Che dire della partita? Gliel’abbiamo regalata con una serie infinita di errori madornali, tecnici, di concentrazione e di posizione, cui solo lo strepitoso Donnarumma ed il pugnace Theo Hernandez hanno saputo reagire, impedendo che il tabellino assumesse dimensioni catastrofiche. Il tutto contro una Roma che aveva 13 giocatori contati e che giovedì sera aveva giocato 90 minuti in un acquitrinio. Semplicemente indegni. Il pezzo potrebbe finire qui.

Sinceramente non so cos’altro scrivere. Non provo più rabbia, non sono deluso, né incazzato. Stasera prendo definitamente coscienza che l’obiettivo stagionale sarà salvarsi. E che una volta raggiunto il traguardo dei 40 punti (speriamo almeno di non soffrire fino alla fine) mi dovrò rassegnare a veder partire gli unici pezzi pregiati della rosa, ossia i due sopracitati, oltre probabilmente a Leao, i quali avranno il sacrosanto diritto di fare le valigie verso mete molto più stimolanti ed ambiziose. Il vero dramma è che la maggior parte dei giocatori della rosa attuale, invece, ce li sorbiremo fino alla scadenza dei loro faraonici contratti, come già avvenuto con Montolivo, Bertolacci e compagnia bella. Perché ditemi voi quale DS oggi sarebbe pronto a bussare a Casa Milan e mettere sul piatto qualche denaro per Suso e Biglia o per Conti e Calabria? Nessuno. O almeno nessuno dotato di capacità di discernimento.

La prestazione all’Olimpico di questi ultimi 4, non casualmente ma, anzi, volutamente ed emblematicamente citati, rasenta il ridicolo, imbarazza tutti gli appassionati di calcio, non solo noi milanisti, ed è la rappresentazione plastica, applicata al football, del film di Checco Zalone sulla meritocrazia e sul posto fisso: gente che non fa nulla per meritare di indossare la nostra maglia, che gioca senza impegno, senza attenzione, senza passione, sicura comunque di scendere in campo la domenica. A questo punto credo che abbiano davvero vinto un concorso pubblico per giocare titolari nel Milan, acquisendo il diritto all’intoccabilità come da parodia del comico pugliese.

E’ vero, a Conti vanno riconosciute le attenuanti generiche per aver subìto due infortuni gravissimi che lo hanno tenuto fuori un anno e mezzo, ma sinceramente in questo momento non è un calciatore da Serie A. Gli altri 3, invece, sono chi alla settima, chi all’ottava, chi addirittura alla nona partita consecutiva (su nove) di merda. E non hanno attenuanti, ma solo aggravanti.

La fascia destra del Milan, in particolare, è diventata un buco nero in cui spariscono persino i fondamentali della tecnica di base di un calciatore professionista. Vedere un passaggio corretto in quella zona di campo diventa un’impresa, un dribbling o un cross riuscito una chimera.

Pioli in settimana ha sostenuto che chi attacca Suso fa male al Milan. No, caro Mister, chi mette in campo questo Suso fa male al Milan, è ora di rendersene conto. I tanto vituperati Castillejo e Borini, con tutti i loro limiti tecnici, non hanno mai fornito prestazioni di una simile pochezza caratteriale.

Sempre Pioli, così come il suo predecessore, pare che abbia consegnato a Biglia le chiavi della squadra. Ci sarebbe da cambiare immediatamente serratura, perché il centrocampista argentino, in questo momento, le chiavi le consegna sistematicamente agli avversari, lasciandoli liberi di saccheggiare il nostro centrocampo e la nostra area di rigore. Impresentabile come Calabria che ha deciso, evidentemente, di giocare sempre per gli altri.

Non che il resto della squadra abbia brillato, sia chiaro. Kessie è partito bene ma, dopo essersi perso Dzeko sul gol del vantaggio, è annegato nelle sue corse inutili, condite da una miriade di passaggi e di scelte sbagliate. Come sempre senza infamia e senza lode i due centrali difensivi che, pur non facendosi direttamente coinvolgere nel gioco della serata, ossia “regala anche tu il pallone all’avversario”, non sono comunque riusciti a limitare le sponde del centravanti bosniaco, che di testa le ha prese tutte. Anche Paquetà sembra aver fissato definitivamente il livello delle sue prestazioni sul 5,5 mentre Calhanoglu, pur non bissando la grande prova di sette giorni fa, è stato comunque il migliore del centrocampo. Leao ha vagato per il campo in cerca di palloni giocabili, offrendo qualche buono spunto senza, tuttavia, riuscire mai a a rendersi pericoloso, ed il subentrato Piatek non ha toccato un pallone. Insomma, una pena totale.

Stamattina ci troviamo in piena zona retrocessione e i punti persi per leggerezze tecniche e/o scarsa cattiveria cominciano ad essere davvero troppi. Ed è l’aspetto più allarmante di questo tragico inizio stagione perchè chi è poco dietro di noi (è a loro che dobbiamo guardare) la domenica scende in campo con il coltello tra i denti. Noi no.  

 

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