Capita spesso di commettere degli errori di valutazione durante il calciomercato, giocatori che si ritengono super, che poi si rivelano mediocri o nella peggiore dei casi disastrosi, per dirla a modo nostro, dei ” Supererrori“.

Il ruolo dell’attaccante si presta molto al “bidone“, dopo i nostri pupilli Kalinic e Borini è il momento di andare più indietro negli anni, ai tempi di Farina.

Falmouth, Inghilterra, corre l’anno 1958, quando da genitori di origine Jamaicana, nasce Luther Blisset.
Fin da bambino, si mostra interessato al calcio, ma piu per svago che reale interesse. Il padre desiderava diventasse il nuovo Bob Marley, in onore delle sue origini, la madre lo avrebbe voluto parrucchiere specializzato in “rasta”.

Luther però decise di trasformare questo divertimento in passione e gli osservatori del Watford lo notarono, tanto che, nella stagione 75-76 esordì in prima squadra dimostrando potenziale da calciatore vero.


Anno dopo anno convince a suon di gol 95 in 246 presenze, numeri eccellenti ai tempi dato che si segnava meno rispetto ad oggi. Persino Kalinic avrebbe fatto bella figura se i termini di paragone fossero gli stessi.

Blisset era pronto al grande salto, conquistare l’Italia. Il Milan di Farina si fece avanti e lui che anche se di origine Jamaicana, non aveva abitudini “stupefacenti“, fece la scelta giusta per la sua carriera, meno per noi tifosi.

La presentazione fu di quelle roboanti, il ragazzo è sicuro di sé, con il Watford era stato capocannoniere in championship e tra i migliori in Premier, era stato uno dei primi calciatori di colore a vestire la maglia della nazionale inglese. Le premesse erano ottime. L’unico dubbio era la tripletta al Lussemburgo, di solito quelli forti non segnano in quelle partite.

Blisset una volta sbarcato a Milano dichiaròPlatini ha segnato 18 gol? Io ne infilerò di più, sarò l’idolo dei giovani . Per capirci era come se un Tammy Abraham del Chelsea, oggi arrivasse in Italia e dicesse ” Quagliarella ha fatto 30 gol? Io ne farò di più “.

Arriva il momento della verità e” Lutero il bombardiere rossonero” sembrava un cecchino col mirino montato al contrario.

A confronto Robinho era infallibile. Il ragazzo sbagliò talmente tanti gol che la stampa iniziò a chiamarlo “Miss it”, ovvero “mancalo”, riferito al gol sbagliato. Gianni Brera lo soprannominó “callonisset” in “onore” di Calloni un altro che la porta la vedeva più piccola del pallone stesso.

Al giorno d’oggi pensiamo a Kalinic per esempio come a uno bersagliato, vorremo dire al croato che quando si sente preso di mira può pensare a Blisset. L’importante è che non prendano loro di mira qualcuno perché sicuramente non lo colpirebbero.

Comunque sia, dopo 30 partite e soli 5 gol, “miss it” fa il suo ritorno al Watford dove per magia torna a segnare con regolarità. Provò anche l’avventura al Bournemouth, fingendo che fosse il Milan dati i colori sociali ed ebbe successo. Probabilmente se avesse reso onore alle sue origini, nei momenti di “relax” avrebbe potuto convincersi che era accaduto tutto sul serio.

Nel finale di carriera tornò nuovamente al Watford, giusto per far vedere che è uno senza ripensamenti per poi svernare tra piccole realtà inglesi.

Una volta ritirato decise di fare l’allenatore, anche lì senza grosso successo, mancando gli obiettivi preposti come mancava la porta. Capendo che forse il mondo del calcio non aveva più nulla da dargli, tentò la carriera automobilistica, dove indovinate, non riuscì nell’obiettivo di qualificarsi alla 24 ORE di le mans.

Oggi di Blisset non possiamo che avere un ricordo simpatico, ci piace pensare che tra un po lo vedremo come nuovo Bob Marley che non riuscirà a scalare le hit, ma soprattutto sappiamo che quando qualcosa non andrà nella nostra vita, potremo pensare che c’è chi ha avuto una marea di Supererrori decisivi nella sua carriera, riuscendo nonostante ciò ad essere qualcuno e a togliersi soddisfazioni.

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