Amarti m’affatica, mi svuota dentro” cantava Gianna Nannini qualche anno fa. Al fischio finale di Milan-Spal è stata esattamente questa la sensazione che ho provato: amore, quello sempre, a prescindere, fatica, per la soffertissima vittoria, e vuoto interiore, per l’ennesima prestazione comunque non brillante se teniamo a mente che giocavamo con una squadra che, non solo non ha mai fatto punti fuori casa, ma non ha mai neppure segnato un gol lontana dal proprio stadio.

Ad ogni modo eravamo in crisi, forse lo siamo ancora, quindi prendiamo e portiamo a casa questi 3 punti arrivati grazie al gol decisivo dell’uomo più discusso di questo inizio di stagione, oggi per la prima volta panchinato dall’allenatore dopo 810 minuti di nulla nelle 9 precedenti partite in cui era partito titolare. Da tifoso non posso che auspicare che sia il primo di una lunga serie e mi dichiaro pronto a trasformare le feroci critiche cui l’ho sottoposto finora in lodi sperticate qualora, da stasera in poi, fornisse prestazioni adeguate e decisive. Sono milanista, non masochista.

Come detto Pioli all’inizio ha preferito Castillejo a Suso, ha inserito Bennacer al posto del contestatissimo (a ragione) Biglia, ha buttato nella mischia Duarte nel ruolo di terzo centrale di questa difesa ibrida a 3 e 1/2 che sta proponendo ed ha riconsegnato la maglia di centravanti a Piatek, dopo aver criticato pubblicamente Leao in conferenza stampa (l’unico, il più giovane, forse il più incolpevole. L’avrà fatto per spronarlo ma non mi è sembrata una grande mossa).

Ad ogni modo, nonostante i cambi, la prestazione del primo tempo è stata identica alle tante di questi due terribili mesi: piatti, lenti, compassati e, aggiungiamoci, tremendamente impauriti. Era palpabile, infatti, il timore che tutti i rossoneri provavano nel momento in cui ricevevano il pallone, consci che al minimo errore San Siro non avrebbe lesinato loro fischi e mugugni. Ne è scaturita una prova imbarazzante, senza squilli e, naturalmente, piena zeppa di errori tecnici e di concetto, nella quale siamo riusciti persino a prendere 2 ammonizioni per protestare contro gli avversari, rei, a nostro dire, di non aver buttato la palla fuori per permettere i soccorsi a Paquetà, che però era già fuori dal campo! Fatta eccezione per la traversa colpita da Castillejo a due passi dalla linea non abbiamo mai portato pericoli seri alla porta di Berisha ed, anzi, è stata la Spal, molto meglio organizzata di noi, a dare la sensazione di poter far male se solo i suoi giocatori avessero azzeccato la scelta giusta dell’ultimo passaggio.

Nella ripresa, complice l’infortunio di Musacchio, l’ingresso di Calabria a destra ha contribuito quanto meno a farci alzare il baricentro, Bennacer ha preso maggior confidenza con il ruolo e la punizione perfetta di Suso, entrato da poco, ha finalmente sbloccato il risultato permettendoci di controllare maggiormente il gioco e di arrivare più pericolosamente in area avversaria. Se solo Paquetà, su bel lancio di Calhanoglu, avesse concretizzato la grande giocata con cui si è presentato davanti al portiere spallino probabilmente non avremmo avuto le palpitazioni fino al 93′. Lo stesso brasiliano ha avuto un altro paio di buone occasioni per consolidare il risultato ma le ha spedite entrambe alle stelle. C’è da dire che la Spal, lì davanti, si è mostrata davvero poca cosa ed infatti Donnarumma è rimasto praticamente inoperoso per l’intera partita, rischiando di prendere gol solo sull’ennesima amnesia difensiva da palla inattiva che, per poco, Kurtic non trasformava in beffa.

Sui singoli sufficiente la prestazione di Duarte, sia come terzino bloccato che come centrale, mentre Romagnoli, nel primo tempo, si è concesso delle distrazioni che potevano costar caro. Musacchio sui suoi soliti standard non eccelsi ma nemmeno drammatici. Hernandez ha giocato un primo tempo con il freno a mano tirato mentre nella ripresa ha finalmente spinto come sa. Incoraggiante la prova di Calabria che, dopo essere partito male, riproponendo gli stessi errori delle ultime tragiche apparizioni, ha saputo venir fuori sia nella corsa che nel fraseggio con i compagni (è suo il lancio per Piatek che ha provocato la punizione decisiva).

Il primo tempo di Kessie è stato drammatico: ha sbagliato tutto quello che c’era da sbagliare. Leggermente meglio nella ripresa quando, come tutto il resto della squadra d’altronde, sembrava essersi liberato di un fardello pesantissimo una volta raggiunto il vantaggio ed ha provato anche alcuni inserimenti, riuscendo persino in qualche bella apertura di campo. Simile a quella dell’ivoriano la prestazione di Calhanoglu: nei primi 45′ inguardabile, scialbo, poco attento e del tutto impreciso sia nei passaggi che nei cross. Meglio nella ripresa quando ha avuto più campo e gli è riuscita anche qualche bella giocata che gli ha dato fiducia per un finale in crescendo. Bennacer è entrato in campo con la paura di un attore principiante che si trova a recitare davanti ad un teatro molto esigente. Ciò ha determinato una prestazione scolastica, con molti errori e poco coraggio. Il secondo tempo, anche per lui, è stato di riscatto. Ha finalmente preso l’inziativa venendo fuori con personalità da situazioni pericolose, pur continuando a perdere qualche pallone sanguinoso di troppo. A differenza di Biglia, che è al tramonto, lui è all’inizio della carriera. Continuerei a dargli fiducia.

Paquetà è stato sicuramente il migliore dei centrocampisti e, nel primo tempo, ha dato l’impressione di essere l’unico capace di poter inventare qualcosa con il pallone tra i piedi. Peccato per la poca cattiveria mostrata sotto porta quando avrebbe potuto raddoppiare e mettere in ghiaccio la partita. Gli spagnoli: Castillejo si è mosso tanto, spesso a vanvera, ma non ha lesinato l’impegno pur essendosi divorato un gol clamoroso. Suso ha segnato nella posizione in cui ha giocato finora: da fermo. Dopo il gol ha dato qualche segno di vita, provando a mettere qualche bella palla in area di rigore e, udite udite, inseguendo gli avversari in fase di non possesso. Deve capire che il suo sinistro non è mai stato in discussione, semmai è il sudore quello che è mancato. Piatek ha lottato contro tutta la difesa avversaria, perdendo spesso. Ma almeno ci ha provato.

Dovevamo vincere e lo abbiamo fatto, scacciando i fantasmi tipici della notte di Halloween ma la paura che i morti viventi tornino protagonisti aleggia sempre su di noi. Temo dovremo imparare a conviverci.

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