Giada, è bello sapere che in provincia sia rimasto qualcuno che, come la mamma, non abbia venduto il suo tifo al Parma. E ancora più bello se a mantenersi milanista sia un ragazzo molto più giovane della mamma, che non ha emulato la maggior parte dei suoi amici; in fondo quando lui aveva sei anni, i Gialloblù volavano. Sto parlando di Simone, il personal trainer nostro concittadino, che in età scolare andò a San Siro col suo babbo e che vide il Milan perdere la Supercoppa italiana per una rete a zero. Ebbene, Simone tornò a casa in lacrime, ma più milanista di prima!

La sua primissima volta a San Siro fu proprio contro il Parma e in curva ospiti, sempre col papà. Immensa goduria: vittoria per tre reti a zero col Genio protagonista. Mi immagino la scena del suo papà che intimava a Simone di contenersi in quanto in territorio “nemico”. Cresciuto a pane e VHS di Van Basten, ritiene il gol del Cigno in Coppa Campioni contro il Göteborg la rete più bella di sempre. Subito dopo Marco, nella hit parade dei fuoriclasse viene Sheva, un attaccante che ha segnato emotivamente la sua adolescenza. Simone giocava a calcio e ho scoperto che per un certo periodo è stato pure allenato dal tuo papà.

Un amante del calcio come lui e un estimatore di grandi campioni non poteva che fare dello sport la sua professione.

Lui è uno dei coraggiosissimi che, in barba alla condizione lavorativa precaria che caratterizza l’Italia, ha deciso di seguire il cuore e non la sicurezza economica: dopo aver conseguito la laurea in scienze motorie, ha iniziato a fare la gavetta in palestra come istruttore di sala e come insegnante di educazione fisica nelle scuole; ha continuato a studiare, si è specializzato e da circa quattro anni è personal trainer, mestiere che suona molto cool, caratterizzato quindi e purtroppo da parecchi improvvisati. Simone, no. Lui si è sudato i diplomi.

D’altra parte, un ragazzo cresciuto nella città di Vincenzo Pincolini, con cotanto esempio davanti agli occhi non poteva certo non prendere sul serio il mestiere!

Come tutti i veri tifosi è un cocciuto e non molla mai. Mica si è specializzato nelle solite cose da palestra. Eh no…troppo facile. Senti un po’ le sue dirette parole: “Oltre che l’allenamento funzionale in questi ultimi anni ho intrapreso lo Spartan System, una disciplina molto recente, a mio modo di vedere fantastica, completamente a corpo libero. La ritengo fondamentale per chi davvero vuole conoscere il proprio corpo, capire le proprie potenzialità e migliorare certi aspetti”.

Il termine “Spartan” lascia presagire a qualcosa di poco semplice, ma di stimolante, per cui gli ho chiesto cosa ne pensi di un eventuale utilizzo di questa disciplina in uno sport come il calcio: “Ho giocato a calcio molti anni. Sono certo che se lo Spartan fosse nato tempo fa, mi sarebbe stato molto utile perché influisce positivamente sull’elasticità muscolare”. Chissà se avrebbe fatto bene a Pato… Invece che tutti quei pesi, un bell’allenamento a corpo libero! Quando chiedo a Simone chi vorrebbe come allievo, risponde prontamente senza dubbi: “Ibra”. Non credo che sia un pensiero alimentato dall’eventuale sperato ritorno, pure io me lo immagino mentre si allena in questo modo! E magari esagerando per superare il maestro. Io ci vedrei bene anche Gullit e Beckham o Balotelli.

Quando la mamma gli chiede chi sia un preparatore esemplare, non esita a rispondere: “Pincolini. Lo vedo spesso e gli pongo tante domande, gli chiedo pareri. E’ un ottimo osservatore, nel senso che gli basta guardare un atleta per capire subito su quali aspetti lavorare”. Simone è un fiume in piena: “Penso che a differenza di anni fa, oggi tutto lo sport abbia bisogno di atleti preparati a 360 gradi. Ad esempio, se nel calcio bastava avere il dono di saper usare i piedi, oggi è tutta un’altra storia: è fisicità, i calciatori sembrano culturisti. Solo Messi rappresenta il calciatore fenomeno di anni fa, a lui bastano solo i piedi.” In effetti se paragono il fisico delle nuotatrici di oggi (una Federica Pellegrini, ad esempio) alla struttura di quelle degli anni ’90 come Franziska Van Almsick, si notano parecchie differenze.

Tu, Giada, praticherai sport. Lo so che è sbagliato mettere il carro davanti ai buoi, ma non voglio una figlia che, magra o grassa che sia, se ne stia solo sui libri e davanti al computer. Non voglio che diventi una campionessa olimpionica, ti prometto che non mi impiccerò, ma desidero che tu riceva un’educazione allo sport e alla cultura sportiva. Io ho avuto la fortuna di avere il nonno che mi ha trasmesso questo. Simone in tal senso è durissimo: “Lavoro anche nelle scuole sia come istruttore per i normo dotati che come sostegno ai disabili. I ragazzi spesso non hanno la capacità di capire le loro potenzialità. Magari hanno in mano il mondo, ma l’atteggiamento superficiale è dietro l’angolo. Siamo noi insegnanti (e i preparatori atletici) che abbiamo il compito di tirare fuori il loro carattere. I genitori … beh, dipende da che genitore sei. Alcuni farebbero bene a starsene zitti, dovrebbero limitarsi nell’esprimersi perché esigono risultati impossibili e mettono pressione, rovinando tutto. Lo sport è FONDAMENTALE. Quando sento genitori che per punizione tolgono l’ora di sport al figlio, mi viene da pensare che non ci sia nulla di più sbagliato.” E aggiunge una cosa verissima:

“Lo sport è gioia, condivisione, è rispetto delle regole, è coordinazione, attenzione, conoscenza. E’ vita! Perché evitarlo?

Praticarlo nelle scuole una o due ore la settimana è ridicolo, secondo me ne urgerebbero tre o quattro. Durante l’estate mi occupo di un progetto estivo che si chiama Educasport, in cui i ragazzi dai sei ai quattordici anni hanno l’opportunità di allenarsi per tutto l’arco della mattinata”.

Ultima domanda, la più ovvia:” Ti piacerebbe impartire qualche ora di Spartan ai Ragazzi?”. Simone: “Sarebbe un sogno vederli sudare e faticare e poi conoscere le loro impressioni”. Chissà cosa gli direbbe Zlatan al termine di una lezione… anzi, sì, forse lo so: “Io sono meglio di Leonida!!!”.

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