Si può perdere una partita dominata per 70 minuti? Si può perdere una partita dopo essersi divorati almeno 3 clamorose palle gol? Si può perdere una partita contro una squadra che tecnicamente e tatticamente fa zero, mettendoci solo cuore e grinta? La storia del calcio insegna che si può e il Milan, questo piccolo piccolo Milan di inizio stagione, ieri sera ha fatto di tutto per non smentirlo.

Nei commenti delle scorse partite sono stato estremamente duro nel giudicare la prestazione della squadra e le scelte dell’allenatore, anche dopo le risicate vittorie contro Brescia e Verona. Oggi, tuttavia, devo sottolineare i netti progressi mostrati nella manovra frutto anche, a mio avviso, di alcuni avvicendamenti negli 11 iniziali che erano apparsi assolutamente necessari.

Giampaolo, infatti, a differenza delle altre partite, ha scelto sin dall’inizio il modulo che, in questo momento, piaccia o non piaccia, gli dà più affidamento: 4-3-3 con Suso e Leao larghi e Piatek centravanti. Ha tolto lo spento Biglia dalla cabina di regia, affidandola a Bennacer, ed ha inserito un terzino di spinta, Theo Hernandez, al posto del deludente Ricardo Rodriguez.

I frutti sono apparsi evidenti, per buona parte della partita, ed in particolare nel primo tempo. Squadra corta, in pieno controllo del gioco, occasioni da gol, soprattutto potenziali a dire il vero, e zero pericoli per la porta di Donnarumma, fatta eccezione per un’uscita a vuoto dello stesso Gigio a pochi secondi dal termine che ha spalancato la porta a Belotti il quale, fortunatamente ha messo fuori. Il vantaggio striminzito, arrivato grazie ad un generoso rigore trasformato da Piatek, è apparso giusto e finanche immeritato visto che il passivo per il Torino poteva essere ben più corposo se solo i nostri attaccanti fossero stati più cattivi sotto porta.

Il secondo tempo è stato sicuramente meno dominante rispetto ai primi 45 minuti di gioco ma fino al pareggio del Gallo Belotti era stato sempre il Milan ad andare più vicino al gol con Piatek che, solo soletto, ha calciato fuori di un nulla un pallone servitogli da Romagnoli lanciato in contropiede 3 contro 2.

Non posso certo imputare a Giampaolo il grave errore di Donnarumma che si è fatto uccellare sul suo palo in occasione dell’1-1, né la scelta di Guida di non fischiare un chiaro fallo di Rincon su Calhanoglu all’inizio dell’azione. Non è colpa del mister se Kessie ha sparato un sinistro in curva a zero metri dalla porta, men che meno l’imprecisione del centravanti polacco che, in pieno recupero, ha inzuccato a botta sicura colpendo Sirigu e privandoci di un punto che, tutto sommato, non ci avrebbe fatto schifo.

Ad essere sinceri, però, i cambi non mi sono piaciuti: Leao, sebbene a tratti confusionario, avrebbe meritato più di Suso di restare in campo, così come Bennacer che stava fornendo una prova più che maiuscola nella zona nevralgica del campo. Si potrebbe obiettare che l’algerino era ammonito e, quindi, scoprendoci alla ricerca del pareggio, il rischio del fallo tattico sarebbe stato altissimo. Vero, verissimo, però, a 10 dal termine e sotto di un gol, io l’unico capace di verticalizzare e lanciare non lo avrei mai tolto, al massimo gli avrei detto di lasciar andare l’avversario. Punti di vista da tifoso.

Si badi bene, la sconfitta non è figlia dei cambi sbagliati di Giampaolo quanto piuttosto della mancanza di personalità mostrata dai giocatori in campo che si sono sciolti come neve al sole alla prima difficoltà, che ieri sera era rappresentata esclusivamente dalla cazzimma di Belotti. E’ stata sufficiente questa, infatti, per mandare a ramengo la sicurezza tra i pali di Donnarumma, la fiducia di Musacchio e la tranquillità sotto porta di Piatek (persa da un po’, ad onor del vero). Questi i tre che, secondo me, alla fine meritano il voto più basso. Buona, invece, la prova di Romagnoli e discreta quella dei terzini, in particolare quella Theo Hernandez che ha sempre offerto la propria corsa sull’out di sinistra, sebbene spesso ignorato da Calhanoglu. Il turco ha alternato un ottimo primo tempo ad un secondo tempo scialbo e fuori dal gioco mentre Kessie è stato il solito macinatore di chilometri con piedi montati al contrario. Ho già detto dell’ottima prova di Bennacer e di quella più che sufficiente di Leao, ragazzi sui quali bisogna continuare a puntare. Suso da 5,5: non male nel primo tempo, è sparito nel momento del bisogno riapparendo solo all’ultimo secondo quando ha scodellato il suo classico cioccolatino sulla testa dello sciupone Piatek.

Alla fine della fiera ci troviamo a 9 punti di distacco dai cugini, piantati nella seconda metà della classifica e appaiati a quota 6 con Brescia, Parma, Lecce e Sassuolo. Un vero dramma sportivo se ci si limita alla sola analisi dei punti in classifica. Con uno sforzo immane proviamo a non guardare solo i freddi numeri che sembrano già condannarci alla mediocrità: la prestazione di ieri è stata buona e da questa dobbiamo ripartire. Anche perchè se abbandoniamo pure la speranza cosa resta? Non ci resta che piangere. 

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