Dopo il tuffo nel passato con Blisset, oggi vi parleremo di un Supererrore più recente, simbolo del cambiamento che sbarcò al Milan nel 1999, un uomo su cui venivano riposte grandi speranze, ma che vennero puntualmente smentite.

ll 10 Dicembre in quel di Siviglia venne al mondo un bambino fuori dal comune, libri di medicina raccontano di questo essere minuscolo dotato di una forza sovrumana che, uscito dalla pancia della madre, prese a schiaffi le ostetriche per vedere se piangessero. Stiamo parlando di José Maria Romero Poyòn, meglio noto come Josè Mari, i 40 miliardi peggio spesi della storia, ma di questo ne parleremo più avanti.

La vita di questo bambino fuori dal comune andò avanti, i suoi genitori però, non capendo che per mantenere il suo potere dovessero allattarlo con bibitoni di proteine, lo nutrirono normalmente; il piccolo Josè, non avendo ancora la parola, esprimeva il suo disappunto spezzando a metà i biberon pieni di latte usando solo i mignoli.

Il piccolo continuò a crescere, ma il suo potere diminuì sempre di più, i genitori non essendo consapevoli delle potenzialità del figlio lo iscrissero alla scuola calcio del Siviglia, è proprio da qui che ebbe inizio la magnifica storia del nostro Supererrore.

Josè fece tutta la trafila delle giovanili nel Siviglia arrivando ad esordire in Liga con la prima squadra nel 1997 contro la Real Sociedad. Da quel momento in poi si impose e si prese una maglia da titolare, ma questo non bastò ad evitare la retrocessione del club.

Fiutando l’occasione della vita i dirigenti dell’Atletico Madrid si fiondarono come degli avvoltoi sul diciannovenne e così Josè passò ai Colchoneros dove avrebbe potuto giocarsi le sue carte per entrare a far parte definitivamente nel calcio che conta. (non suona familiare anche a voi?)

Restò all’Atletico per 3 anni, collezionando 84 presenze, 20 goal e la prima convocazione nella nazionale maggiore iberica. A Madrid stupì tutti con le sue qualità atletiche, ma come noi sappiamo lui era geneticamente dotato di una forza fuori dal comune.

Arriviamo al dunque, nell’estate del 1999, anno in cui molti di noi erano preoccupati per l’ipotetica fine del mondo allo scoccare dell’anno 2000, sbarcò a Milano per circa 40 miliardi, accolto con grande entusiasmo dai tifosi rossoneri e presentato da Braida come l’attaccante del futuro del Milan, col senno di poi, forse sarebbe stato meglio che il mondo fosse finito…

La sua avventura in rossonero parti in realtà molto bene, andò in goal già al secondo spezzone di partita contro la Roma, ma dopo di ciò Josè fece una fatica assurda ad imporsi, per capirci meglio, ebbe lo stesso impatto che avremmo noi se lanciassimo briciole fuori dalla finestra pensando di risolvere il problema della fame nel mondo.

El Picador non riuscì mai a ritagliarsi uno spazio in una squadra che nelle successive due stagioni si ritrovò sempre più lontana dalle posizioni di vertice. Nonostante si impegnasse molto il ragazzo finì per essere nient’altro che una comparsa nella lunga storia del Diavolo.

La profezia di Braidadamus, non si realizzò e nel 2002 venne rispedito a Madrid all’interno del cassone di un apecar, legato e bendato, onde evitare che scappasse e trovasse la strada per ritornare a Milano.

 

Da qui iniziò il declino della sua carriera, dopo una buona stagione all’Atletico vivacchiò tra Villareal, Betis, Gimnastic e Xerez ed appese gli scarpini al chiodo nel 2013. Da quel momento in poi sparì nel nulla, di lui non si ebbero più notizie e nemmeno con l’aiuto di “Chi L’ha Visto?” riuscirono ad avere informazioni su di lui.

Grazie ad una soffiata siamo riusciti a capire cosa successe nella vita di Josè dal 2013 al 2017, anno in cui riapparì nella vita mondana. L’ex-calciatore passò 3 anni nella stanza dello spirito e del tempo, dove potè recuperare il suo potere e sviluppare un corpo dotato di una forza fuori dal comune. Una volta uscito Josè sentiva di aver trovato sé stesso, in quell’ammasso di muscoli e proteine sentì che finalmente poteva far parte della squadra dei suoi sogni, dove avrebbe potuto fare la differenza per davvero: gli Avengers.

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