Dominiamo, segniamo, soffriamo, ri-segniamo, gestiamo, ri-soffriamo ma alla fine vinciamo. Uff, che altalena di emozioni questo Bologna-Milan, il primo, da quando vivo nel capoluogo emiliano, che vedo dal mio divano e non dallo stadio a causa del timore di ritrovarmi, come successo a dicembre scorso, infreddolito, ammalato e depresso per un anticalcistico 0-0. Alla fine i 3 punti, importantissimi, arrivano. E per la seconda domenica consecutiva sono più che meritati. Certo, se avessimo prestato più attenzione in occasione dei loro gol, ci saremmo risparmiati palpitazioni e, per i tabagisti come me, tante sigarette. Ma va bene, pago lo scotto volentieri anche se, col senno di poi, mi avrebbe chiaramente fatto piacere essere al Dall’Ara, anche per salutare ed applaudire il ritorno in panchina di Sinisa.

Il primo tempo lo abbiamo giocato con gli stessi 11 di Parma e lo abbiamo dominato in lungo ed in largo, fatta eccezione per qualche errore stupido in appoggio, all’inizio ed alla fine della frazione, che ha dato ai felsinei quella fiducia che non riuscivano ad ottenere dal loro gioco. Spinti dal finalmente volitivo Piatek, che si è procurato ed ha poi trasformato il rigore del vantaggio, dai ricami di Bonaventura, dalla regia magistrale di Bennacer (purtroppo ancora una volta ammonito per un fallo inesistente) e dal graffio ormai consueto di Theo Hernandez, che ha messo il punto esclamativo sulla più bella azione della partita, rifinita da un assist al bacio di Suso, ci siamo portati sul 2-0, ammutolendo lo stadio ed aumentando i rimpianti su quel che poteva essere fatto e non è stato fatto nei primi tre mesi della stagione. Poi una sfortunata deviazione dello stesso terzino francese, nata da una sua chiusura tardiva su un loro calcio d’angolo, ha permesso al Bologna di accorciare le distanza a pochi minuti dal riposo.

La reazione è stata feroce e, nel secondo tempo, pronti via, abbiamo tenuto la palla per un minuto senza che gli avversari la toccassero, poi Bonaventura ha raccolto un rinvio sbagliato di Tomiyasu e l’ha piazzata dolcemente nell’angolino. 3-1 e distanza di sicurezza ritrovata. Dopo di che l’abbiamo gestita senza particolari affanni e, tolta un’occasione di Poli su cui Donnarumma ha risposto presente, non abbiamo corso pericoli. L’ingresso di Santander ha permesso al Bologna di buttare più palloni sporchi nella nostra zona pericolosa e non sempre, devo dire, Romagnoli e Musacchio mi hanno dato la sensazione di sicurezza che, invece, avevano mostrato nel primo tempo. Con l’uscita di Bennacer abbiamo perso vivacità a centrocampo, sebbene Biglia sia entrato bene in campo. Fatto sta che a 10 dalla fine un altro errore difensivo di Theo Hernandez, che è franato su Orsolini in piena area, ha permesso a Sansone di segnare il rigore del 3-2, preavvisando un finale all’arrembaggio dei rossoblu. Per fortuna così non è stato ed anzi abbiamo sbagliato 2 contropiede clamorosi che ci avrebbero permesso di segnare il quarto gol e legittimare maggiormente la meritata vittoria.

Per controbilanciare mesi di critiche tanto pesanti quanto meritate, oggi mi sento di dare la palma di migliore in campo a Piatek che, oltre alla freddezza mostrata sul rigore, ha lottato davvero come un leone, vincendo tanti duelli aerei e gestendo bene palloni importanti che ci hanno permesso di respirare e ripartire. Sono davvero contento per te Scistof! Se il premio del migliore fosse divisibile il polacco lo condividerebbe senza ombra di dubbio con Bonaventura, uno che ci è mancato come l’ossigeno per tutta la scorsa stagione.

Molto, molto bene Bennacer mentre Kessie ha raggiunto a stento la sufficienza perché se è vero che ha corso come un dannato e recuperato tante palle, quando ha lo strumento del mestiere tra i piedi fa scendere a picco il mio gradimento. Theo Hernandez è di poco fuori dal podio: quando attacca fa paura, segna ma difende anche come un attaccante. Il che, per un terzino, non è il massimo. Se migliora nella fase difensiva diventerà un vero crack. Molto più che sufficiente anche Andrea Conti che ha tenuto a bada Sansone senza troppi patemi ed ha fatto un paio di diagonali davvero pregevoli, non disdegnando di accompagnare le azioni d’attacco. Come detto non mi sono particolarmente piaciuti i due centrali difensivi che, pur non avendo fatto errori madornali (forse uno lo ha commesso Romagnoli quando è andato molle su un rinvio facendoli ripartire a campo aperto), hanno sofferto gli attacchi centrali del Bologna, soprattutto dopo l’ingresso di Santander, lasciando una sensazione di insicurezza poco gradevole. Sufficienza striminzita anche per Calhanoglu che non ha mai trovato lo spunto giusto. Suso meriterebbe lo stesso giudizio del turco se non fosse per il dribbling secco seguito dal geniale filtrante che ha messo in porta Theo Hernandez. Malino i subentrati Paquetà e Castillejo, mentre Biglia ha sfruttato bene i 20 minuti che ha avuto a disposizione.

Ora, visto il recente passato ed il notevole ritardo accumulato, è evidente che 6 punti negli ultimi 180′ sono tanta roba ma non è affatto il caso di fare voli pindarici. Tuttavia non possiamo permetterci nemmeno di rimanere con i piedi piantati per terra. Proviamo, invece, ad usarli per continuare a schiacciare l’acceleratore perché il campionato è ancora lungo. E finalmente sembriamo esserci iscritti anche noi.

 

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