreso) è disposta ad pazientare ancora un po’ ed è altrettanto disposta a concedere ancora fiducia all’allenatore, anche perché non avrebbe senso cambiare il sesto allenatore in quattro anni. Ma, allo stesso momento, questo enorme cuore pulsante che gronda amore incondizionato per la maglia rossonera credo meriti di vedere qualcosa di concreto e, soprattutto, di nuovo rispetto al calcio ruminante e stantio degli ultimi anni, foriero di delusioni in serie.

Occorre, immediatamente, invertire la rotta con scelte drastiche e coraggio di osare perché la strada tracciata dalle vecchie gestioni e da certi giocatori la conosciamo già. E porta dritta all’anonimato.

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